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La Cantoria di Santa Giustina

dal 1919 ad oggi non ha mai smesso di cantare

La Cantoria di Santa Giustina

dal 1919 ad oggi non ha mai smesso di cantare

A volte basta la cura di custodire con amore i ricordi di famiglia perché saltino fuori dei documenti interessanti per tutta la comunità. Nel vecchio comò dei genitori, Dario Minella di Formegan (de sora) ha costudito anche documenti riguardanti la Scuola Cantorum (scritta proprio così); partiture per le messe, regolamenti, notizie circa le origini, libro mastro delle entrate e uscite. Un vero tesoro per mezzo del quale è possibile ricostruirne le origini e lo spirito.

LE ORIGINI
Nel 1919 arrivò quale cooperatore a Santa Giustina il Rev. don Luigi Rodella. Era parroco Mgr. Giovanni Ferro succeduto a don Antonio Tiziani, morto di febbre spagnola due giorni prima del 4 novembre 1918, fine della Prima Guerra Mondiale. Il nuovo cappellano era un amante della musica e chiese il permesso di reclutare “degli individui che avessero attitudine al canto. Si incominciò così a studiare della musica e in seguito ad eseguire delle Messe sempre sotto la direzione del Rev. Rodella appassionato e fervente musicista”.

L’INVIDIA DEI CANTORI
Un vecchio proverbio sentenziava così: “La Pazienza dei frati! La Rabbia de le fémene! L’Invidia dei cantori”. La virtù dei frati, la possiamo immaginare. Della seconda categoria, abbiamo molte perplessità sulla veridicità, della terza ne siamo certi perché scritta in un documento datato 30/01/1940. L’avvento del cappellano, con il reclutamento di nuovi cantori, sembrò una riforma, che creò delle piccole gelosie nell’allora esistente Scuola. Inizialmente si tentò di conciliare le vecchie voci affiancandole ai giovani cantori, ma il tentativo fallì. «Anzi il Direttore della Cantoria Esistente dichiarava in una lettera diretta al Parroco Mgr. Giovanni Ferro (lettera che si conserva tuttora) che la vecchia Cantoria aveva creduto bene di dare le dimissioni adducendo questi motivi 1) la loro deficienza 2) il loro inciampo alla nuova Scuola 3) (motivo maggiore) il malcontento del Parroco locale. A questo punto il Cooperatore adunò la nuova Scuola, interrogò tutti i componenti individualmente se si impegnavano a formare la nuova Scuola così da poter sostituire onorevolmente la vecchia. Tutti diedero il loro acconsentimento».

Si formò un nuovo consiglio con presidente Paolo Ferro e maestro don Luigi Rodella e altri tre membri. Il documento racconta che il periodo dal 1921 al 1930 fu considerato di formazione e perfezionamento. Nel 1926 alla prima messa novella di don Ernesto Minella parteciparono alcuni vecchi cantori; nell’occasione si tentò ancora una riconciliazione, ma il tentativo di unione fallì per contrarietà d’ambo le parti.

1930 UN NUOVO CONSIGLIO
Il 13 dicembre 1930 fu eletto un nuovo consiglio. Votarono 19 persone che scelsero presidente Arturo Minella, segretario don Luigi Rodella, consiglieri Ernesto Sartor, Antonio Marian, Agostino Lucchetta. Il nuovo consiglio stabilì due prove settimanali il lunedì e il sabato ore 1,30. Il consiglio si radunava anche per promuovere qualche nuova messa o per accettare nuovi elementi.

IL CURRICULUM
Il documento racconta di momenti “poco floridi” come nel 1924 per carenza di elementi o nel 1940 “per svogliatezza degli stessi”. Ma si ricordano momenti ottimi come nel 1929 e 1930 quando la Scuola riportò rispettivamente il II° e il I° premio nel saggio diocesano di canto. Nel 1935 don Luigi Rodella lasciava la parrocchia dopo 16 anni. “Con il consenso del Consiglio lasciva la Cassa al sig. Arturo Minella. L’impegno di maestro fu assunto dai Revv. Cooperatori: don Serafino Zanolla, don Riccardo Rizzarda, e dal 1940 da don Giuseppe Rostirolla.”

REGOLAMENTI E CONTI
Tra partiture e resoconti, spicca un documento intitolato “Regolamento” tratto dai verbali del segretario don Luigi Rodella.

