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La Capanna a le Màcie a Farra di Mel

segni di antiche civiltà

La Capanna a le Màcie a Farra di Mel

segni di antiche civiltà

Ha riscosso notevole interesse quella volta, alla periferia di Udine durante gli scavi archeologici in un’importante area di ricerca, la relazione sui ritrovamenti storici analoghi nel bellunese. Infatti anche da noi una vasta superficie umida di campagna era stata messa a disposizione per realizzarvi una nuova zona che avrebbe poi in questi ultimi anni ospitato floride aziende artigianali con centinaia di posti di lavoro.

Si tratta del territorio de “Le Macie” a Farra di Mel dove già era stato ospitato un campo di calcio del borgo e nei lavori di spianamento erano state ritrovate punte di frecce e altri strumenti finemente lavorati in selce. In seguito, durante la realizzazione dei primi capannoni le cui colonne sprofondando spiegavano lateralmente, si provvide ad una drastica immediata bonifica del terreno torboso con l’apporto di solido materiale di drenaggio.
In questa fase apparvero depositi di tronchi tipo palafitte che si provvide a rimuovere celermente senza alcun controllo. Il luogo infatti dove convergono tutte le acque della zona era un’area di depositi argillosi sulla quale s’era formato alla fine degli ultimi fenomeni di glaciazione un solatio laghetto d’un centinaio di metri scomparso sotto depositi di torbe che erano diventate un secolo fa una risorsa locale di scavo.

Ma la sorpresa più interessante apparve in seguito quando si realizzarono profondi lavori di canalizzazione. In quell’occasione, ad un metro di profondità sulla sezione della parete di scavo apparve una curiosa stratigrafia molto ben identificabile visto che era appoggiata ad un alto livello di argille purissime. Largo otto metri un deposito scuro di terra da cui spuntavano frammenti di ceramiche e strumenti preistorici in selce non poteva esser altro che i resti di un abitato sigillato nel tempo dal deposito di terreno di campagna. Ancora troppo poco per attivare qualsiasi tipo di ricerca data la zona periferica che notoriamente viene trascurata a favore di scavi urbani di emergenza.

Fortuna volle che proprio in quella zona si collegassero diramazioni di tubi vari: con notevole movimento terra ciò consentì di localizzare ed identificare nell’area i limiti di una costruzione ben organizzata su depositi di piccolo pietrame di bonifica dell’argilla e buche da palo.
Una capanna preistorica con vari ingressi verso l’alba e la lunga parete lineare a tramontana per proteggersi come oggi dai fenomeni temporaleschi che arrivano sempre da quella parte. Un’unicità architettonica che non trova pari se non in indagini effettuate a Colonia in Germania dov’era stato identifica qualcosa di analogo il secolo scorso.

Presenze di popoli del neolitico con sporadici rinvenimenti son apparse nell’intera Valbelluna ma qui in seguito si è individuata anche una vasta area sepolcrale fatta di allineamenti depositi di pietre facilmente identificabili perché collocate sull’incredibile pulito strato di argille post glaciali. Si è trattato quella volta di una vasta bonifica sui bordi del paleologo scomparso che consisteva nell’asportare totalmente il livello di terreno agricolo, fino alle argille, e depositarvi sopra un drenaggio di materiale più solido compatibile con le nuove costruzioni.
L’utilizzo di una grande pala meccanica piatta senza denti automaticamente ha risparmiato e messo in luce interessanti anomalie che portano ad identificare regolari aree sepolcrali, dal terreno anche qui magnifiche punte di freccia e una sorta di menhir segnacolo. Un sollecito survey effettuato da una delegazione di autorità guidata dal Soprintentedente d’allora non portò ad ulteriori indagini. Nel frattempo i materiali raccolti fan bella mostra di sé in una bacheca al locale museo archeologico di Mel e una parte a Belluno.

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