Anni addietro un cittadino privato donò al comune di Belluno un fabbricato (stalla con fienile) che faceva parte del complesso “Gaggia Lante” con il lascito che questo spazio venisse utilizzato per un museo. Grazie all’impegno di Fioretto Bortot, questo desiderio si è potuto realizzare con la nascita nel 2008 del museo “Valentino Del Fabbro – rassegna di attrezzi e oggetti del passato”, riaperto al pubblico, dopo importanti lavori, una decina di anni fa, e ancora oggi molto frequentato.
Fioretto, classe 1940, seduto al tavolo della cucina pazientemente ci racconta quello che ha realizzato negli anni. Dal 1968, contestualmente all’inizio del suo lavoro come cuoco all’ospedale di Belluno, inizia la raccolta degli oggetti e degli attrezzi: è partito dalle aree di deposito di materiali ferrosi e di altre tipologie di rifiuti, che una volta venivano conferiti in apposite aree lungo le vie dei comuni, raccogliendoli prima che passasse il mezzo degli addetti a prelevare tutto. Tante persone, in seguito, hanno contribuito alla raccolta donando gli oggetti gratuitamente e molto è stato recuperato a seguito dell’abbandono delle campagne a favore di impieghi in città o in fabbrica. Gli oggetti venivano puliti, restaurati ed esposti da Fioretto nel tempo libero dal lavoro.
Gli impegni sicuramente non mancavano nella vita di Fioretto: oltre al lavoro, dedicava molto tempo anche al volontariato presso il circolo dell’ospedale e naturalmente alla famiglia, alla moglie Marinella e ai due figli.
Catalogazione e libro “Oggetti raccontati”
Su iniziativa di Daniela Perco, è stata realizzata anche una catalogazione dei circa 2500 oggetti grazie al lavoro di Jolanda Da Deppo ed Elisa Bellato, autrici del libro “Oggetti raccontati”, che illustra le sezioni del museo e riporta ricordi di chi, una volta, quegli oggetti li usava quotidianamente.
Il museo, intitolato a Valentino Del Fabbro, ex primario del reparto sanatoriale dell’ospedale di Belluno, è molto frequentato dalle scolaresche, da gruppi di persone interessate provenienti dalla provincia e da fuori, ma anche dall’estero tramite l’associazione Bellunesi nel mondo. «Il futuro del museo è in mano ai miei figli che decideranno cosa farne, nel frattempo mi auguro che anche l’amministrazione comunale si dia da fare per la sua salvaguardia» è il pensiero conclusivo di Fioretto.