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Immersi nel buio di Grotta Isabella

I suoi tesori svelati grazie alle esplorazioni ed ai rilevamenti effettuati dal 1954 al 2009

Immersi nel buio di Grotta Isabella

I suoi tesori svelati grazie alle esplorazioni ed ai rilevamenti effettuati dal 1954 al 2009
Grotta Isabella - Foto: Lanfranco Sbardella Gruppo Speleologico CAI Feltre

La scoperta di “Grotta Isabella” sotto le Creste di Cimia, alla testata della Val Falcina, è in un limbo tra tradizione orale e documentazioni scritte.La prima testimonianza di questa cavità è una breve descrizione nella rivista del Cai “Le Alpi Venete” del 1966. La grotta è ben descritta sia per dove si trova che per le caratteristiche interne; la stima di una lunghezza di 90 metri fino alla strettoia ed una foto ne completano il quadro. La scoperta, senza data precisa, è associata a Gino Loro e a Damiano Miari Fulcis che dedica la grotta alla madre, contessa Isabella Miari Fulcis.

È del 1954 la prima scalata documentata della Gusela di Cimia (o dei Burt) da parte di Enrico Bertoldin ed Ennio Lanciato, che dedicarono la guglia all’amico Marini, e probabilmente anche loro durante l’ascesa hanno notato la cavità posta proprio di fronte alla Gusela.

Attribuire la scoperta a Miari Fulcis e Loro è forse logica perché, se la cavità fosse stata nota ad altri, la si conoscerebbe anche come “Covol/Bus de…”, nomi usati per ripari sotto roccia e anfratti. “Grotta Isabella, sentire Gildo Lise” è un appunto, di fine anni 70, nella lista di cavità segnalate e da trovare dell’archivio del Gruppo Spelologico Cai Feltre. Nella seconda metà degli anni 80 si è incontrato proprio Gildo Lise, che suggerì di parlare con l’amico Damiano Miari Fulcis. Il conte Miari ci raccontò della sua scoperta e di come raggiungere la grotta.

È stato solo nei primi anni 90 che si è riusciti a visitare la grotta perchè il nuovo socio L. Reolon, per un caso fortuito, vi era stato accompagnato circa dieci anni prima da tre conoscitori del luogo tra cui un CB, cioè un appassionato di radiocomunicazioni. Il primo novembre 1992 una squadra del G.S. Cai Feltre raggiunge la cavità, ne esplora e rileva i primi 70 metri fino alla strettoia, caratterizzata da flusso d’aria e rumore. Sulle pareti presso l’ingresso della cavità si notano le scritte che Pittarel (CB «Nairobi») vi era stato il 31/10/1967, mentre Gildo Lise (CB «Il solitario») il 7/8/1976.

Per poter esplorare e rilevare la cavità bisogna passare un intero fine settimana in loco ed è così che solo nell’estate del 1994 si riesce ad organizzare un’altra visita. Due speleologi si occupano di allargare la strettoia ed eseguire il rilievo topografico mentre altri due esplorano cunicoli mai percorsi. Il risultato è molto positivo: percorsi 500 metri di gallerie di cui 150 metri rilevati.

Nell’estate del 1997 in un altro fine settimana si riesce a completare il rilievo dei 545 metri della galleria principale, si valuta la frana che ostruisce la prosecuzione e si intuisce che vi sono molte diramazioni. Nel frattempo nel 2002 si concretizza una simpatica idea, P. Lovat e S. Andrich portano all’ingresso un «Libro di vetta», anzi di grotta, che anche noi speleologi contribuiamo a scrivere con note esplorative e con cretinate. Finalmente, dall’estate 2003, ogni anno si compiono esplorazioni e rilevamenti, questo permette di aumentare la parte documentata ad oltre 1 km e iniziare le esplorazioni di nuove diramazioni.
Nell’estate 2007 i soci M. Cesa e L. Reolon riescono a superare la frana che occlude il ramo principale. Da questo momento i cunicoli esplorati aumentano grazie anche ai componenti degli altri gruppi speleologici impegnati nelle ricerche nei Piani Eterni (G. S. Valdobbiadenese, G. Grotte Solve Cai Belluno, G. S. Cai Padovano).

Nel 2009, il giorno in cui cade l’elicottero “Falco”, O. Canei trova il passaggio che collega Grotta Isabella alle grotte dei Piani Eterni. Qualche mese più tardi dedicheremo questo cunicolo agli amici Michele Cesa e Stefano Da Forno “Cassamata” da poco scomparsi.

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