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Inverno d’oro per Paolo Moro

Lo scultore bellunese firma un secondo posto in Svizzera e vince a San Candido

Inverno d’oro per Paolo Moro

Lo scultore bellunese firma un secondo posto in Svizzera e vince a San Candido

Una stagione da incorniciare sulla neve per Paolo Moro, scultore di Trichiana, protagonista di un inverno letteralmente incorniciato di riconoscimenti che lo hanno visto salire sul podio di due tra le più importanti manifestazioni internazionali di scultura su neve, con due team diversi, prima in Svizzera, e poi a San Candido.

Il primo risultato è arrivato al World Snow Festival di Grindelwald, una delle competizioni più prestigiose al mondo, giunta alla 41ª edizione. In un contesto di altissimo livello, con squadre provenienti da tutta Europa e Stati Uniti, Moro ha conquistato il secondo posto della giuria del pubblico, facendo parte dell’unica squadra italiana selezionata. Insieme a Pietro Germano, Marina Schmohl e Livio Recla, ha dato forma a “Il canto delle Sirene”, un’opera ispirata al tema “Miti e leggende”, capace di unire imponenza, dettagli, eleganza formale e una suggestiva resa scenografica notturna che hanno, nel complesso, veramente convinto tutti.

Trionfo a San Candido

A completare una stagione già brillante è arrivato, qualche giorno dopo, il trionfo a San Candido, al 36° Festival delle Sculture su Neve, evento inserito nel calendario culturale collegato alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Qui il successo ha avuto un sapore ancora più identitario: a rappresentare l’Italia in questo evento internazionale è stato infatti un team interamente bellunese, composto da Paolo Moro, Manuel De Francesch ed Elio Dal Mas. Gli scultori hanno lavorato di fronte alla cattedrale un blocco di 3 metri cubi e hanno conquistato il primo posto nel premio della giuria del pubblico con una storia tutta bellunese.

Un tributo al fair play

La scultura presentata a San Candido era un tributo potente e maestoso al fair play sportivo, tema dell’edizione 2026, dedicato al gesto simbolo del campione cortinese Eugenio Monti, che alle Olimpiadi di Innsbruck 1964 prestò un bullone del proprio bob agli avversari britannici, permettendo loro di vincere l’oro. Da un cubo squadrato, il team ha costruito una composizione dinamica e narrativa: la bandiera olimpica che svetta su due bob in corsa e, al centro del racconto, quel piccolo-grande bullone, diventato l’emblema universale di lealtà sportiva.

«Speravamo in un buon risultato dopo il nostro impegno e studio, ma quando è arrivato il premio l’emozione è stata fortissima», racconta Moro. «Non solo perché il riconoscimento nasce dal voto del pubblico, ma soprattutto per la soddisfazione, da bellunesi, di aver portato e fatto conoscere una storia di un grande nome del nostro territorio e del forte valore sportivo».

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