Il fatto è che io mi commuovo spesso. E non per le notizie che arrivano da Gaza e dai mille luoghi martoriati del mondo. Credo di essere quasi assuefatta alla bruttezza, all’arroganza e anche un po’ rassegnata. Per questo mi commuovono la bellezza, i sorrisi, le persone gentili, quelle ci provano tutti i giorni a rendere questo giorno un posto migliore. Nello specifico mi commuovo a guardare un video nel quale 46 ragazzini suonano, cantano e danzano “Mamma mia” degli Abba dal Palco del Teatro Ariston di Sanremo. Ce li ha portati, assieme ad un collega come lei temerario e visionario, Katia Bellus, insegnante di musica alla scuola media “G.B. Cima” di Conegliano.
«Il concorso si chiama “Global Educational Festival”, è internazionale ed è rivolto agli studenti dalle elementari alle superiori. Si è trattato di un sogno per i nostri ragazzi, e di una grande soddisfazione personale per me e il collega coinvolti», spiega Katia.
Un traguardo importante, certo, ma non è la prima volta che i tuoi allievi raggiungono grandi traguardi.
«Io sono cresciuta dentro la musica, letteralmente: da bambina mio papà Ernesto insegnava fisarmonica nella cucina di casa, dove noi vivevamo. Intorno ai 13 anni ho scelto di dedicarmi allo studio del pianoforte, che mi ha portata al diploma al Conservatorio “Pollini” di Padova. Poi, alla carriera di concertista, ho preferito quella dell’insegnante. Mi piace vedere il talento e la passione delle giovani mente aprirsi a possibilità che non pensavano di avere».
Sì, ma se uno viene alla scuola di musica almeno un po’ di interesse deve averlo, io credo.
«Molte volte sono i genitori a spingere perché facciano quest’esperienza, che dura un po’ e poi va per la sua strada. Spesso resta un tentativo irrisolto, ma a volte fiorisce a grandi livelli. Giacomo Menegaldi di Belluno, per esempio, è uno dei talenti italiani di piano ed è stato addirittura sulla copertina di “Amadeus”, prestigiosa rivista del settore. É appena tornato da San Pietroburgo dove ha suonato all’Hermitage e, prima di intraprendere il conservatorio, ha studiato con me per dieci anni».
Credi che le nostre scuole pubbliche incoraggino i ragazzi a provare con la musica?
«Oltre alle scuole ad indirizzo musicale, che ovviamente fanno della musica il centro dell’offerta formativa, anche la scuola media può promuovere l’interesse per le note e gli strumenti, come ha dimostrato l’esperienza di Conegliano. La settimana scorsa ho preso servizio alla media “Rodari” di Santa Giustina, la mia città, e dopo due lezioni non hai idea di quante chitarre e tastiere siano spuntate dalle soffitte!».
Ma con due ore la settimana come si fa a imparare a suonare uno strumento?
«Si impara a darsi una possibilità: a considerare che forse si hanno dei talenti. Da lì a ragionare se valga la pena di coltivarli o no il passo è breve. Alle medie si ha il tempo di coltivare sé stessi e le proprie passioni: le lezioni frontali di storia della musica funzionano poco con i ragazzi. Meglio farli battere le percussioni, soffiare dentro un flauto, spingere le corde di una chitarra, sfiorare i tasti di un pianoforte. La musica va toccata, solo così puoi capirla. Lasciare che ti parli».
A te è successo così, evidentemente. Tuo papà Ernesto per generazioni di ragazzi santagiustinesi è stato l’artefice dell’incontro con la musica.
«La Fisiorchesta Rossini, dici? É tuttora un’esperienza unica nel suo genere. Già trent’anni fa andammo in tournée in tutto il mondo. Ricordo anche un’esibizione in diretta al “Maurizio Costanzo Show”. Un’esperienza fondativa per me, e conservo ricordi meravigliosi di quegli anni. Suonare insieme ad altri ragazzi rende tutto bello, ti senti un artista completo, completamente immerso nelle note. É la magia della musica. Tra l’altro oggi sono condirettrice e rivedere i musicisti mi riporta a me ragazzina, con lo stesso entusiasmo e gli stessi sorrisi».
Ultima domanda, d’obbligo per un musicista: qual è il tuo compositore preferito?
«Mozart, senza dubbio, perché la sua musica è complessa, anche se sembra semplice a sentirla. Come i miei ragazzi».
E, aggiungo io, è bellissima. Come i nostri giovani.