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Il kaki e i suoi frutti

un dono divino!

Il kaki e i suoi frutti

un dono divino!

Il nome scientifico è Diospyros kaki, che deriva delle parole greche Diòs e pyròs, letteralmente “grano di Zeus” (dono divino), ma il suo nome comune ci è pervenuto dal Giappone dove è chiamato “kaki”. È originario della Cina, dove era coltivato più di 2000 anni e appartiene alla famiglia delle Ebenacee. Molto noto e coltivato in oriente, il kaki, che può raggiungere i 18 metri e vivere centinaia di anni, è considerato in Cina l’albero delle sette virtù; in Giappone è chiamato l’albero della pace, in quanto sembra che alcune piante siano sopravvissute alla bomba atomica di Nagasaki nell’agosto 1945.

Giunto in Europa nel 1700, importato direttamente dall’orto botanico di Calcutta per un’esposizione nel Regno Unito, si diffuse poi in tutto il vecchio continente giungendo in Italia intorno alla metà del 1800, nel giardino di Boboli a Firenze, e fu subito molto apprezzato per l’aspetto ornamentale della pianta quando coi suoi frutti allieta la vista nelle giornate tardoautunnali. La sua coltivazione a scopo alimentare è molto recente e si è sviluppata in Italia intorno ai primi del ‘900.

I cachi sono frutti molto nutrienti, consigliati soprattutto nella dieta dei bambini e degli sportivi per il loro alto contenuto di carboidrati, potassio e fosforo; sono inoltre ricchi di beta-carotene precursore della vitamina A, e contribuiscono all’azione antiossidante contro radicali liberi e malattie cardiovascolari.

Sono molto ricchi di tannini, per questo alla raccolta sono astringenti e “legano la bocca”, devono essere infatti lasciati ammezzire a temperatura ambiente in cassette ad unico strato finché non diventano morbidi al tatto; per velocizzare il processo si possono unire alcune mele o kiwi che, liberando etilene dalla buccia, ne facilitano la maturazione.

Esistono anche varietà con minor contenuto di tannini che si possono consumare alla raccolta: sono i cachi vaniglia ed i cachi mela (chiamati così per la forma simile a quella della mela). Nel nostro territorio è facile incontrare anche il Diospyros lotus, chiamato comunemente Isoere, che produce frutti della grandezza di una ciliegia e dall’aspetto simile a dei piccoli cachi dai quali, dopo adeguato ammezzimento, si può produrre una squisita confettura. I cachi in commercio sono senza semi perché la pianta riesce a fruttificare per partenocarpia cioè senza impollinazione.

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