Le famiglie dell’antica Glavone e i loro soprannomi. Una storia raccolta e tessuta da due creature fantastiche, nel ricordo di Roberto Bristot. Questi gli elementi che caratterizzano l’ultimo affresco di Giaon, opera di Manuela Prestileo dal titolo “‘l canton dei soranomi”. La settima pittura murale a colorare le pareti delle case della frazione, dopo quelle realizzati tra 2006 e 2008 da Dunio Piccolin, Vico Calabrò e Marta Farina e quelle più recenti di Laura Ballis, Costanza Zaetta e Giovanni Sogne.
Una creazione che stavolta non è – come le precedenti – un ex voto di ispirazione buzzatiana, ma parte stavolta da una ricerca storica. Un’indagine che Orazio De Toffol ha riunito nel libro “Le famiglie di Glavone e i suoi soprannomi”, sulla quale ci siamo doverosamente soffermati nel numero di gennaio. «Ho voluto lavorare sulla genesi dei soprannomi delle famiglie della frazione», raccontava a metà novembre l’appassionato di storia di Giaon, «che nascono dai toponimi di residenza, dalle professioni, da matronimici o patronimici. Addirittura, fino a 50 anni fa, le famiglie erano conosciute più per il soprannome che per il cognome vero e proprio».
A dare forma artistica a questa storia di paese, appunto, Manuela Prestileo, giovane maestra affrescante allieva del grande Vico Calabrò. «Stavolta il desiderio era rappresentare questa ricerca sull’usanza antica dei soprannomi. L’idea? Foglie a rappresentare le famiglie, come componenti di un grande albero genealogico. Foglie autunnali, perché con l’andare del tempo, come l’albero perde le foglie, anche la consuetudine dei soprannomi si è andata a perdere. Ma non del tutto, per via di un elemento magico. Una creatura fatata ben riconoscibile, il Mazarol, raccoglie tutte queste preziose foglie, facendole tessere insieme da un folletto, in un’unica trama con il filo della memoria. Così che questa antica usanza rimanga viva nel tempo».
Un concetto ribadito dall’esperta buzzatiana Isabella Pilo. «L’affresco vuole raccogliere foglie sparse delle storia più intima delle famiglie dell’antica Giaon. Stavolta non tramite eventi, ma attraverso “nomen omen”. In mezzo a quelle foglie, anche il Mazarol, un personaggio caratteristico delle nostre leggende popolari. Un modo per ricordare Roberto Bristot, che con i suoi film – “I miracoli di Valmorel” e “Rol, la storia del Mazarol” – ha cercato di tenere in vita quelle tradizioni. Oltre ad aver avuto, nel 2006, insieme ad Edi Fontana e Fabio Prade, l’intuizione per questo itinerario buzzatiano».