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Il sogno americano di Chiara Isotton

Un successo internazionale per il soprano bellunese

Il sogno americano di Chiara Isotton

Un successo internazionale per il soprano bellunese

Il Metropolitan Opera House di New York è uno dei più ambiti teatri per gli artisti. Come per Chiara Isotton, che fin da piccola sognava di esibirsi proprio su quel palcoscenico anche se, a qual tempo, non si sarebbe mai immaginata che un giorno avrebbe davvero realizzato il suo sogno. E a soli 38 anni.

Tra ambientazioni d’epoca spettacolari (gli atti si svolgono nelle città di San Pietroburgo, Parigi e in Svizzera) e meravigliosi abiti, Chiara diventa per qualche ora Fedora, protagonista dell’omonima opera di Umberto Giordano, una principessa russa che nel tentativo di vendicare la morte del suo fidanzato combina una serie di guai le cui conseguenze la porteranno al suicidio proprio nel momento in cui verrà perdonata. Un ottimo lavoro di squadra tra orchestra, coro e attori, coordinati dal maestro Armiliato, hanno dato vita ad uno spettacolo che ha coinvolto per tutta la sua durata le oltre 4000 persone presenti tra il pubblico americano, regalando a Chiara l’energia che le ha permesso di ottere professionalmente un ruolo prestigioso, ma anche di divertirsi creando la musica più bella nonostante la tensione e la concentrazione che il suo personaggio protagonista richiedeva. Questo risultato fa seguito alla stagione alla Scala nel ruolo della Dama di “Lady Macbeth”, proseguito con la “Tosca” al “Massimo” di Palermo e il debutto come Elisabetta nel “Don Carlo” a Marsiglia.

Come ti sei avvicinata al canto?
«Ho iniziato in un coro di voci bianche, poi a 16 anni ho studiato canto lirico alla scuola “Miari” di Belluno».

Quando è iniziata l’avventura da professionista?
«In linea di massima si dice che, quando inizi ad essere pagata, inizia l’avventura da professionista. In realtà per me l’inizio del mio percorso da cantante professionista comincia dopo aver vinto il concorso di Spoleto, che ha dato l’avvio al debutto di un ruolo importante, dieci anni fa. Quindi sono dieci anni che sono in questa meravigliosa barca e veramente non potrei essere più contenta».

Un tempo che possiamo chiamare “gavetta”?
«A me piace pensare che la gavetta non sia finita e non finirà mai, credo che questo sia fondamentale per cercare di migliorarsi, sfidare i propri limiti e darsi degli obiettivi per non fermarsi».

Avevi messo in conto, durante gli studi, che, di lì a breve, avresti girato il mondo su palchi prestigiosi?
«No, non l’avevo messo in conto ma ci avevo sperato perché amo moltissimo viaggiare. Ho la fortuna di essere continuamente stimolata a conoscere nuovi paesi, nuove persone e anche realtà agli antipodi rispetto a quella da cui provengo o quella in cui ho vissuto finora, in cui ci sono modi estremamente vari di vivere tutto. È uno degli aspetti che amo di più del mio lavoro e lo trovo davvero arricchente».

Vi sono anche dei contro?
«È comunque pesante – inutile girarci intorno – essere, con due valigie in mano, sempre in viaggio, vivendo in case che non sono la tua. L’aspetto più pesante è rimanere lontana fisicamente dagli affetti e dalle persone più care, per fortuna ci sono questi fantastici mezzi di comunicazione che ci avvicinano. Io dico sempre volere è potere, quindi non è un oceano o un fuso orario che mi ostacola».

Com’è tornare a Belluno dopo questo viaggio importante?
«Tornare a Belluno è sempre una gioia enorme perché per me Belluno è casa. Credo che tutti noi siamo indissolubilmente legati al luogo dove nasciamo e anche il nostro carattere, le nostre attitudini e la nostra natura sono legate alle nostre origini. Nonostante sia spesso lontana mi sento una montanara e quando ho bisogno di allenare il fiato non c’è niente di meglio che tornare su e andare a fare un bel giro in montagna!».

Tra i futuri impegni in Italia e in giro per il mondo, la soprano bellunese riserva il desiderio di tornare al più presto in America per collaborare in altri spettacoli. Le auguriamo la più brillante carriera!

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