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Il maestroLuigi Fant

e una sartoria in accademica evoluzione

Il maestroLuigi Fant

e una sartoria in accademica evoluzione

Ogni volta che si varca la porta della Premiata Sartoria Fant, si entra in un mondo di eleganza e buone maniere. Di momenti accuratamente conservati e custoditi, di ricordi e aneddoti lungo 88 anni raccontati con entusiasmo ed emozione. Ancora oggi il maestro Luigi Fant non smette di confezionare abiti minuziosamente rifiniti da mani d’oro, né di ricevere allori da aggiungere alla già ricchissima bacheca.

A metà ottobre, infatti, alla terza edizione della kermesse “Milano su Misura”, il sarto limanese si è classificato secondo al Trofeo Arbiter, che si rivolge in particolare alla sartoria maschile. «Un premio inaspettato, come i precedenti di “Milano su Misura”. Dopo il “Vita da Sarto” ricevuto a Roma, il massimo assegnato dall’Accademia Nazionale dei Sartori, non pensavo più di vincere altri premi». Stavolta non è un Premio alla Carriera, ma il riconoscimento per un capo originale, per l’interpretazione del tema “Un viaggio d’affari Milano – Dubai e ritorno in un abito. Eleganza, fra libertà e leggerezza”. «Ho pensato a un doppiopetto sciolto, con spacchi, ravvivato con una riga di gessato violetta abbinata con la cravatta». Un’interpretazione valsa la medaglia d’argento, accolta «con grande sorpresa».
Premi a parte, una carriera come quella del maestro Fant ha tanto da insegnare sull’evoluzione della sartoria artigianale. E da trasmettere ai giovani. La sua arte l’ha vista cambiare nei tessuti e nelle tecnologie da utilizzare. «Oggi ci sono tessuti più raffinati, fatti con telai nuovi. Perciò occorre anche che la mano del sarto sia più raffinata, e che la confezione sia curatissima». E i nuovi sarti come si approcciano a ciò? Fant vede tanti giovani appassionati, specie da metà Italia in giù. Però l’evoluzione dell’alta sartoria richiede una sempre maggiore raffinatezza, in controtendenza con l’epoca di ristrettezze economiche e tempi veloci che viviamo.

Ai nostri giorni è quindi più difficile riuscire bene nel mestiere di sarto. Ma, parlando con una persona come Fant, non si può non concludere con una nota di speranza. Viene perciò da chiedergli: che strada deve prendere la sartoria per rimanere di moda? «A Roma fanno la scuola dell’Alta Sartoria. Certo, è costosa. Per noi, abitando in una città di provincia, è difficile mandare un ragazzo o una ragazza a Roma due giorni alla settimana: il corso, il viaggio, una notte o due d’albergo. La prospettiva c’è, perché l’ambizione dell’eleganza c’è. Anche nei giovani di 20-22 anni. Bisogna che siano, nella formazione, sostenuti economicamente dalla famiglia. Poi questo sforzo viene ripagato. Parlo per esperienza. Oggi conduco una vita decorosa, posso andare vestito in un certo modo».

Quale dunque la chiave? «Il giovane deve lusingarsi che può arrivare a tanto, dal lato professionale e da quello onorifico». Ci vuole la pazienza e l’ambizione di poter arrivare. A questo proposito, Fant ripesca dalla memoria un aneddoto: «Il vescovo Brollo mi diceva: “è santa ambizione la sua. Lo fa per fare vesti belle a noi”. Un po’ come all’ex tempore di scultura a Belluno l’ambizione è realizzare opere precise».

In queste parole c’è tutto l’entusiasmo che anche un giovane sarto deve avere. «Ci vogliono ambizione ed entusiasmo. È una passione bellissima, che quando riesci a far bene il tuo lavoro porta tante soddisfazioni. Ai giovani faccio tanti auguri: ci mettano tanta buona volontà e tanta umiltà».

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