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La bellezza della Schiara

tanti canoni per definire la maestosità delle nostre Dolomiti

La bellezza della Schiara

tanti canoni per definire la maestosità delle nostre Dolomiti

A settentrione di Belluno, alla testata della Valle dell’Ardo, il Signore della Natura in epoche lontane aveva voluto collocare la Schiara. Non soddisfatto del tutto, in un secondo momento, colto da un ripensamento, aveva deciso di aggiungervi anche la Gusela del Vescovà, vigile sentinella di 38 metri, ardito obelisco di roccia che guarda verso orizzonti lontani. Dalla città la Schiara si scorge in tutta la sua armonica bellezza. E quella forma non la fa sfigurare nel confronto con altri massicci dolomitici famosi.

La montagna di Belluno non possiede un’ampia parete di sei chilometri quale quella della Civetta, essa non appare quale isolato scoglio monumentale isolato come il Pelmo rivolto verso tre vallate importanti, e nemmeno si configura come le Tre Cime che più di altre rappresentano l’alpinismo dell’impossibile. Civetta, Pelmo, Tre Cime costituiscono tre forme di bellezza l’una diversa dall’altra. Unanimemente accettate. Tre canoni diversi. Ma la bellezza dolomitica non si esaurisce certamente in queste tre rappresentazioni.

La Schiara alla testata del suo torrente Ardo, nota anche come S’ciara de Oro e oggi giorno come montagna regina, si presenta quale imponente castello ricco di torri, nel quale la bellezza del gotico, del barocco, persino del romanico si confondono in una sintesi mirabile che è accompagnata ai suoi fianchi dal verde prevalente delle montagne che la attorniano, creando un contrasto che ne fa risaltare ulteriormente la bellezza. La Schiara a malapena supera i 2500 mt, ma – come spesso abbiamo scritto – la bellezza non si misura in metri: 2565 bastano ed avanzano. Ed è al Pis Pilon ove sorge il Rifugio 7° Alpini, tra i 1500 e i 1800 mt, in questo immenso catino fatto di natura, che nasce la vera montagna con rocce dolomitiche chiare, con pareti che precipitano per oltre 800 metri.

Nel versante settentrionale, a chi la guarda dal M. Coro o dall’altopiano che sorregge la Grande Talvena, la Schiara conserva una bellezza originale sia pure schiacciata nell’altezza. La nostra fantasia non riesce a materializzarla in una immagine definita. Ma non si può proprio dire che non sia bella anche se su questo versante privilegia l’orizzontalità. E poi quel sentiero che da La Varetta si dirige verso le crode della Schiara ci dà un senso di ampiezza, di una profondità rivolta verso il mistero di cui tanto la Schiara è ricca.

Un discorso a parte merita il Burel che vive una sua vita più silenziosa, appartata, quasi dimenticata, a sud-ovest del massiccio centrale. Una parete unica di 1300 mt che esplode e precipita in una valle profonda e selvaggia. Un abisso. Un valore aggiunto.

Per chi proviene da sud-ovest e percorre la Val Belluna, la Schiara, in quel marasma di vette che si affacciano sulla Val Belluna, non si nota immediatamente. Eppure vi è un momento in cui quella croda lontana assume l’aspetto di nave, un pò piroscafo gigante, un po’ veliero, che irrompe con impeto nella conca con la sua prua costituita dal Burel, che fende sicura i flutti quasi con prepotenza. Le Pale del Balcon, selva di rupi che danzano sulle sue creste, costituiscono le alberature, la Gusela il pennone in cui si issa la bandiera, mentre la Schiara vera e propria costituisce lo scafo, la poppa.

Di questi tempi, poi, è divenuto abbastanza frequente accostare al Campanile di San Marco e a Palazzo Ducale la Schiara. Un buono zoom consente di ingrandire la montagna di Belluno, di valorizzarla ulteriormente. Questo accostamento piace molto all’occhio, ma anche alla mente. Venezia e Belluno uniti da un’immagine assai difficile da cogliere. Lo smog, infatti, impedisce generalmente anche nelle giornate belle di cogliere questa visione singolare. Ma in questi ultimi anni il tempo sempre più sembra voler eliminare la presenza di quell’impedimento costituito dallo smog.

Tra tutte le Dolomiti la Schiara è certamente quella che maggiormente sembra differenziarsi, guardandola da molto lontano. Da oltre la pianura, dalla Laguna Veneta, dove le acque che scendono dalle montagne si mescolano con quelle del mare, essa torna protagonista. Da laggiù la Schiara si distingue più nettamente di tanti altri monti riproponendo quella forma che tanto la rende mirabile da Belluno.

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