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Il nuovo Oratorio di Lentiai

luogo d’incontro per la comunità

Il nuovo Oratorio di Lentiai

luogo d’incontro per la comunità

“L’Oratorio di Lentiai è diventato un luogo privilegiato di incontro per tutta la comunità.”

Questa la riflessione, raccolta durante un dialogo con don Luca, parroco di Lentiai, nel corso di uno degli eventi di grande spessore sociale e culturale che si stanno susseguendo sempre più frequenti negli spazi del Nuovo Oratorio. La conversazione con don Luca si è svolta infatti durante la serata “L’epoca in cui sarò tollerante, ripensando a Mario”, dedicata a Pier Mario Vello, poeta e filosofo, tenutasi il 22 agosto.

L’Oratorio ieri e oggi
Il Nuovo Oratorio, frutto di una ristrutturazione del 2013, la cui copertura finanziaria è stata garantita principalmente da due lasciti alla parrocchia, nasce tra il 1924-28 come asilo infantile. Successivamente venne ampliato il lato nord e chiusa la loggia a sud, trasformandola in veranda. Ha continuato ad essere sede della scuola parrocchiale dell’infanzia fino all’inizio del nuovo millennio. La posizione strategica al centro del paese, la facile accessibilità, la vicinanza con l’ampio parcheggio del Campon rendono l’Oratorio la scelta più naturale per le occasioni di incontro della comunità, e non solo della parrocchia.

Sede di svariati appuntamenti
Nell’ultimo anno sono stati numerosi gli appuntamenti di carattere artistico organizzati in questa sede, tre mostre importanti e di successo dedicate rispettivamente a Luigi Cima (l’oratorio era una delle tre sedi espositive, quella dedicata alla figura dell’artista), Toni Piccolotto, Rita Pacini. Esposizioni che hanno richiamato un folto pubblico locale e anche da fuori provincia.

Ma anche concerti, il più recente è stato “L’opera da tre soldi” liberamente ispirato al lavoro di Bertold Brecht e Kurt Weil, parte della rassegna “Concerti nel borgo” organizzata dall’Amministrazione comunale di Borgo Valbelluna in collaborazione con la Corale Zumellese e il maestro Manolo Da Rold.

Ancora, altri appuntamenti culturali come la presentazione di libri: ricordiamo la serata del 27 luglio con “Café Royal” di Marco Balzano nell’ambito del concorso letterario “Trichiana Paese del libro” e la presentazione a cura dell’autrice Flavia Colle del libro “Lentiai andata e ritorno” che raccoglie interviste effettuate nel corso di 17 anni dall’autrice a un’ottantina di persone emigrate da Lentiai per ogni parte del mondo.

Cultura e non solo…
Una serata di forte valenza sociale, che poi – a causa delle centinaia di persone che vi hanno partecipato – si è dovuta spostare all’ultimo momento nella Chiesa Arcipretale, è stata la serata promossa da don Luca con un appello alla comunità per episodi di bullismo tra i giovani. La riflessione con don Luca continua. Gli chiediamo appunto: «Cosa fa del Nuovo Oratorio un luogo di incontro per la nostra comunità?».

«La sua centralità, la sua posizione strategica. Ho osservato che con il passare del tempo è frequentato, oltre che dai ragazzi che partecipano alle attività organizzate dalla parrocchia e al catechismo, anche da tanti adulti, richiamati dagli eventi proposti, ma anche per serate, incontri di gruppi e associazioni di volontariato, come l’Auser. Posso dire che il Nuovo Oratorio accoglie una trasversalità di età e di occasioni di incontro. In fondo credo che una delle sfide della Chiesa oggi sia proprio quella di ribaltare il ruolo un po’ passivo e chiuso ed uscire, come Papa Francesco ci esorta, incontro alle persone, per promuovere la loro crescita spirituale, sociale, culturale. La Chiesa ha come missione l’annuncio del Vangelo e il bene sociale e l’educazione al rispetto della bellezza del creato sono valori pregnanti.

Il Nuovo Oratorio mi sembra che stia diventando quasi un luogo identitario per la comunità: molti adulti ieri lo hanno frequentato come asilo, oggi vi tornano, con curiosità ed affetto e poco a poco vi ritrovano familiarità e relazioni. Riempie di gioia vedere la comunità riprendere questo spazio e viverlo con partecipazione».

Le parole di don Luca accendono nuove speranze per una comunità che, ci auguriamo, dopo un lungo periodo di chiusura e di impoverimento di occasioni di relazione dovuto anche alla pandemia, stia riscoprendo una socialità più umana e ricca.

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