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Impressioni di una notte di fine estate

il filò dei giorni nostri

Impressioni di una notte di fine estate

il filò dei giorni nostri

Dovresti leggerle tu queste storie, visto che le hai scritte» mi dice Oris che quelle storie me le ha raccontate. «Non ci penso neanche» rispondo di getto, recuperando un deciso accento bolognese che mi esce proprio in quei momenti lì. Ma si sa, gutta cavat lapidem e Oris, in questo, è imbattibile perché unisce la dolcezza alla tenacia. Così ho detto proviamo… mettendo a tacere, non senza fatica, la voce del “sabotatore interno” che spesso mi ha fatta sentire non abbastanza adeguata alle occasioni che mi si presentavano, spingendomi verso posizioni, ahimè, rinunciatarie. Questa volta è diverso: l’idea di condividere qualcosa con la comunità nella quale sento che vorrei vivere mi emoziona, certo mi intimidisce, ma mi sprona anche. E così, da spettatrice di iniziative interessanti e partecipate, mi trovo ad essere davanti ad un microfono con una cartellina rossa in mano a “contar storie”.

Il sagrato della chiesa di Madeago mi sembra enorme, mi sento intimidita e un po’ spaesata anche perché sono timida e schiva finché non riconosco qualcosa di familiare ed accogliente attorno a me: Oris mi fa notare la luce che scivola via dalle cime delle montagne, mentre Giovanni mi stampa un bacio sulla guancia e mi spiega il programma della serata. Poi conosco Veronica, una componente del gruppo Les Magots di cui sono ospite, che mi accoglie e rassicura. E intanto arriva gente, tanta… Oddio quanta… Si cominciano a riempire le panche che i volontari della Pro Loco hanno sistemato con cura e che, con grande efficienza, faranno sparire a fine serata.

Guardo Sandro, mio marito, seduto accanto a me. Ho la gola secca e penso che farò un disastro, ma fortunatamente, vengo richiamata dalle vocine di alcuni bimbi che giocano accanto a noi. Istintivamente sorrido, mi unisco a loro per qualche istante, e tanto basta per farmi ricordare il filò di cui mia nonna mi raccontava. È lì che immagino di essere, in un “filò moderno”, un luogo in cui si parla, si ascolta, si condivide. Ecco, allora si può fare. Vedo Delfina e Benedetta, ci scambiamo un abbraccio e lo spettacolo comincia.

Candida, Barbara e Veronica iniziano a cantare accompagnate da Leonardo, Stefano e Michele. La musica, le voci, le luci, il silenzio denso di attenzione, il luogo, le persone diventano le tessere di un mosaico che, magicamente, combaciano e si completano. Tocca a me… Veronica mi invita al microfono, un bel respiro e comincio a raccontare… e, quando termino, giunge anche un applauso! Dai che è andata bene!
L’aria è frizzante e Les Magots riprendono a cantare melodie che mi riportano indietro nel tempo, così mi sorprendo a rivedere mio padre che fischietta le musiche di Gershwin e sui cui piedi ho, letteralmente, imparato a ballare.
Anche i miei piedi adesso di muovono seguendo quei ricordi pieni gratitudine. Tocca ancora a me e, questa volta, respiro un po’ meglio. Poi di nuovo musica, immagini, parole, silenzio attento, applausi, risate, brusii di stupore fino al termine della serata.
Quasi mi dispiace che sia finita, anche se mi sento sollevata quando riconsegno ad Oris la cartelletta rossa che mi ha prestato. Ci ritroviamo tutti davanti al rinfresco che i volontari di Madeago hanno preparato e mi guardo attorno: le persone chiacchierano fra loro, ricordano, si salutano. Ecco, è questo il senso di tutto ciò: stare insieme godendo della bellezza che si può ancora creare. Mi è piaciuto fare parte di quella comunità e anche fare la mia piccola parte per quella comunità. Poi, chissà cosa succederà in futuro!

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