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Il Salone del Libro di Torino

visto con gli occhi della nostra corrispondente

Il Salone del Libro di Torino

visto con gli occhi della nostra corrispondente

Se il valore aggiunto della Biennale di Venezia è indubbiamente offrire ai visitatori l’opportunità di entrare all’arsenale, il Salone del libro di Torino non si può dire che sia da meno, permettendo di accedere allo storico edificio del Lingotto e quest’anno anche ad una delle spettacolari rampe elicoidali, progettate dall’ingegnere Giacomo Mattè-Trucco e costruite negli anni 20 alle estremità dei corpi delle officine, dove venivano assemblate le auto, permettendo poi a queste di accedere dal piano terra direttamente al tetto, dove era stata costruita una pista di collaudo: due rettilinei di oltre 400 metri di lunghezza collegati da due curve paraboliche studiate in modo da poter essere affrontate con una velocità fino a 90km/h.

In occasione della 35^ edizione, quest’anno il Salone del libro non solo ha organizzato alcuni eventi sulla futuristica Pista 500, divenuta giardino pensile, ma soprattutto ha permesso di raggiungerla, percorrendo a piedi una delle rampe per la felicità di tutti gli appassionati di ingegneria e architettura.

Dalla prima edizione del 1988 ad oggi le proposte editoriali sono sempre di altissimo livello, collocando il Salone tra gli eventi più importanti in ambito internazionale dedicati all’editoria.

“Attraverso lo specchio (e quel che Alice vi trovò)” è stato il tema dell’edizione di quest’anno. Un omaggio – come spiegato dagli organizzatori – all’universo geniale di Lewis Carroll, padre della sognatrice Alice, che invita i lettori e le lettrici a saltare dentro nuovi mondi, sempre attenti al presente, ma con la testa tra le pagine.

L’affluenza è stata a dir poco inaspettata, complice anche il meteo inclemente che sicuramente ha fatto preferire attività al chiuso ed ha portato tra gli stand ricchi di innumerevoli proposte anche chi probabilmente non avrebbe mai pensato di andarci; nota positiva è che comunque, a quanto pare, molti hanno scelto la cultura e non il centro commerciale.

Come sempre tantissimi gli espositori, tantissimi gli editori indipendenti con proposte di altissima qualità ed estremamente accattivanti e un ampio spazio dedicato all’editoria per giovani, ragazzi e bambini. Laboratori creativi dedicati interamente a quest’ultimi, un’esplosione di colore, di illustrazioni più simili ad opere d’arte che a semplici disegni, per il piacere degli occhi, ma anche dell’olfatto, perché i libri profumano non solo per la loro natura cartacea, ma anche perché a volte la narrazione che contengono o le loro immagini bene si sposano con fragranze con le quali volutamente vengono intrise le pagine. Un viaggio quindi per i sensi ed anche per le percezioni propriocettive, considerata l’abilità richiesta nel destreggiarsi lungo i corridoi, fagocitati da un flusso continuo di gente.

E poi ci sono le file chilometriche per far firmare i libri; la più lunga in assoluto probabilmente quella per raggiungere la splendida Kira Shell, che in modo molto ignorante io vengo a conoscere solo grazie a questo evento (Kira Shell, alias Valeria, regina del dark romance e caso editoriale alla stregua di Elsa Ferrante), che per la prima volta svela la sua identità proprio al Salone, tra ragazzine che piangono deluse quando capiscono di aver scelto la fila sbagliata (lo feci io con Zerocalcare, ma – giuro – non mi misi a piangere) mentre nel frattempo quella giusta si è allungata di svariate decine di metri. Importuno le più attente, che da ore non mollano la posizione e mi faccio spiegare perché il taglio davanti dei libri che portano è un insieme di lineette colorate alla stregua di un quadro di Giuseppe Pellizza da Volpedo (si ricordi “Il quarto stato”): mi dicono che sono linguette per contrassegnare le pagine con i passaggi piaciuti. Accidenti! Non si può dire che non li abbiano letti in modo veramente attento questi libri.

Il Salone è quindi un’esperienza culturale e antropologica che almeno una volta nella vita va fatta: molto faticosa, chiede costanza e dedizione, capacità di organizzarsi per non perdere tempo in file infinite per eventi ai quali non riuscirai mai ad entrare, ma va fatta lo stesso, perché l’aria che qui dentro si respira va sì alla mente passando però prima dritta attraverso il cuore.

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