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Il sogno di Janete

Il ritrovato legame con i Sartor di Anzù

Il sogno di Janete

Il ritrovato legame con i Sartor di Anzù

Janete ha 55 anni, è nata e vive in Brasile quando trova una lettera indirizzata a suo nonno Sartor Francesco. Viene dall’Italia, è stata spedita il 5 febbraio 1938 da Sartor Giovanni fu Gioacchino, comincia con “Carissimo zio” e viene da Anzù di Feltre.

Janete ricorda con emozione quanta nostalgia suo nonno sentiva dell’Italia, lei ha da sempre un grande sogno: trovare i parenti feltrini. Come fare? Decide di inviare una copia della lettera al parroco di Anzù: gli chiede di aiutarla: attenderà con ansia la risposta e gli manda indirizzo ed e-mail. Il parroco si ricorda che l’anno precedente è mancato Gioacchino Sartor, pensa che quella possa essere la famiglia giusta e va a trovare la vedova, Iolanda, che meravigliata dice di non avere mai sentito parlare di parenti emigrati in Brasile, ma informa i tre figli e i nipoti. Tutti sono sorpresi: il figlio Luciano si incarica di rispondere con una e-mail nella quale dice che faranno il possibile per ritrovare il suo antenato. Janete risponde con una e-mail contenente tutte le notizie che ha.

Il suo antenato si chiamava Sartor Vittore Antonio, il suo passaporto recava la data del 27 ottobre 1876, aveva lasciato l’Italia a 42 anni con i figli Marco di 10 e Giuseppina di 6 e con la seconda moglie, Maria. In Brasile nascono suo nonno Francesco e il fratello Giovanni. Lavoravano la terra nella linea Palmira in comune di Farroupilha nella regione del Rio Grande do Sul.

Silvia Bona, moglie di Luciano, è in grado di fare la ricerca storica: inizia dall’Archivio del Capitolo della cattedrale di Feltre, dai registri parrocchiali, partendo da suo suocero Sartor Gioacchino andando a ritroso seguendo la linea maschile. Con sorpresa scopre che la famiglia è originaria di Mugnai di Feltre. Trova l’atto di nascita di Vittore Antonio: la prima moglie è morta di parto e lui si è risposato poco tempo dopo. Nel documento è indicato il numero civico della sua casa: con i nuovi numeri civici la individua in un cortile nel centro di Mugnai.

Janete invia una copia del passaporto di Vittore Antonio Sartor. Di lui si sa molto: perché lasci la sua casa, il paese, i famigliari possiamo dedurlo dalle terribili condizioni di vita del tempo nel Feltrino, afflitto dalla pellagra e da epidemie del bestiame. Il Brasile era il miraggio prospettato dagli agenti dell’immigrazione, favorito dalla gratuità del costo del viaggio dal Governo del Brasile: in 600 feltrini partono da Genova in quell’ottobre del 1876.

Vittore, Maria, i figli arrivano sani e salvi nella terra promessa, che si rivela la foresta da disboscare tra mille pericoli e malattie. Con il suo indefesso lavoro la comunità italiana è fondamentale per lo sviluppo del paese, come testimoniato da una lettera di un figlio di Vittore del 1905, tanto che molti italiani ricoprono ai giorni nostri posti importanti nella società come il fratello di Janete, sindaco di un grande comune, e di suo figlio, avvocato del governo federale. Janete, Luciano e Silvia possono attraversare l’oceano, che un tempo separava per sempre chi partiva da chi restava, con Skype e vedersi.

Nell’agosto del 2011 Janete e il marito Vitor (anche lui è oriundo italiano, di un piccolo paese del bergamasco) arrivano in Italia: finalmente lei vede la terra dei suoi avi, conosce tutti i Sartor, parla a lungo con loro perché ha studiato l’italiano. Con Silvia e Luciano va a vedere la casa che Vittore Antonio ha lasciato con la famiglia in quel lontano ottobre avviandosi verso l’ignoto: si commuove e sente che lì sono le sue radici. Nell’abbracciare i Sartor prima di ripartire per il Brasile, dice che il desiderio di tutta la sua vita si è realizzato. Il sogno di Janete è diventato realtà!

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