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La bottega delle sorelle Lise a Meano

Attività di un tempo

La bottega delle sorelle Lise a Meano

Attività di un tempo

La “botega” delle sorelle Lise per anni è stata fra le più importanti a Meano. Tutto inizia nel 1887 con il padre Lise Giuseppe fu Bonaventura che conduce la privativa n. 3 e coloniali al minuto. Da settembre del ’24 Rech Giovanna fu Felice, vedova di Girolamo, alla privativa (che rimane l’attività principale), aggiunge anche la vendita di generi alimentari. Da settembre del ’38 aggiunge anche il commercio di pane, ma purtroppo dopo tre mesi termina causa il suo decesso.

Il negozio al centro della foto con la scritta dipinta sul muro NEGOZIO COLONIALI
La bottega delle sorelle Lise a Meano

Le succede la figlia Ida che gestisce la privativa, valori bollati, tabacchi, sale, fiammiferi e francobolli. La sorella Luigia invece preleva l’attività di pizzicheria, drogheria, commercio di pane e pasta, dolci, uova, lieviti, terraglie, chiodi, cartoleria, vetri, mercerie, calzature economiche e liquori. Nel ’50 aggiunge anche alcool puro e liquori da esportazione, vermouth, marsala e crema marsala.
A fine ’59 Luigia e Pia costituiscono una società di fatto e accorpano le due attività che condurranno fino a maggio ’69. Successivamente la nipote Cassol Giuseppina subentra alle zie e conduce il negozio fino ad ottobre ’91 ponendo termine a questa attività dopo quasi ben 103 anni.

foto 5 Meano anni ’60 con in primo piano l’insegna del distributore e sotto l’edicola
La bottega delle sorelle Lise a Meano

Le sorelle in realtà erano sei; Marcella, che era la più giovane, ha svolto la professione di maestra alle elementari di Meano, istruendo parecchie generazioni di ragazzi convivendo comunque con le altre sorelle. Solo una si è sposata e spostata nella Trevigiana definitivamente ed era Germana, l’ultima, mentre la più anziana era Anna Maria.

Tante famiglie si recavano presso il negozio per comprare in particolare il sale, ma anche i famosi svedesi, fiammiferi per accendere stufe e fornelli a gas, i cerini per accendere le sigarette e i valori bollati. Naturalmente i fumatori potevano trovarvi sigarette, sigari, ma anche tabacco sfuso per le pipe, ecc. Ad ogni spesa la maggior parte degli avventori aveva un libretto, conservato presso il negozio dalle sorelle, dove tutto veniva registrato. Per farlo, le sorelle usavano pennino e inchiostro, poi aprivano un piccolo cassetto dove tenevano una piccola quantità di farina gialla, una spruzzata sulla scritta fresca, un po’ di attesa che asciugasse, un soffio e il libretto veniva riposto in un altro cassettino. Il mio ricordo, che al tempo ero bambino, è quello di un negozio un po’ buio, causa anche l’arredo e gli scaffali tinti di un marrone scuro, e illuminato da lampade di una luce gialla particolare.

Noi bambini vi entravamo quando avevamo le 5 o le 10 lire per acquistare qualche caramella. Queste erano tenute sfuse in dei panciuti vasi di vetro trasparente con un’apertura tonda in posizione obliqua che permetteva l’inserimento di una mano. Le monetine andavano inserite in una apposita fessura al centro del bancone, però non prima di averle mostrate ad una delle sorelle. La stessa tipologia di vasi veniva usata per altri prodotti come il caffè zucchero e altro.

Tutti i prodotti erano sfusi, per quelli come zucchero, pasta, farina ecc. venivano usati dei fogli di carta paglia blu, mentre per i prodotti conservati sott’olio o con del sugo quelli della classica carta oleata. All’interno del negozio c’era anche un telefono pubblico di quelli a manovella. Dopo averla girata si entrava in comunicazione con una telefonista, si indicava chi si voleva chiamare e lei fissava l’appuntamento per essere richiamati e messi in linea con il numero richiesto. Per annunciare l’entrata nel negozio, perché le sorelle magari si trovavano nei loro locali, c’era una campanella fissata al muro appesa ad una specie di molla sopra la porta che aprendosi la colpiva e la faceva suonare.

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