La Chiesa parrocchiale di Vignui, risalente al XVI secolo, è un luogo di grande valore storico e artistico. Un tempo una delle sei cappelle curate della Pieve di Feltre, divenne parrocchia nel 1520. Arroccata sul colle di San Giorgio, oltre alla sua storia, custodisce un prezioso patrimonio artistico che merita una visita.
San Giorgio, patrono della chiesa, è una figura leggendaria il cui culto si è diffuso in tutto il mondo come simbolo di coraggio e fede. Cavaliere e megalomartire, protettore dei crociati. La leggenda lo vuole presente al fianco dei combattenti cristiani durante l’assedio di Antiochia nel 1098. La sua iconografia, con il drago sconfitto, rappresenta la vittoria sul male e la difesa dei deboli.
Nato in Cappadocia tra il 275 e il 280 d.C., fu soldato dell’imperatore Diocleziano, divenne guardia del corpo imperiale, dimostrando grande valore. Ma quando Diocleziano iniziò a perseguitare i cristiani, Giorgio si oppose all’editto, rinunciando ai suoi beni per aiutare i poveri e venne martirizzato nel 303. Le sue reliquie sono conservate a Lidda, in Israele.
San Giorgio è una figura complessa, a metà strada tra storia e leggenda, che ha ispirato e continua ad ispirare milioni di persone in tutto il mondo.
All’interno della chiesa di Vignui, tra pregevoli arredi sacri come il fonte battesimale in legno del 1780 e l’altare dedicato alla Madonna di Caravaggio, si cela un vero gioiello: una tela del ‘500, attribuita al pittore Andrea Nasone, noto anche come “Nasocchio” di Bassano. Questo artista, attivo nel Feltrino e non solo, attorno agli anni ’20 del ‘500, in un periodo di rinascita dopo le devastazioni causate dalle truppe di Massimiliano d’Austria, ci offre un’opera vivace e innovativa.
Il quadro è dominato dalla figura della Madonna, seduta su un trono marmoreo riccamente decorato, che presenta il Bambino ai santi e ai fedeli. Lo sfondo, curato nei minimi dettagli, riproduce il paesaggio feltrino, con i suoi corsi d’acqua, le colline, le montagne, i prati, le case, le chiese e un cielo in perenne movimento.
La Madonna, serena e composta, sembra quasi “svilita” dai colori scuri delle vesti, ma la sua figura centrale cattura lo sguardo. Il Bambino, solenne e consapevole, porta al collo e ai polsi dei coralli, simboli del sangue di Cristo, della sua passione, della sua incarnazione e della sua natura divina.
La scena si anima ai piedi del trono, con San Giorgio e San Martino che incarnano rispettivamente l’attacco (contro il drago) e la difesa (del povero). Gli stupendi cavalli, finemente bardati d’oro e di rosso, assecondano i movimenti dei cavalieri, esprimendo forza e determinazione. Mentre San Giorgio trafigge il drago in una scena di impetuosa energia, San Martino, con gesto più mite, divide il suo mantello per offrirlo al povero, equilibrando la scena e confermando il messaggio di carità e compassione.
La maestosità del quadro e dei suoi personaggi stride con la presenza del povero, della principessa e del drago. Il povero, inizialmente, sembra quasi svanire nella scena, stretto tra i cavalieri e la potenza emotiva dei cavalli, se non fosse per il rosso del mantello. Mentre, i colori dell’abito della principessa si fondono armoniosamente con quelli del drago, un drago magnifico, abbattuto ma non domato, ancora animato da uno spirito indomito. Per stile, composizione e dettagli, l’opera mostra caratteristiche riconducibili alla scuola pittorica sacra veneta del ‘500.