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Il Ponte delle Donne a Campedei

l'interessante ricerca di Monica Frapporti

Il Ponte delle Donne a Campedei

l'interessante ricerca di Monica Frapporti
Il Ponte delle Donne a Campedei

Di estremo interesse storico e geografico la pregevole ricerca di Monica Frapporti, pubblicata nel n. 344 dell’Archivio Storico Belluno Feltre Cadore anno LXXXI, a cui rimandiamo per una lettura approfondita dell’argomento, nella quale si descrive nascita e destino di un antico ponte di pietra, il cosiddetto “ponte delle donne”, ancor oggi esistente in località Campedei, sulla strada che dall’abitato di Sant’Antonio Tortal conduce al passo San Boldo. Il racconto muove dalla presentazione dei principali personaggi della storia, Caterino de Foro e Marte Scarpis, e dalle motivazioni che hanno portato alla costruzione dell’opera.

Il ponte delle donne
Il Ponte delle Donne a Campedei

ALLE ORIGINI DEL PONTE DELLE DONNE
Negli Statuti di Belluno del 1392, si legge che Caterino de Foro, avendo possedimenti a Sant’Antonio Tortal, era tenuto alla costruzione di un ponte sull’Ardo a beneficio di chiunque dovesse passare con carri o cavalli; tale obbligo prevedeva anche la manutenzione e valeva in perpetuo. In virtù del soddisfacimento di tale obbligo Caterino sarebbe stato sollevato dagli oneri fiscali sui suoi possedimenti nella Pieve di San Felice.

Il ponte delle donne
Il Ponte delle Donne a Campedei

Ma chi era costui? Caterino, vissuto negli anni centrali del Trecento, esercitava la professione di notaio e apparteneva a una nobile famiglia di Belluno, citata tra i componenti del Consiglio dei nobili nel 1423. Intorno alla metà del ‘400 si decise di migliorare la mulattiera di San Boldo, ma Venezia, per non danneggiare i passaggi e i dazi di Conegliano, Serravalle e Capo di Ponte (Ponte nelle Alpi), non autorizzò il progetto.

Il ponte delle donne
Il Ponte delle Donne a Campedei

Negli anni quaranta del ‘500 tale Marte Scarpis cercò di ottenere l’immunità dal pagamento delle tasse alla Comunità di Belluno, in merito ai suoi possedimenti a Sant’Antonio, rifacendosi a un antico privilegio di cui godeva Caterino. Inizialmente il podestà accettò la sua richiesta, ma pochi anni dopo i Dieci Savi del Senato Veneto annullarono ogni privilegio.

Il ponte delle donne
Il Ponte delle Donne a Campedei

Ma come si collegavano le due famiglie dei Foro e Scarpis? Sembra che uno Scarpis, Valerio, nel 1456, amministrasse i beni di una certa Florimonte della famiglia Foro, rimasta orfana, che entrò a far parte della famiglia, sposando proprio il figlio del vicario di Belluno, Valerio Scarpis. In un disegno raffigurante Sant’Antonio Tortal, conservato all’Archivio di Stato di Venezia e realizzato nel 1654, si riporta quello che viene chiamato il “Castello detto Trottal delli signori Scarpisi”. Dai rilievi degli ultimi decenni si è potuto individuare l’antico castello nell’edificio oggi occupato dal bar “Posta”: durante un sopralluogo in un passaggio sotterraneo poco distante, la Sovrintendenza ha confermato che si tratta di un muro altomedievale, forse dei resti di un’antica fortificazione.

Il ponte delle donne
Il Ponte delle Donne a Campedei

Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento la mulattiera di San Boldo era ancora una via non carreggiabile, che i viandanti potevano percorrere solo all’andata verso la pianura e con i carri vuoti; fu solo durante la prima guerra mondiale, nel 1918, che in cento giorni gli austriaci fecero realizzare la strada carreggiabile che attualmente percorriamo. Durante la costruzione, a Campedei, per superare la pendenza elevata, vennero costruiti ex novo due tornanti, costeggiando in lenta discesa il versante in sinistra orografica dell’Ardo. Nella stessa località fu riutilizzato, per motivi di tempo, un ponte preesistente (il ponte delle donne), ampliandone la larghezza e portandola alle misure attuali. La realizzazione iniziò nell’autunno del 1915.

L’importanza della strada e la presenza della profonda forra confermano la continuità di utilizzo del ponte a partire dal Trecento, fino ai giorni nostri: il manufatto antico risulta oggi esistente, nascosto e protetto dal nuovo ponte, attualmente utilizzato.

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