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Il Museo Partigiano

Valori tra passato e presente a Pian de le Femene

Il Museo Partigiano

Valori tra passato e presente a Pian de le Femene

Pian de le Femene è l’altopiano che si estende a 1100 m. s.l.m. sul crinale fra il Comune di Limana e quello di Revine Lago. Una denominazione curiosa, che sembra derivi dall’abitudine delle donne che lì giungevano con la mussa (slitta) sulle spalle per portare da mangiare agli uomini e rientrare con la carbonella per il focolare domestico. Un luogo ricordato per il periodo della Resistenza (1943-1945), su cui non a caso sorge il Museo Partigiano dedicato ad Agostino Piol, medaglia d’oro al valor militare, nato a Limana nel 1924 e caduto a Rivoli (TO), durante uno scontro con le forze nazifasciste. All’esterno dell’edificio, il monumento partigiano, inaugurato nel 1982, che riporta la frase “dall’estremo sacrificio la libertà”.

Il periodo storico
Il Museo, nato dal desiderio dei partigiani della Brigata Tollot, è stato realizzato per ricordare i fatti accaduti durante il periodo della Resistenza. Proprio a Pian de le Femene si trova infatti una lapide che recita “Qui 2.9.1944 le brigate Mazzini Tollot si unirono per la lotta della Resistenza”. In particolare, tra il 30 agosto e il 2 settembre 1944, la dorsale prealpina Monte Cesen-Col Visentin venne circondata dalle forze nazifasciste, che costrinsero le Brigate partigiane della Mazzini, Tollot e Piave a salire sulle vette e a dividersi. Fu sul Pian delle Femene che le Brigate Tollot e Mazzini si unirono, proseguendo lungo le creste verso il Col Visentin e il Cansiglio, mentre la Brigata Piave, dopo aver protetto il transito della Mazzini sul Passo San Boldo, si sganciò verso il fondovalle passando indenne attraverso le maglie del rastrellamento nemico. I lavori di costruzione del Museo sono iniziati a partire dagli anni 90 per merito della collaborazione tra l’amministrazione comunale di Limana, l’Isbrec (Istituto Storico Bellunese della Resistenza e dell’Età Contemporanea) e delle Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Belluno e Treviso, in particolare le sezioni “la Spasema” di Belluno e “Nino Nannetti” di Vittorio Veneto. Grazie al lavoro di molti volontari, le opere principali sono terminate il 21 agosto 1994.

I materiali esposti
All’interno ci sono documenti, materiale fotografico di eventi e protagonisti e oggettistica che incrociano la storia dell’Italia dal 1935 al 1948, con una particolare attenzione agli episodi avvenuti nel bellunese. Tra le varie cose, spiccano la bandiera del Battaglione Settimo Alpini, un pezzo di tela di un paracadute degli alleati, le chiavi del carcere di Belluno trafugate durante l’operazione di salvataggio conosciuta come “la Beffa di Baldenich” e una radio trasmittente originale.

L’importanza della memoria
Il Museo intende essere un luogo in cui preservare la memoria di un periodo cruciale per l’Italia, che ha segnato il passaggio alla democrazia dopo un ventennio di regime fascista che aveva soppresso ogni libertà civile, introdotto leggi razziali e condotto il paese a una guerra sanguinosa. «Dimostrare ciò che è stato serve non solo a ricordarlo senza alcuna retorica ma anche come contrapposizione a estremismi nascenti» spiega Roberto Tacca, presidente della sezione Anpi “la Spasema”, sezione Sinistra Piave bellunese. «Certi valori non hanno confini spazio-temporali, come libertà, uguaglianza e democrazia sono concetti che vanno bene in qualsiasi luogo e periodo storico. Diritti che vanno riaffermati di giorno in giorno per non andare perduti e che la memoria ci consente di valorizzare».

Ma la Resistenza non toccò solo Pian de le Femene. Nei pascoli adiacenti a Malga Montegal avvennero un paio di lanci con il paracadute da parte degli alleati anglo-americani. Venivano scaricati preziosi bidoni contenenti vestiario, calzature, alimenti, sigarette e la grappa, importantissimo disinfettante. Anche la popolazione collaborava alla raccolta dei materiali, e in cambio recuperava la tela dei paracaduti per fare della biancheria.

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