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John Mpaliza: Peace Walking Man

l’attivista italo-congolese ospite a San Gregorio

John Mpaliza: Peace Walking Man

l’attivista italo-congolese ospite a San Gregorio

“Quando gli elefanti combattono, chi ne fa le spese è l’erba”

  • proverbio africano

Una folata travolgente di denuncia ed un soffio bonario portatore di pace e di rispetto, è questo che ha portato il “Peace walking man” a San Gregorio in un incontro partecipato e stimolante organizzato dal gruppo Insieme si può. Si tratta di John Mpaliza, attivista per i diritti umani, cittadino italo-congolese, classe ‘69.

Per questioni politiche, John ha dovuto lasciare la sua patria, la Repubblica Democratica del Congo, nel 1991 ed è approdato in Italia nel 1993. Laureato in Ingegneria Informatica presso l’Università degli Studi di Parma, ha lavorato 12 anni come programmatore presso il Comune di Reggio Emilia, la sua città di adozione, quando ha deciso di lasciare tutto per dedicarsi a ciò che ormai è la sua vita: camminare per la pace nella sua Patria di nascita e in Africa. Da anni organizza incontri e marce nazionali ed internazionali per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni, nazionali ed internazionali, sul dramma che vive il popolo congolese.

«Mi piace pensare che cammino per portare un messaggio di pace a tutte le persone che incontro lungo la mia strada, per spiegar loro che, nonostante tutto il marcio, le guerre, le carestie, le ingiustizie che ogni giorno viviamo o conosciamo, il mondo non è condannato. Sono convinto che proprio grazie alla ricerca della pace, si possa arrivare ad un mondo caratterizzato da una maggiore giustizia sociale.»
John definisce il Congo “un popolo ricco da morire”. È un territorio sterminato, pari a 8 volte la superficie dell’Italia, ricco di acqua dolce, di terre fertili, di una biodiversità unica. Un Paese definito uno “scandalo” per la quantità di ricchezze presenti nel suo sottosuolo, dall’oro ai diamanti, dal rame allo stagno, dal cobalto al manganese, che lo configurano come uno dei più ricchi al mondo dal punto di visto minerario e geologico, ma al contempo agli ultimi posti dell’indice di sviluppo umano e tra i più poveri del pianeta come condizioni di vita della popolazione.

Nelle nostre case c’è un pezzo di quel paese, il coltan, che si trova dentro gli apparecchi elettronici: smartphone e tablet in primis, ma anche batterie delle auto elettriche, aerei, dispositivi elettronici e medici, protesi e lenti ottiche. Per far conoscere la realtà del suo Paese e incoraggiare una lettura critica della storia mondiale attuale John Mpaliza ha cominciato a camminare e sono nate così le “Marce dei bruchi”. Il nome è stato scelto da un bambino di nove anni della Valle Camonica. «Stavo raccontando a un gruppo di ragazzi che volevo organizzare una marcia particolare, rivolta ai giovani e alle scuole, per responsabilizzarli su diritti umani, pace e giustizia e per spingerli a cambiare le cose attraverso azioni concrete. A un certo punto, mentre parlavo, questo ragazzino si è alzato e mi ha detto: ‘Perché non la chiami Marcia dei Bruchi?’ Quest’affermazione mi ha spiazzato. Poi ha proseguito: ‘Stai parlando di cose belle, di trasformazioni e di metamorfosi, perché stai dicendo che noi giovani dobbiamo cambiare il mondo. E i bruchi sono così: camminano lentamente per poi trasformarsi in qualcosa di bello, come le farfalle’.»

Le marce di John accendono i riflettori anche su temi globali e a livello locale che mirino a delle soluzioni concrete. «Se capiamo la nostra corresponsabilità in certe scelte, allora forse riusciremo a comprendere perché dobbiamo interessarci dell’Amazzonia e del Congo, per fare solo degli esempi. Altrimenti continueremo a guardare queste vicende solamente come qualcosa di lontano, che non ci riguarda.» Un impegno a cui non possiamo e non dobbiamo sottrarci per avere rispetto di noi stessi e della Terra che ci ospita.

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