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Il turismo nel bellunese

Intervista a Valentina Colleselli, direttrice DMO Dolomiti bellunesi

Il turismo nel bellunese

Intervista a Valentina Colleselli, direttrice DMO Dolomiti bellunesi

Qual è la fotografia del turismo nella vasta provincia di Belluno? Ne parliamo con la direttrice della Fondazione Dmo Dolomiti Bellunesi Valentina Colleselli, che rassicura sull’andamento ma mette anche sul piatto della bilancia alcuni temi su cui c’è ancora lavoro da fare.

Le Tre Cime di Lavaredo – Foto: Dino Marsango
Il turismo nel bellunese

Direttrice, quale l’andamento del settore turismo nel Bellunese?
Abbiamo registrato nel 2024 un anno buono con 4 milioni di presenze, dato positivo rispetto al pre-Covid. Nel 2025 c’è stata una stabilizzazione o una leggera flessione a livello nazionale, ma si assiste a un aumento significativo del turismo internazionale, anche in luoghi meno conosciuti; questo dato ci conforta perché la campagna “Fuori dai luoghi comuni” della nostra Dmo vuole incentivare proprio un turismo autentico, legato ad esperienze dei territori dell’intera provincia.

Feltre
Il turismo nel bellunese

È un turismo “Mordi o fuggi” o il visitatore si ferma per più giorni?
La permanenza media nelle strutture alberghiere, secondo i report della Regione del Veneto, è di 2,4 notti, dunque confortante. È una nostra esigenza identificare strategie di marketing e sviluppo proprio per incentivare una permanenza più lunga e destagionalizzata; su questo punto, è interessante come agosto non rappresenti più il mese di punta a favore di mesi come giugno o ottobre.

Valentina Collesellli
Il turismo nel bellunese

Quali le criticità maggiori del nostro territorio?
La prima è il problema della ricettività per la mancanza di posti letto o comunque di un’offerta omogenea con distinzioni, ad esempio, tra alberghi di lusso o campeggi a seconda del target. Bisogna dunque lavorare e interrogarci per gestire la questione, anche pensando ai grandi eventi.

Secondo tema è la fruibilità dei contenuti e la semplificazione di informazioni sui siti: stiamo lavorando per digitalizzare l’offerta attraverso un servizio offerto a consorzi e imprese che coinvolge i “web angels”, cioè delle figure con competenze nella gestione dei sistemi digitali turistici; l’inserimento di contenuti nel Destination management sistem permetterà di trovare le stesse informazioni aggiornate a livello per ora regionale, presto nazionale.

Ancora, l’organizzazione turistica: le Dmo devono lavorare sempre più per garantire non solo promozione ma un’offerta organizzata; ci stiamo impegnando per costruire un catalogo prodotti con esperienze vendibili, ad esempio la visita di una guida anche in luoghi meno noti per non incentivare il solo turismo di massa.
Bisogna essere consapevoli che abbiamo una provincia con un’offerta diversificata: abbiamo il turismo di lusso nella parte alta, vocato a mercati americani ed extra europei, mentre nella parte bassa seguiamo i canoni del turismo sostenibile dove ci sono grandi margini di crescita.

Overtourism, problema o risorsa?
Ritengo che ci siano luoghi iconici soggetti all’overtourism in ragione della loro fama, penso alle Tre Cime, Cortina e vari laghi nella stagione estiva. È fenomeno ormai diffuso di cui subiamo gli effetti seppur limitatamente rispetto ad altri luoghi. Sarei favorevole a regolamentare l’accesso come molti enti del territorio stanno già facendo. Noi al contempo cerchiamo di offrire anche scelte alternative, luoghi meno noti per gestire dei flussi paralleli.

Michil Costa su “We:ll magazine” (gennaio 2024), a proposito dell’overtourism in Alto Adige, dichiara che la soluzione sta nel “convogliare e organizzare i flussi turistici”. Poi aggiunge: “La provincia di Bolzano due anni fa ha fatto un’operazione molto intelligente e che guarda avanti: limitare la costruzione di posti letto per turisti (…) E, quando l’Alta Badia sarà satura, faremo in modo di dirottare il flusso turistico nel Bellunese, dove di turismo ce ne è ancora troppo poco, ma le Dolomiti sono ugualmente belle e la gente ugualmente gentile”, è d’accordo?
La dichiarazione denota un punto di vantaggio: noi non siamo ancora una destinazione congestionata come l’Alto Adige. Noi posti letti per paradosso non ne abbiamo a sufficienza, le strutture alberghiere sono poche, circa 500. Dobbiamo garantire una nostra strategia con mercati e standard qualitativi adatti a ciò che possiamo offrire altrimenti i turisti che cercano qui l’Alto Adige saranno scontenti.

Cos’è cambiato oggi rispetto alla domanda d’un tempo?
Oggi dobbiamo guardare anche a mercati emergenti, ad esempio al mondo asiatico: il turista cinese chiede mete diverse come ha rivelato una recente esperienza a Shangai alla Fiera del turismo, dove abbiamo incontrato 35 operai profilati; ad esempio, abbiamo acquisito informazioni sui loro sistemi di prenotazione, diversi dal nostro motore di ricerca Google o dai nostri social; per questo abbiamo aperto canali social e una pagina web in cinese. Come Dmo dobbiamo proiettare la nostra strategia tra cinque/ dieci anni, mentre l’operatore continuerà a lavorare già da quest’estate col turista europeo o americano. La domanda genererà l’offerta e ci adatteremo.

Tassa di soggiorno, come gestirla?
Attualmente la tassa è gestita dai singoli comuni, auspichiamo in una politica di utilizzo più omogenea. Noi stiamo puntando all’organizzazione turistica della provincia in cinque macro ambiti con la costruzione di marchi d’area e soggetti di gestione che, attraverso la tassa, garantiscano lo sviluppo turistico di queste aree. La stessa Dmo può essere finanziata dalla tassa oppure quest’ultima può essere impiegata per investimenti sul territorio. La tassa è legata ai pernottamenti e dunque anche per questo bisogna investire sui posti letto.

Come vi impegnate per gli operatori del turismo?
Ci sono diverse tipologie di operatori: albergatori con investimenti importanti che garantiscono la professionalità nell’accoglienza, formati e aggiornati sulle esigenze dei nuovi turisti e supportati sugli aspetti digitali; in questo senso la nostra web app “viaggia” anche nelle smart tv delle camere d’albergo. Diversi i casi di B&B e locazioni, dove ci stiamo impegnando a coinvolgere gli operatori in corsi di formazione intensivi perché quell’attività non sia solo sussidiaria ma professionalizzante.

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