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Il poeta contadino Valerio Da Pos

un nuovo contributo critico e testi inediti

Il poeta contadino Valerio Da Pos

un nuovo contributo critico e testi inediti

A distanza di duecent’anni dalla morte, Valerio Da Pos (Carfon, 1740-1822), il “poeta contadino” della Valle del Biois, è stato oggetto di un nuovo studio sistematico dal titolo “Valerio Da Pos. Poeta contadino” a cura di Rosetta Girotto Cannarella ed edito da Nuovi Sentieri. Esso, attraverso l’analisi di documenti inediti, contribuisce a ricostruire con maggior esattezza la vicenda biografica di Da Pos, a caratterizzarne la complessa figura di uomo, a definirne la poetica, fatta di scelte personali da autodidatta, sempre a contatto con la cultura del tempo. Sulla base di un precedente lavoro di Luciana Girotto – che, per prima, ha raccolto un’ingente mole di testimonianze sulle vicende private e sulla formazione del poeta – sono stati analizzati e contestualizzati numerosi componimenti finora inediti, contenuti in manoscritti sia autografi che apografi, messi a disposizione dagli attuali possessori.

Le satire e i sonetti
Vengono prese in esame le satire politiche contro Napoleone e gli Austriaci, quelle religiose contro il clero, che non predicava più il messaggio evangelico, quelle civili, contro una società che non dava più valore agli ideali tradizionali, ma si lasciava travolgere dalle” dottrine” illuministe, provenienti d’oltralpe. Particolare attenzione risulta dedicata ai sonetti, forma metrica prediletta dal poeta: sonetti in lingua, molti strettamente autobiografici, altri dedicati ai più svariati temi del quotidiano; numerosi in dialetto volti a ritrarre, con un uno stile comico-realistico, la vita del piccolo ambiente paesano in cui il poeta si trova a vivere, dopo l’esperienza lavorativa a Venezia.

La definizione di “poeta contadino”
Da queste prime pagine emergono dati interessanti quali la spiegazione “scientifica” della definizione di Da Pos come “poeta contadino”, definizione prevalsa nel tempo su quella di villico, valligiano, montanaro, perché, oltre a riferirsi alla condizione sociale e alludere alla realistica concretezza dei contenuti della sua poesia, riconduce l’esperienza del poeta a quella della “poetessa giardiniera” Angela Veronese, che frequentava gli ambienti accademici veneziani, era amica del conte bellunese Pagani Cesa e condivideva con Da Pos ideali e aspirazioni.

La critica più recente mette infatti in evidenza il significato simbolico di questi due “miti”, che hanno una matrice comune nell’atmosfera culturale veneta, dove le idee illuministe circolano, ma non si affermano completamente, e l’Arcadia, alla quale i due poeti aderivano, non è solo una tardiva manifestazione di spiriti umanistici, ma un segno, un’anticipazione di tempi nuovi e un moderato avvio a un più democratico costume letterario. Il che significa riconoscere al poeta canalino un ruolo significativo nel panorama della nostra storia letteraria, in un momento in cui l’esercizio della scrittura cominciava a non essere più monopolio dei nobili o della classe borghese. Chiariti e ridimensionati dalla comparazione dei nuovi testi, risultano anche i due atteggiamenti, tradizionalmente noti e attribuiti, senza varianti o sfumature, al brutto carattere del poeta: l’anticlericalismo e la misoginia.

Altri contenuti
Il saggio è completato da una postfazione di Francesco Piero Franchi che approfondisce alcuni aspetti della formazione poetica di Da Pos sullo sfondo della più consolidata cultura veneta e fa chiarezza sulla questione riguardante la lingua da lui usata, dialetto compreso. Seguono la descrizione dei manoscritti inediti e la trascrizione di tutti i testi in essi contenuti, condotta secondo i criteri dell’ecdotica. Il volume, di oltre quattrocento pagine, è inoltre corredato da un ricco apparato iconografico che riproduce le copertine di libri dedicati a Da Pos, a partire dalla prima edizione veneziana del 1822.

Lo studio, impostato su analisi e confronto di più di 170 testi, rappresenta, come recita il titolo, un nuovo contributo critico all’opera di Da Pos, ma lungi dall’essere un traguardo raggiunto, dato il patrimonio di inediti portato in luce, resta un punto di partenza per ulteriori, auspicabili, percorsi all’interno della multiforme produzione di un poeta che, se non “ha fatto” la storia della nostra letteratura, appartiene di diritto alla storia della nostra cultura locale e nazionale.

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