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Il Tasso

anima vitale di Menin

Il Tasso

anima vitale di Menin

La prima a chiudere fu la scuola, poi il negozietto del paese, infine il bar, ultimo a resistere, ma impotente contro un progresso che non fa “prigionieri”. Così Menin – come tanti altri piccoli borghi di montagna – è spogliato delle arterie vitali che ne hanno caratterizzato gli ultimi cento anni. Spogliato, ma non paralizzato!

Era il 2002, quando gli abitanti della frazione non accettarono che la vecchia scuola, seppur mal ridotta e pericolante, andasse regalata all’Ater, visto che l’asta di alienazione era andata deserta. Un classico colpo d’orgoglio. Partì un’iniziativa civica dal titolo “La scuola è di Menin e deve restare di Menin!” seguita da una raccolta di firme tra i paesani, che arrivò in pochi giorni sul tavolo del sindaco.

“Va bene”, fu l’esito. “La scuola resterà di Menin, ma dovete costituire un’associazione e in seguito una convenzione per assegnare l’edificio in usufrutto per 30 anni, purché venga ristrutturato a spese dell’associazione stessa!”.

IL TASSO
Detto fatto, si costituisce l’associazione “Il Tasso”, prendendo come nome e simbolo la pianta monumentale di tasso che è adiacente alla chiesa intitolata a San Biasi (si stima abbia oltre 450-500 anni di longevità).

LA SFIDA
Sfida accettata! In meno di otto anni la scuola era praticamente a posto! Un obiettivo che ha risvegliato l’orgoglio, l’affetto, il senso di appartenenza tra tutti gli abitanti di Menin e non solo. All’edificio hanno lavorato tutti, sabati, domeniche e giorni feriali. Qualche contributo esterno è arrivato specie per rifare il tetto (Regione Veneto) e cambiare i serramenti (Bim) o per comprare i materiali (Comune di Cesiomaggiore), ma la maggior parte delle risorse sono state generate dalle iniziative dell’associazione e dalla generosità dei paesani.
«Qui ci si trovava, anche in 20-30 persone a lavorare. Oltre che a condividere nel lavoro un obiettivo comune, quel periodo è stato davvero importante per la socializzazione tra le persone di Menin. Senza volerlo, abbiamo fatto le “prove generali” di aggregazione frazionale» commenta con soddisfazione il presidente Walter Zanella.
STARE ASSIEME
Conclusa l’opera, c’era da inventare come riempire questo grande contenitore che aveva due importanti spazi: il salone al piano strada e le cucine nel piano interrato oltre alla grande sala da pranzo. «Così ci siamo messi ad organizzare ogni sorta di attività, corsi, conferenze, incontri, per far arrivare la gente a beneficiare degli spazi realizzati, con particolare attenzione alla “donna”. Una delle prime iniziative fu il “Filò del lunedì” che ha ancora lo stesso scopo iniziale, quello di radunare le persone affinché possano uscire di casa per stare assieme a chiacchierare, cucire, ricamare, ecc.» Copiato poi anche da altri comitati limitrofi, far filò è un ottimo antidoto all’ipnosi della tv che blocca sul divano la gente specie in inverno. Filò non solo per “scambiar do ciacole”; dall’anno scorso sono stati promossi incontri con esperti in fisioterapia, ortopedia, profilassi, organizzati non come conferenze, ma su tematiche di interesse diffuso e comune.
Però sono i corsi di cucina che hanno avuto un grande successo, richiamando in questo bellissimo e accogliente luogo di aggregazione anche gente da fuori comune e provincia. «I corsi sono tenuti dallo chef Gianluigi Sandi docente dell’istituto alberghiero di Longarone e abbiamo avuto corsisti provenienti da Montebelluna, Valdobbiadene, Quero, Belluno, Feltre: in 10 anni, abbiamo fatto oltre 200 serate di corsi di cucina!».

FONTANA E POZZO
Non solo aggregazione: “Il Tasso” si interessa anche di realizzare importanti recuperi urbani nel paese, come l’antica fontana in pietra ritornata nel suo sito dopo la rimozione avvenuta negli anni 60 o del prossimo progetto di recupero di un antico pozzo all’interno di una corte privata.

MENIN OGGI
L’associazione e l’ex edificio scolastico sono diventati un imprescindibile punto di riferimento per le persone. «Alla festa del patrono San Biasi (3 febbraio) e alla festa del paese in luglio, qui ci sono oltre 50 persone del paese che lavorano; questo è un segno di forte attaccamento alla identità del paese e alle sue tradizioni, basta chiedere e tutti rispondono. Si sta assieme in armonia, anche lavorando» commenta orgoglioso Walter. «L’associazione è a disposizione delle persone che cercano compagnia, quindi di tutti coloro che sentono il desiderio di stare assieme; i giovani hanno meno bisogno di questo tipo di contenitori, però, oltre che ad avere una rappresentanza in consiglio, partecipano ed aiutano in ogni iniziativa». Sarà perché Menin è posta su una zona collinare affacciata al sole, sarà perché urbanisticamente è un borgo davvero bello, sarà perché l’associazione è un elemento fortemente aggregante, sarà perché i suoi abitanti sono accoglienti, fatto sta che negli ultimi anni giovani coppie hanno acquistato e ristrutturato case e deciso di abitare in questa ridente frazione di Menin!

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