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Parto in casa, tra vantaggi, limiti e sicurezza

Il parto a domicilio offre comfort e assistenza personalizzata quando indicato

Parto in casa, tra vantaggi, limiti e sicurezza

Il parto a domicilio offre comfort e assistenza personalizzata quando indicato

Fino agli anni ’60 circa, partorire in casa era molto frequente. Oggi il parto in casa sta tornando a essere una possibilità anche per il Bellunese, ma rimane ancora un argomento di cui si parla poco. Approfondiamo quindi il tema con Giorgia Nadin di Fontanafredda, ostetrica da 13 anni e specializzata in questo ambito da 5 anni, con una media di 20 parti in casa all’anno tra Veneto e Friuli.

Quando abbiamo iniziato a partorire in ospedale e perché?

«Il parto in casa è sempre esistito, ma c’è stato un aumento solo negli ultimi anni grazie alla circolazione più veloce delle informazioni. Alcuni anni fa, invece, la visione della società portava a credere che chi scegliesse di partorire in casa fosse povero, mentre chi partoriva in ospedale era una persona di alto rango. Le donne avrebbero il diritto di conoscere i luoghi del parto: ospedale, case di maternità e domicilio. Molto spesso invece viene prospettata l’unica via dell’ospedale, che è giustificata per le gravidanze patologiche, ma non per quelle fisiologiche.

Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di partorire in casa?

«I vantaggi sicuramente sono maggiore intimità e comfort, in quanto utilizzi gli spazi della tua abitazione e puoi muoverti liberamente, non avere tempi stretti da rispettare e la presenza di ostetriche dedicate, a differenza dell’ospedale in cui possono essere presenti più persone da seguire in contemporanea.

Portiamo sempre con noi la piscina gonfiabile con acqua calda che aiuta moltissimo in fase di travaglio e mettiamo in atto una serie di pratiche come i massaggi, l’utilizzo di oli essenziali o di una fascia. Cerchiamo di esaudire i desideri della coppia e di dare un’assistenza il più possibile personalizzata, che non si focalizza solo sul parto, ma tiene in considerazione tutto il percorso, in modo da dare alla donna una continuità assistenziale. Infine, abbiamo alcune piccole accortezze (come i momenti pelle a pelle prolungati, l’attenzione all’avvio precoce dell’allattamento e il taglio del cordone ombelicale ritardato) che però sono alla base della salute del bambino, ma che spesso vengono trascurate in ospedale.

Uno svantaggio è non avere la possibilità di fare l’epidurale. Sicuramente non si può pensare di avere un’assistenza ospedaliera a casa perché il tipo di assistenza fornita è diversa, in quanto le gravidanze sono selezionate preventivamente. Il rischio zero, in ogni caso, non esiste neanche in ospedale, per cui è importante valutare personalmente quale rischio siamo disposti ad affrontare».

Quando si decide l’eventuale trasferimento in ospedale?

«Durante la visita iniziale si fa una prima anamnesi e si valuta se è possibile per la donna partorire in casa. Dalla 37esima settimana circa valutiamo se tutte le condizioni per poter partorire in casa sono ancora presenti. Infine, durante il travaglio, si monitorano ogni 20-30 minuti il battito del bambino e il posizionamento corretto. In caso sia necessario il trasferimento per la sicurezza della mamma e del bambino, viene avvisato l’ospedale più vicino o di riferimento della coppia e parliamo con il ginecologo o l’ostetrica di turno per spiegare la situazione. Seguiamo in ogni caso la coppia per poter chiedere l’accesso alla sala parto o, se non è possibile, restare in contatto telefonico in modo da avere una continuità assistenziale».

Miti e leggende da sfatare?

«Quando le persone sentono parlare di parto in casa, ci immaginano come le levatrici delle nostre nonne. In realtà noi siamo ostetriche laureate e ci aggiorniamo annualmente sulla gestione delle emergenze che possono accadere durante il parto. A differenza di quello che si crede, le donne che scelgono di partorire in casa eseguono numerosi esami del sangue ed ecografie; siamo dotate inoltre di strumentazioni, farmaci e una rete di collegamento possibile grazie ai cellulari».

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