Ecco “Antichi sentieri della Val di Sant’Agapito. Intrecci di vita e natura nella montagna di Cesio – Parco Nazionale Dolomiti ”. È tutto un programma il titolo del nuovo volume curato da Teddy Soppelsa. Un’opera di 352 pagine edita Cierre, corredata da illustrazioni e mappe a colori, cui hanno concorso 16 autori, 20 testimoni, 36 fotografi e numerosi donatori di foto, un cartografo e tanti informatori. Un testo col quale si intende offrire ai frequentatori di una delle valli meno note del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi uno strumento culturale utile a riconoscere e interpretare il valore dei luoghi oltre la percezione estetica.
Racchiusa tra alte rupi calcaree e fianchi vallivi impervi, alle pendici del monte Tre Piére, la Val di Sant’Agapito si apre a balcone sul paese di Cesiomaggiore e sulla Valbelluna. E, nonostante la sua breve estensione, mostra una pluralità sorprendente di ambienti naturali e segni di chi l’ha abitata e trasformata in paesaggio culturale. «Il libro parte da un corpo di interviste raccolte negli anni, le prime datate alla metà dei ‘90, ad anziani della valle», spiega Soppelsa. «Ogni persona che andavo a intervistare era il testimone oculare di un pezzo di paesaggio che non esisteva più, se non nella sua memoria. Erano i testimoni di una civiltà ormai scomparsa, forgiata dalle necessità del vivere in luoghi spesso estremi; ultimi anelli di una catena che proveniva da un lontano passato. Dopo di loro nessun altro avrebbe potuto raccontare le stesse cose come le avevano viste e vissute. Quelle persone andavano intervistate e i loro ricordi custoditi».
Quelle voci autentiche sono rimaste per tempo nel cassetto. Poi, continua l’autore e curatore, «con l’amministrazione comunale abbiamo deciso di dar vita a questo volume. Un lavoro a più mani, arricchito da contributi di tanti altri specialisti o appassionati. Contributi sostenuti delle interviste, che raccontano come si svolgevano un tempo il lavoro, nelle cave di pietra, per lo sfalcio delle “sort” o il taglio del bosco in quota. Ma anche gli aspetti sociali e religiosi: dalle rogazioni alle luminarie in onore del santo. Inoltre, sono stati censiti circa 240 toponimi. E c’è un piccolo glossario dei termini arcaici del dialetto di Cesio. E, soprattutto, sono descritti tutti i 23 sentieri che attraversano la valle». Un patrimonio di testimonianze e conoscenze poi organizzato in quattro capitoli: i segni del sacro, le evidenze ambientali, lo spazio sociale nel dialogo continuo tra natura e cultura, e infine la descrizione degli antichi sentieri, custodi di storie di moltitudini di persone.
Dunque che opera è? «È un libro difficile da definire: non è una guida escursionistica e nemmeno un libro di storia o di geografia del luogo. È in buona parte il racconto di una piccola e ripida valle a partire dalle voci delle persone che per generazioni, con il loro lavoro, hanno lasciato un’impronta riconoscibile nel paesaggio. E dentro ad ogni racconto c’è un sentiero che ci porta dentro i luoghi della montagna di Cesio», conclude Soppelsa. «È il tentativo di dar vita ad un’opera geografico-culturale, che si occupa non solo degli aspetti materiali, ma anche di quelli immateriali e simbolici. Di come le persone percepiscono e vivono il loro mondo, di come hanno trasformato lo spazio in luoghi e in paesaggio. Conoscere questa storia ci aiuta a dare un senso alla nostra vita, ci permette di prendere coscienza della nostra identità di montanari-cittadini. Un’identità che va ricostruita giorno per giorno, che chiede cura e amore per la propria terra».