La mucca Mora con una ghirlanda fiorita in testa campeggia al centro della scena: era stata premiata perché produceva molto latte ed è diventata il simbolo della vita contadina di un tempo nel quadro di Annamaria Da Rold, maestra elementare in pensione di Limana. L’immagine dipinta racchiude i ricordi d’infanzia che Annamaria ha voluto fissare, anche con le parole, in un bel libro dal titolo “Il Novecento vissuto nel Bellunese”, corredato da molte foto e da ricerche approfondite sulla storia locale del ventesimo secolo e sull’origine di attrezzi e oggetti di uso quotidiano.
Annamaria, perché hai voluto scrivere questo libro?
«Credo sia necessario dare dignità e valore alla memoria, soprattutto perché le nuove generazioni non hanno idea di come si viveva 50/60 anni fa. Noi vecchi però conserviamo ancora la memoria della ricchezza della vita nei campi, nei prati, nei ruscelli».
Nel libro ci sono i ricordi della tua infanzia.
«È vero. Il soggetto del libro è il Novecento; io sono una testimone inconsapevole. Mi piace immaginare la vita vissuta in quell’epoca come un albero con forti radici piantate nella terra bellunese che, all’improvviso, dopo due guerre mondiali, comincia a crescere allungando e moltiplicando i rami in modo straordinario, tanto da non riconoscerlo quasi più.
Da piccola abitavo in una casa in via Baorche a Limana e gli avvenimenti naturali si susseguivano e si ripetevano ogni stagione, ogni anno. I nostri giochi si svolgevano perlopiù all’aperto, lungo il torrente Sentida, dove ci divertivamo a saltare da una pietra all’altra. Oppure d’inverno quando scendevamo per la strada della Riva Scura tutta gelata con il ferrion, facendo le curve con l’ausilio di una lunga stanga. Si tornava a casa quando spuntava la luna tutti bagnati, allora mettevamo i piedi nel forno aperto per scaldarci. Eravamo bravissimi ad arrampicarci sugli alberi per cogliere la frutta, liberi come uccelli scorrazzavamo per i prati, esploravamo i boschi. Non avevamo né cellulare, né telefono, soltanto la voce per gridare o piangere!».
C’è un ricordo che vuoi raccontare?
«Penso ai giochi che facevo da bambina: ho imparato a giocare a carte per merito di Lisa Tacca che veniva la sera a casa mia e, dopo aver recitato il rosario con mio padre, giocava a briscola con me. Mi piaceva giocare con le bambole che solitamente erano di pezza o di gesso e si rompevano sempre.
Io sono stata fortunata perché ho ricevuto dalla zia d’America due bellissime bambole e un bambolotto che avevano la testa robusta, un corpo imbottito e gli arti ricoperti di gomma morbida color carne. Un lusso! Ricordo quando mio padre cercò un palo nel bosco per tirare i fili della corrente elettrica in casa. Cose inimmaginabili per i tempi di adesso!».
Oltre ai tuoi ricordi d’infanzia, ci sono interessanti informazioni sulla storia degli oggetti e sulle scoperte scientifiche del Novecento.
«Ho ritenuto importante uscire dalla mia soggettività per estendere la ricerca dal vicino al lontano. Parlando dei miei ricordi, ho avuto la curiosità di sapere l’origine di alcuni oggetti, oggi di uso comune, come il rubinetto, il frigorifero, il fornello a gas. Ho anche voluto scrivere degli effetti della trasformazione sociale da mondo agricolo a mondo industriale nel Bellunese e mi sono documentata. Ho desiderato far conoscere la storia di alcune invenzioni che hanno cambiato la nostra vita, come la radio, la televisione, la fotografia, il telefono».
Un libro completo, quindi, che si sfoglia con piacere e si legge con interesse perché, come dice Annamaria, «La Storia non si può comprare, quando è persa, è persa!».