DOVERI
1) È obbligatorio per ogni cantore frequentare le lezioni e applicarsi allo studio del canto.
2) È pure fatto obbligo a tutti di partecipare ai funerali (impegno assunto nel 1921).
3) Tutti devono trovarsi presenti alle messe cantate ed alle funzioni nelle quali la Chiesa prescrive il canto. NB Quanto sopra per non aver degli inconvenienti spesso accaduti per lo scarso numero dei cantori.
4) Il Consiglio divide in presenza del maestro i cantori, secondo la lora capacità e frequenza in tre o quattro categorie.
5) Al funerale dei genitori o della sposa di un cantore tutti gli altri per regola devono partecipare gratuitamente.
6) Ogni nuovo elemento, anche capace, è obbligo di fare due anni di tirocinio, senza goder di nessun diritto.
7) Nessuno dei cantori deve disapprovare l’operato del cassiere perché questi agisce secondo le deliberazioni del consiglio.
8) Il Consiglio deve essere rinnovato almeno ogni due anni, o almeno rieletto.

DIRITTI
1) Per deliberazione della Fabbriceria la Scola Cantorum percepisce di una quota fissa secondo la classe del funerale.
2) Ancora dalla Fabbriceria la Scola Cantorum riceve L. 300 annue, quale compenso per il servizio prestato nella chiesa parrocchiale durante l’anno. Parte di questo compenso va usato per le spese eventualmente necessarie, e il resto diviso.
3) Il ricavato dei Funerali va in favore dei cantori presenti e viene fra loro diviso secondo le categorie stabilite dal Consiglio.
4) Ognuno dei cantori può a suo piacere ritirare dalla cassa individuale anche la quota intera.
5) Ogni cantore ha il diritto di vedere la pagina del suo avere nel Partitario.

Scrive il 7 febbraio del 1935 Arturo Minella nel “Registro”. “Ricevuto da don Luigi la cassa della Scuola Cantorum, con L. 825,75 questo totale è della cassa morti, ed è stato diviso da don Luigi stesso ad ogni singolo cantore, come risulta dal partitario a tutto il 31 dicembre 1934. Ricevuto pure L. 187,50 rimaste dal compenso della Fabbriceria, (300) dopo aver pagato le spese fatte nel 1934 e che per ora restano in cassa. Il 25 gennaio 1946 è stata riunita la Scola al completto. È stato distribuito il suo avere di cassa a tutti. Ciò che è rimasto solo L. 96 più L. 74 d’interessi che era sul libretto. È stato fatto le nuove cariche. Minella Alberto presidente, Marian Antonio direttore, Minella Arturo cassiere, Casagrande Giulio aiutante cassiere. 25/01/1946 approvato da tutti.”

DAL DOPOGUERRA A OGGI.
Toni Marian come detto è nominato direttore nel 1946, dopo una lunghissima gestione da parte dei veri preti cooperatori. Toni condusse per diversi anni la cantoria e amava in particolare dirigere a Natale e Pasqua la Pontificalis prima del Perosi, tanto da non trattenere la commozione a fine celebrazione.

Gli succede Berto Minella che diresse la cantoria per molti anni. «Berto aveva un bel modo di dirigere» ricorda Elio Minella. In quegli anni la sezione dei tenori era composta quasi per intero dai Minella di Fomegan: Berto, Arturo, Menegheto, Quinto, Bruno e poi anche lo stesso Elio.

Dopo la gestione di Berto Minella, ci fu un periodo di interruzione fintantoché ci fu la prima volta di una direttrice femminile: Antonietta Colle in Cassol portò nuove voci e nuovi cantori, accompagnava all’organo il mitico Santino Cassol.

Antonietta terminò a metà degli anni 70; dopo un periodo di stallo la cantoria prese voce con l’interessamento del cappellano don Valerio Maschio. Ancora un periodo di inattività, fino a quando la giovane Donatella De Dea, figlia del sacrestano Nazzareno, nel 1979 preparò di nuovo la Pontificalis per le feste pasquali, richiamando Elio Minella e Bruno dei Nate ad insegnare ai giovani la blasonata messa. Negli anni 80 c’è molto fervore in paese. Oltre al coro Voci Bianche, Berto Da Ros fonda la Schola Canthorum e si presta anche a dirigere la cantoria parrocchiale. Qualche interruzione e poi don Arnaldo Miatto appena arrivato, richiama di nuovo Berto Da Ros a dirigere una nuova formazione fatta per lo più da giovani. Da lì a qualche anno cede il posto al giovane emergente Lorenzo Dal Pont, attuale direttore che da circa trent’anni dirige con bravura e qualità la cantoria di Santa Giustina. Come ogni compagine, anche questa ha bisogno di nuovi innesti, l’appello è lanciato; stiamo parlando di una cantoria ultracentenaria che non può fermarsi.

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