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Il Narciso, principe bianco della Valbelluna

Narcissus poeticus

Il Narciso, principe bianco della Valbelluna

Narcissus poeticus

Molti si sono recati, nelle settimane scorse, al Col d’Artent di Lentiai per ammirare la meravigliosa fioritura dei narcisi di montagna. Un’esperienza di sostenibilità ambientale indispensabile per salvaguardare questa tipicità delle Prealpi Venete, che attira ogni anno migliaia di visitatori.

Quella di Narciso è fin dall’inizio una triste vicenda scaturita da una violenza ed un abuso. Liriope, una ninfa delle acque dolci, un giorno fu imbrigliata tra le onde del dio fluviale Cefiso, che la violentò; rimasta incinta, diede alla luce un bimbo bellissimo, che chiamò Narciso. Crebbe Narciso, splendido ed altero, consapevole della sua bellezza. Di lui si innamorò perdutamente anche Eco, bella e silente figlia di Aria e di Terra, che, rifiutata da Narciso, si consumò d’amore a tal punto da divenire sasso e di lei non rimase che la voce, unica sua parte ancora viva: l’eco. Ancora oggi, nelle giornate d’aria tersa, le pareti rocciose ci rimandano la sua voce al nostro richiamo.

Anche per Narciso giunse infine la punizione per la sua alterigia; un ennesimo amore respinto lo maledisse con queste parole: «Che possa anch’egli innamorarsi, ma non possedere chi ama». Nemesi, udita la maledizione, l’esaudì. Un giorno, chinatosi a bere ad una limpidissima fonte, intravide il riflesso di se stesso e se ne innamorò, ma, non potendo possedere che la propria immagine, travolto dall’amore, annegò nelle acque stesse che lo riflettevano.

Una triste storia per la povera Liriope, per Eco ed anche per lo stesso Narciso, vittima pure lui di un abuso e di un destino già segnato.

Il Narciso selvatico (Narcissus poeticus) ogni primavera ci racconta la sua triste e strana storia: è infatti una pianta della famiglia delle amarillidacee dal fiore bellissimo e profumato, estremamente velenosa, soprattutto nel bulbo simile ad una cipolla.

I bulbi infatti contengono Licorina: un alcaloide molto tossico che nell’uomo può provocare la morte in 24 ore. Nel suo etimo il Narciso condivide con “narcotico – narcotizzare” la radice greca “narkào” che significa “stordire”; il delicato ed intenso profumo del fiore, infatti, può causare un certo torpore e nella medicina popolare un tempo era uso fare, con i fiori, dei decotti fortemente sedativi ed antispasmodici.

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30/06/2024

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