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Il Terzo Occhio

un augurio di Natale - spunti dall'enciclica "Fratelli Tutti"

Il Terzo Occhio

un augurio di Natale - spunti dall'enciclica "Fratelli Tutti"
Albero di Natale Col Cumano (2)

Bisogna arrivare possibilmente tutti a quell’antica grotta di Betlemme, partire in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo, possibilmente a piedi e nel cuore della notte. Anche rimanendo a casa, in carcere, in ospedale, sul lavoro, immobilizzati, in case di riposo, all’addiaccio di certi luoghi della notte, soli con il proprio cuore, in compagnia di altrettanti cuori attenti, vicini, come distanti. Perché no, anche sostando in cimitero sulla tomba di una persona cara, guardare in alto e senza fretta verso un familiare.
Il terzo occhio, non visibile, quello che magari non tutti hanno e che è posizionato al centro tra i due. È quell’occhio di altre persone che vede magari in noi quello che non sempre noi riusciamo a vedere nel nostro animo e nella nostra mente. Gesù di Nazareth lo ebbe sempre, se ne servì da par Suo senza sosta, amando, pagando di persona, indicando la via, la verità, la vita a chi viveva con lui e incontrava lungo le strade e le case della Palestina, senza mai chiedere nulla.

FRATELLI TUTTI
Il 3 ottobre 2020 è arrivata “Fratelli tutti”, lettera enciclica di Papa Francesco sulla fraternità e l’amicizia solidale. L’ho immaginata scritta a mano nel cuore della notte, per lanterna la Luce di un’antica bugia, quella capace di spingere l’aurora a farsi luce. Quel giorno guardavamo il Papa alla tv, assieme a ragazzi della Comunità Villa San Francesco di Facen. Samuel continuava a dire: «Aldo varda quant che el e strac el papa, al continua a dir “fradei” e parché nol dis anca “sorele”» (Aldo guarda il papa quanto è stanco, continua a dire “fratelli” e perché non dice anche “sorelle”). Domanda impegnativa, nessuna risposta da parte mia.

Nei giorni a seguire ho incontrato un frate francescano amico al quale ho chiesto se san Francesco avesse mai detto nulla di pesante sulla fraternità. «Sì» la risposta e diceva a ogni frate e a chi incontrava di amare e sostenersi a vicenda: «E con fiducia l’uno manifesti all’altro la propria necessità, perché l’altro gli trovi le cose che gli sono necessarie e gliele dia. E ciascuno ami e nutra il fratello, come la madre ama e nutre il proprio figlio, in quelle cose in cui Dio gli darà grazia». Straordinario, pure profetico. E qui la parola “fratello” è da intendersi declinata sia al maschile che al femminile.
BRETELLA DI BENE NEI SENTIERI DEL MONDO
“Genera ciò che dici” è il tema educativo 2020-21 della Comunità di Villa San Francesco. “Bretella di bene nei sentieri del mondo” il sottotitolo. Il capitolo tre dell’enciclica titola “Pensare e generare un mondo aperto”. Ho sostato sulla parte che invita ad “Andare oltre un mondo di soci”. Ci lega il filo leggero e pesante della parabola del buon samaritano. I fatti narrati e le questioni relative sono ampiamente note. Mi interessa solo quel “nessuno”, magari quello di oggi. Papa Francesco si pone la domanda di “quale reazione potrebbe suscitare oggi questa narrazione, in un mondo dove compaiono continuamente, e crescono, gruppi sociali che si aggrappano a un’identità che li separa dagli altri.” Papa Francesco prosegue: “Così la parola – prossimo – perde ogni significato e acquista senso solamente la parola -socio-, colui che è associato per determinati interessi”.

BETLEMME È ALLE PORTE
Papa Francesco, per nulla affaticato, si ricorda di avere in tasca “il mattone del mondo”, donatogli il 17 ottobre 2018 in Piazza San Pietro dai giovani della Comunità: un singolare mattone realizzato con le terre provenienti da tutti i 199 Paesi del mondo e donato ai rappresentanti di ogni Paese, con l’impegno di farlo arrivare al cuore di tutti gli abitanti della terra.

Le terre, come le acque, i presepi, i crocifissi, accolgono tutti i giorni visitatori di ogni storia, età, colore della pelle e provenienza, assieme a impegnative storie incarnate e affidate nel simbolo al ferro e al legno, al Museo dei sogni, della memoria, della coscienza alla Cooperativa Sociale Arcobaleno ’86 a Feltre.

Spesso, qualche lacrima scende delicata sul viso di molti e finisce dritta dentro il palmo della mano. È acqua, magari provvidenziale peraltro. “Ho sete” recitò Gesù sulla croce. Quella sete che può prendere anche noi, magari in momenti impegnativi della nostra vita, e che va dissetata con i fratelli; ancora, con i fratelli tutti.

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