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Il Paese dei Balocchi

In mostra le bambole della collezione di Lia dal 26 dicembre al 6 gennaio

Il Paese dei Balocchi

In mostra le bambole della collezione di Lia dal 26 dicembre al 6 gennaio

Ma come si passano le giornate nel Paese dei Balocchi? Si passano baloccandosi e divertendosi dalla mattina alla sera, caro il mio Pinocchio.

Per i bambini fino a non moltissimi anni fa i balocchi, cioè i giocattoli, erano in assoluto l’oggetto del desiderio più ambizioso. Riservati ai figli delle classi agiate, le bambole, i trenini, i teatrini dei burattini, i cavalli a dondolo erano capaci di far sentire i bimbi in un altrove magico e felice. Come Pinocchio, che dal Paese dei Balocchi si aspettava giochi, diletto e, naturalmente, niente scuola. Infatti Pinocchio, figlio di Geppetto falegname, i balocchi non li aveva mai visti da vicino e l’andare in un paese dove ce ne dovevano essere tantissimi era una tentazione talmente forte da non riuscire a resistere.

Oggi probabilmente questa magia non esiste più, e forse neanche tanto i giocattoli, sostituiti da giochi virtuali e oggetti elettronici. Per questo vien tenerezza e nostalgia a vedere i giocattoli di un tempo, sempre più rari e preziosi.

Ed è la possibilità di affacciarsi ad un piccolo spazio di storia che appartiene al vissuto di ognuno di noi che ci offre la mostra di bambole antiche della collezione di Lia Brustolon, allestita nel periodo natalizio presso il centro culturale di Santa Giustina dal curatore Stefano Cassol.

La collezione nasce negli anni dalla passione della signora Lia, zoldana e gelataia di professione, che, nelle vetrine e nei mercatini della Baviera all’inizio e poi in tutta la Germania, ha cercato con curiosità e passione le bambole antiche, passate di mano in mano dalle bambine di un tempo alle donne che non hanno mai dimenticato il loro essere state bambine.

Se lo ricorda bene la signora Lia, quando rammenta come pur avendo sempre amato le bambole da bimba abbia spesso dovuto rinunciarvi. Sono sempre state costose le “pope” come dice in dialetto zoldano, e in più fragili da maneggiare essendo fabbricate in delicata porcellana e vestite di stoffe preziose. Francesi e tedesche, provenienti dalle più celebri manifatture ottocentesche europee, con il loro sontuoso corredo di abiti e accessori, rappresentavano per la buona borghesia uno status symbol, al punto che le figlie venivano spesso fotografate con accanto la bambola.

Erano oggetti preziosi da maneggiare con cura, non giocattoli da usare in tranquillità. Con gli anni la collezione si è arricchita con le prestigiose acquisizioni dall’asta del Museo del Giocattolo di Rottemburg e dagli antiquari parigini, con l’aggiunta di abitini, pellicce, accessori in miniatura, addirittura Case di bambole perfettamente attrezzate di tradizione inglese (come non ricordare quella di Jane Banks in Mary Poppins?) e Puppenstube, piccoli ambienti arredati in miniatura tipiche della Germania.

Alle bambole il curatore della mostra Stefano Cassol (con il quale la signora Lia ha negli anni organizzato ben sei allestimenti diversi) ha aggiunto una serie di giocattoli d’epoca: camioncini in legno, burattini, orsacchiotti (giocattolo simbolo dell’infanzia anglosassone), cavallini a dondolo, mobili in miniatura e un teatro tradizionale di marionette siciliane, il teatro dei pupi, per riprendere una tradizione di gioco e di tempo libero di un’altra latitudine nello stesso periodo di tempo, fine Ottocento/inizio Novecento.

Ne viene fuori un armonioso ma singolare contrasto cromatico, con l’allegria e la sfacciata presenza del teatro (finemente decorato da Carlo Cassol su disegni originali) accanto all’alterigia e alla eleganza delle bambole di porcellana.

L’appuntamento dunque per ammirare questa prestigiosa esposizione, organizzata in collaborazione con il Comune di Santa Giustina, è presso il Centro Culturale di Santa Giustina in via Cal de Formiga dal 26 dicembre 2021 al 6 gennaio 2022, tutti i giorni dalle 15 alle 19; ingresso nel rispetto della normativa Covid vigente.

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