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Il rosa bellunese

La storia dietro la maglia del Giro

Il rosa bellunese

La storia dietro la maglia del Giro

Forse non tutti sanno che il simbolo del Giro d’Italia, il prestigioso capo di abbigliamento che ogni ciclista vorrebbe indossare almeno una volta nella vita, è un prodotto d’eccellenza del Bellunese. La Maglia Rosa viene infatti disegnata e prodotta dalla Manifattura Valcismon, un’azienda nata nel 1946, inizialmente come filanda per la lana, oggi specializzata nella produzione di abbigliamento sportivo a livello mondiale, e nota in particolare per i marchi Sportful, Castelli e Karpos. Incontriamo Alessio Cremonese, amministratore delegato di MVC, nella storica sede di Fonzaso. Intorno a noi, appese al muro, le maglie autografate dai grandi campioni.

Quale legame c’è tra la vostra azienda e il ciclismo?
«Innanzitutto, un legame affettivo: il ciclismo è uno sport che appassiona, che insegna a vivere, i ciclisti sono persone votate al sacrificio. Quando gareggiano, per loro stare in gruppo è come far parte di una grande famiglia, indipendentemente dalla squadra di appartenenza. Come azienda, vestiamo due squadre World Tour, la Bora-Hansgrohe con il marchio Sportful e la Quickstep con il marchio Castelli. La dotazione di ogni ciclista comprende all’incirca trenta elementi che vengono indossati in base al tipo di gara e alle condizioni climatiche».

Parlando della Maglia Rosa, è uguale per tutti?
«No, esistono due modelli di Maglia Rosa, uno destinato alla vendita e uno utilizzato in gara. La versione da gara varia in base al ciclista e alla tappa da affrontare (cronometro, tappa di pianura o tappa di montagna) per garantire al leader della corsa le migliori condizioni per competere. Più che di maglia ormai si parla di body anche nelle tappe classiche. Ma se nelle gare contro il tempo l’indumento è praticamente cucito sul corpo, nelle altre è più morbido e dotato di tasche posteriori. Oltre a quella Rosa, forniamo le maglie a tutti i leader delle varie classifiche: azzurra per gli scalatori, bianca per i giovani, ciclamino per la classifica a punti».

Quanto lavoro c’è dietro?
«Dietro ad ogni capo c’è un’ampia fase di ricerca e nulla è lasciato al caso perché oggi sono i dettagli a fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Il nostro reparto Ricerca e Sviluppo è situato qui a Fonzaso. Per migliorare la performance lavoriamo intensamente sull’aerodinamica, con sedute in galleria del vento; noi ci appoggiamo a quella del Politecnico di Milano con il quale collaboriamo da anni. Per le tappe di montagna, invece, i fattori principali di cui teniamo conto sono leggerezza, traspirabilità e termicità. Ricerchiamo quindi materiali che favoriscano la traspirazione in fase di sforzo, ma che allo stesso tempo blocchino l’aria durante le discese. Un’attenzione particolare la riserviamo anche alle membrane per le mantelline».

Come nasce un capo MVC?
«Innanzitutto, viene stilisticamente ideato dal nostro designer, successivamente l’ufficio Prodotto decide quali materiali utilizzare. Vengono quindi confezionati i primi prototipi, poi testati in galleria del vento. Una volta considerati idonei, i capi passano alla produzione. Potrebbe volerci anche un anno prima di mettere sul mercato un modello e il processo di ricerca è continuo. Nel caso della Maglia Rosa, le qualità tecniche devono sposarsi con l’aspetto artistico della grafica. Ogni anno la Maglia Rosa richiama un tema speciale e l’edizione 2024, con partenza da Torino, sarà dedicata al ricordo della tragedia di Superga».

Il colore della Maglia Rosa è rimasto lo stesso nel corso degli anni?
«La Maglia Rosa deve il suo colore alla Gazzetta dello Sport, la testata giornalistica per eccellenza degli amanti del ciclismo. Tuttavia, negli anni il tono di rosa è cambiato diverse volte, passando dal rosa pallido al fucsia, fino ad arrivare quasi al violetto».

Cosa rappresenta la Maglia Rosa e cosa significa per voi esserne i produttori?
«La Maglia Rosa è un simbolo dal valore straordinario: non solo incarna l’essenza del Giro d’Italia e del ciclismo italiano nel mondo, ma è anche parte integrante della storia del marchio Castelli. Fino agli anni di Moser e Saronni, l’abbiamo sempre prodotta noi. Dopo un periodo di interruzione, recuperarla è stato per noi un obiettivo fondamentale. Ci siamo dedicati a questa missione con determinazione, e ora che l’abbiamo riportata a casa, intendiamo custodirla con cura».

Un pensierino anche alla Maglia Gialla?
«Ammetto che ci ho pensato, conosco molto bene anche il responsabile marketing del Tour de France, ma entrare lì è davvero difficile. Tuttavia, essere partner di RCS ci offre un’importante visibilità mediatica, poiché forniamo le maglie per tutte le manifestazioni da loro organizzate, come la Tirreno – Adriatico e la Milano – Sanremo, solo per citarne alcune, e da quest’anno anche il Giro Donne».

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Questo articolo sarà disponibile per la lettura online a partire da

31/05/2024

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