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Il social: l’assessorato ombra

Il confronto con il vicesindaco Martina Stach

Il social: l’assessorato ombra

Il confronto con il vicesindaco Martina Stach

L’amore per il suo territorio, e in particolare per i suoi abitanti, è certamente ciò che muove ogni giorno l’operato di Martina Stach, da poco vicesindaco di Cesiomaggiore (con turnazione già concordata verso metà mandato). È anche assessore al sociale, ruolo questo portato avanti già nel precedente mandato. Conosciamo più da vicino il suo impegno nell’amministrazione e le necessità del Comune.

Come è nato l’interesse per l’amministrazione?
«Il primo approccio risale al 2012, dieci anni fa, e in particolare si lega a un’esigenza che era propria della frazione dove vivo, Pullir. C’era una ferita aperta da sanare, che è quella dello stato di abbandono delle colonie dell’Ulss invendute dagli anni 80, che un tempo – nello specifico fino agli anni 70 – rappresentavano una risorsa per il paese, dando lavoro non solo agricolo. Per quanto riguarda il settore della psichiatria la struttura ospedaliera, tuttora esistente, impiegava infatti sia infermieri (donne e uomini in base al settore) che i cosiddetti “fattori”, cioè operatori sanitari maschi che portavano di fatto a lavorare nei campi questi ospiti anche andando in aiuto ai contadini locali. In questo modo si creavano legami sociali perché i pazienti diventavano persone del paese a tutti gli effetti. Mi hanno raccontato ad esempio che anche mio nonno ha avuto questo ruolo in quanto è stato sia infermiere che abitante nell’allora colonia 8».

Quando è cambiato il sistema?
«Con la Legge Basaglia del 1978 che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Negli anni 80 l’Ulss vendette subito i terreni di proprietà, pianeggianti e al sole, ma riuscì a vendere solo una colonia di quelle in paese. Nel 2009 è stata chiusa l’ultima struttura e ne è rimasta oggi solo una che segue i pazienti più gravi. Ora le colonie sono vuote, oggetto di una manutenzione sommaria e purtroppo spesso soggette ad atti di vandalismo».

Da assessore al sociale è riuscita ad affrontare l’argomento?
«Ne abbiamo parlato spesso nei Piani di zona, confrontandoci con la struttura. Poi nel 2017 con la Giunta comunale è nata l’idea della fattoria sociale in cui impiegare anche persone con difficoltà fisiche e psicologiche. Prima ci siamo scontrati purtroppo con la pandemia, che ha dirottato alcuni potenziali fondi verso altre necessità, ma ora abbiamo chiesto l’accesso al fondo per i comuni di area vasta. Si tratta di 1.400.000 euro, che non significheranno certo la riqualificazione di tutte le strutture ma è un inizio. Ora il progetto è a Trento in fase di approvazione e contiamo di dare il via a tavole rotonde con portatori di interesse e una co-progettazione che unisca pubblico e privato».

Non basti la pandemia, è arrivata l’emergenza Ucraina anche sul vostro territorio. Come l’avete affrontata?
«Coinvolgendo tutte le associazioni di volontariato, abbiamo dato vita a un centro di scambio di vestiti, che si è rivelato utile per molte persone in fuga dalla guerra che, a inizio anno, era arrivate sul territorio comunale. Ci siamo anche attivati per dei corsi di italiano ma di fatto tutte le persone, che si erano iscritte, si sono spostate poco dopo in altre territori. È stato un impegno concreto, uno sforzo forse eccessivo dati i tempi di permanenza delle persone ucraine. Ora il Centro è comunque a disposizione dei cittadini locali. Ringrazio ancora tutti per l’impegno e la generosità».

Parlando del territorio comunale, è forte l’esigenza di intervento sul sociale?
«Molto e, stando ai voti ricevuti alle ultime elezioni, mi sento caricata di una responsabilità verso i cittadini di tutto il comune. Ci sono diversi casi particolari che richiedono coinvolgimento come persone, prima che come amministratori, per i quali non è sufficiente il solo intervento dell’assistente sociale e spesso dobbiamo intervenire per tamponare le emergenze. Seppure investendoci poche migliaia di euro, restano fondamentali progettualità per minori, come il dopo scuola per il sostegno nell’apprendimento e come il progetto “Famiglie in rete”, in accordo con l’Ulss, che prevede, con il coinvolgimento di volontari, aiuto nei compiti, trasporti nei luoghi dello sport, ecc.

È proprio vero che quello alle politiche sociali è un “assessorato ombra” come viene descritto, perché coperto da segreto professionale. Ma ripaga la soddisfazione di vedere anche piccoli risultati: ad esempio, per una bimba, un fatto apparentemente banale come il fare una torta con una figura femminile, pur non essendo quella materna, può fare la differenza».

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