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In viaggio tra fede e ambiente

dalla Carnia alla Valbelluna sui passi di S. Pietro

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Borgo di San Pietro a Mel

I rilievi montani delle Alpi con la loro imponenza hanno sempre costituito un impegno notevole per gli antichi popoli che si accingevano ad attraversarli. Ma, d’altro canto, c’è stata l’occasione di riconsiderare la questione, incontrando a Palazzo Grassi in Venezia uno dei piú importanti storici del mondo, in occasione della mostra dedicata ai Celti e alle prime fasi di un’Europa unita.

Il noto professor Ludwig Pauli ha affermato, infatti, in quell’occasione che le Alpi anziché “barriere” andrebbero considerate come “cerniere” fra popolazioni pur diverse, ma unite dalla stessa economia, basata sulle cospicue risorse montane. In un’altra occasione, ero a parlar d’archeologia fra i monti della Carnia, a Zuglio, dove un aitante sindaco ci esortava ad occuparci di quei segni architettonici di fede che sono le antiche pievi, di cui la piú mirabile si trovava proprio sopra di noi. Proprio in quel momento eccheggiava un lieto scampanio: proveniva dall’alto campanile della mirabile collina di San Pietro.

Non a caso, lungo tutta la valle, la presenza delle pievi identifica, a presidio e controllo da sempre, la storica viabilità dai porti dell’Adriatico lungo le valli fluviali verso i passi alpini; in quel caso, lungo il dirupato passo di Monte Croce Carnico, dopo aver percorso una valle ricca di vestigia d’epoca romana, Julium Carnicum, nel comune di Arta Terme. Poco oltre, in Carinzia, sorgeva la città di Teurnia, importante centro di commerci duemila anni or sono. Oggi in quegli ameni luoghi, sopra una solatia collina sul fiume Drava, i resti di St. Peter in Holz (San Pietro tra i boschi) consentono di ammirare un insediamento ricco di mosaici e l’antica cattedrale. Poco oltre, verso occidente, attraversando gli alti passi dalla valle del Gail, ecco che si ritorva, nel territorio del Comelico, San Pietro di Cadore, che ha dato il nome ad un intero borgo.

Poco piú ad est, sulla sommità pianeggiante di un alto valico a Monte Croce Comelico, solo pochi anni fa, venivano identificati – si pensi un po’, tramite un’attenta osservazione delle immagini in Google maps – i resti sepolti di un luogo fortificato d’epoca romana, che identificano ancora una volta la viabilità, in questo caso lungo la Piave.

Ed ecco che, lungo la stessa vallata verso Sud, ritroviamo nella città di Belluno, entro le mura nel centro storico medievale, la piú antica chiesa di San Pietro, abbellita da un notevole patrimonio di opere d’arte, fra cui le sculture di Andrea Brustolon, e ben due chiostri colonnati, e caratterizzata dal silenzio mistico.

E ancora, pochi chilometri verso tramontana su una collina a picco sulla Piave, a Salce, in un luogo di boschi, circondata da storiche ville padronali e sul sedime d’un castello, appare un’antica chiesa, anche qui dedicata a San Pietro, che costituisce un importante luogo di fede per gli abitanti locali. Lungo il fiume una radiosa collina sovrasta quello che era un importante porto per la navigazione sulle zattere verso Venezia e che oggi ospita la nota rinascimentale cittadina di Mel. Qui recenti campagne d’indagine archeologica hanno identificato resti di murature d’epoca romana proprio all’interno della storica chiesa di San Pietro che, sconsacrata e diventata cinema, é interessata attualmente da un grande progetto di restauro per accogliere un centro polivalente di cultura.

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