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Il poeta bellunese Ugo Neri

"impagliatore di raggi di luna"

Il poeta bellunese Ugo Neri

"impagliatore di raggi di luna"

Il 5 ottobre 1993 Belluno perse la sua voce. Inconfondibile. Quella del cantore che aveva saputo continuare la tradizione di Alessandro De Luca e Giano Perale portandola anche sulla scena veneta dove imperavano il veneziano Giacomo Noventa e il veronese Berto Barbarani. Chi era Ugo Neri? Un bellunese doc dal passato di brillante attor giovane negli anni Cinquanta quando calcò le tavole del teatro cittadino sotto l’occhio bonario di Ruggero Giacomini, anima dell’indimenticabile Filodrammatica Bellunese. Lo stesso Giacomini lo definì impagliatore di raggi di luna e ne incoraggiò la vena poetica spingendolo a pubblicare Vutu far che, una raccolta di versi vernacoli destinata a non rimanere l’unica. Infatti con l’amico libraio ed editore Sandro Tarantola condivise altre fortunate avventure: Poesie vecchie e nuove (1970), Le oke de Nono Milio (1975), Al girabakin (1979), volumi nei quali si dispiega tutta la valentìa poetica di un autore carico d’amore per la propria terra. Vi appaiono personaggi, luoghi, situazioni e quant’altro fa sentire il nome di Belluno ai quattro venti, perché giustamente Neri non ebbe mai pudore di confessare il vincolo di appartenenza al piccolo grande mondo della Valbelluna.

Una rilettura di quelle poesie, oggi, può essere motivo di rinnovo, per ogni bellunese autentico, della propria alleanza spirituale col borgo natale, quando si riesca a penetrare l’intima essenza di quei versi accostandoli sia ai luoghi della memoria che a quelli della quotidianità. Ne fa velo, però, il volere a tutti i costi inquadrare Neri entro gli angusti confini di una certa agiografia che l’ha considerato solo poeta ilare e giocondo, il che, di per sé, è comunque una valutazione positiva.

Perché avviene ciò? Forse perché i trascorsi della goliardica Perussola non sono mai stati dimenticati, o fors’anche perché gran parte del suo pubblico gli chiedeva sempre a viva voce i versi di Lencio Mamante, La dieta, Europa unita, Piero l’anarchico, Palanca storica, Na bala sacrosanta, Al gal forzèl e via dicendo sulle corde di una satira sempre gustosa e trascinante. Magari nel bel mezzo di un concerto del suo amato Coro Minimo Bellunese col quale divise innumerevoli serate, ricche di calda amicizia con Edoardo Gàzzera ed i suoi coristi.

Sarebbe bene, però, leggere con attenzione componimenti come Le Volpere, Val Salatis, Mi son quel pupo, An pit, La ceséta de san Pelegrìn: vi troviamo poesia “alta” dove si contemperano i grandi valori della vita e dove aperto e sincero è l’amore per la famiglia, gli amici, la montagna. Quest’ultima vissuta con solarità e rispetto (vedi il volume dedicato alla Gusèla), o con viva partecipazione alle sue sorti (La segiovia), oppure con delicatezza di cuore (Ghe n’era na olta). Di quanto, ad esempio, il Nevegàl sia stato croce e delizia per il “montanaro” Neri, fanno fede i molti interventi sulla stampa locale ed in ogni altra occasione si parlasse dell’amato Colle.

Nel lontano 1993 si spense per sempre la sua calda voce, ma la tecnologia, per nostra fortuna, ce la può riproporre nelle audiocassette Filò de santa Luzia (Circolo ”Al Zenpedón”, 1982) e Ugo Neri-Poesie (Belumat editrice, 1990), entrambe oggi pressoché introvabili. Fortunato chi le possiede. Il riascoltare quella sua calda voce adesso ci mette un grande groppo in gola, ma ci conforta l’impressione di sentirla quasi pronunciare le parole consolatorie: «Vutu far ché…». Per poi scoppiare invece in una risata per il sonetto I rompi che in questa sofferta contemporaneità riscuoterebbe sempre grande successo!

L’anno prossimo Ugo Neri avrebbe compiuto 90 anni e nel 2023 ricorreranno i trent’anni dalla sua scomparsa: c’è tempo sufficiente per pensare ad adeguate commemorazioni attraverso la rilettura della sua opera poetica. È un dovere morale per Belluno e per i bellunesi da aggiungere a quanto sancì il Comune capoluogo che, con delibera del 14 gennaio 2010, gli intitolò il Largo che va dall’incrocio con via Mameli a quello con via Del Vesco nell’Oltrardo.

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