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Il glaciologo Jacopo Gabrieli

un bellunese per salvare la memoria dei ghiacci

Il glaciologo Jacopo Gabrieli

un bellunese per salvare la memoria dei ghiacci

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otti ad ascoltare la tempesta, montando la guardia nell’attesa di qualcuno che, già lo sai, neanche stanotte passerà. Come il tenente Drogo, la piccola tenda cucina è la mia Fortezza Bastiani, in questo deserto di neve e ghiaccio. Decine di volte mi è sembrato di intravederne la sagoma tra le nebbie e i turbinii di neve ma no, l’orso non è mai arrivato. Stanchezza, noia, la moka borbottante, la voce dell’Artico, sussurrata, più spesso urlata. Quell’Artico che poi, improvvisamente, si fa silenzioso e ti svela il suo splendore, nella dolcezza dei suoi contorni e del suoi colori. E allora non esiste più freddo o stanchezza, ma solo la serenità di sentirsi, seppur minuscolo e perso in questa immensità, parte del tutto.» Isole Svalbard, aprile 2023

Parole di Jacopo Gabrieli, glaciologo bellunese; ha studiato chimica all’Università di Padova ottenendo un dottorato in Scienze Ambientali all’Università di Venezia e di Grenoble. Ricercatore presso l’Istituto di Scienze Polari al CNR, sede di Venezia, si occupa dello studio di archivi climatici, il che significa che da anni estrae “carote di ghiaccio” per conoscere il clima del passato e le archivia in una sorta di biblioteca che si trova vicino alla base italo-francese Concordia in Antartide.  Si tratta del progetto internazionale Ice memory di cui è attualmente responsabile della parte italiana, che, oltre ad essere un importante programma scientifico, è un grande laboratorio divulgativo.

Montanaro per lavoro e per passione, ha partecipato ad importanti progetti di ricerca sui ghiacciai alpini, in Groenlandia, in Antartide e, qualche mese fa, alle Isole Svalbard. Una delle più importanti campagne di perforazione per la raccolta di carote di ghiaccio sulle nostre Alpi ha avuto luogo nel 2021 sul colle Gnifetti, nel massiccio del monte Rosa. Sono state estratte carote, sezioni semicircolari di ghiaccio ricavate tramite carotaggio del ghiacciaio, con lo scopo di fornire utili indicazioni sul clima del passato, sulla composizione dell’aria, su avvenimenti, quali eruzioni vulcaniche o deposizioni di polveri sahariane.

Il gruppo di lavoro è riuscito ad arrivare a una profondità di oltre 80 metri e l’analisi di queste carote ha potuto constatare la presenza di sostanze legate alle diverse vicende del passato: tracce di plutonio derivate dagli esperimenti nucleari russi, americani e francesi degli anni ’60, la presenza del cesio proveniente dall’incidente di Cernobyl. Ma soprattutto raccontano, strato dopo strato, i cambiamenti avvenuti a causa dell’utilizzo di idrocarburi dell’epoca industriale e dell’aumento delle emissioni di gas serra causate dall’uomo.

Si tratta di un archivio unico e straordinario che va indietro nel tempo di più di 10.000 anni. La carota più importante è stata trasportata a valle in elicottero e quindi, per mezzo di un camion refrigerato ha raggiunto la base di Concordia a Dome C sul plateau antartico, in una caverna appositamente allestita, ad oltre 3200 metri di quota dove le temperature medie annuali si aggirano sui –50°. Si potrà conservare, quindi, la storia dei nostri ghiacciai alpini che, come purtroppo è previsto, spariranno quasi completamente entro il 2100.

Nel mese di aprile ha preso il via il progetto Sentinel sul ghiacciaio Holtedahlfonna, nell’arcipelago delle Svalbard, in Norvegia. Un gruppo internazionale di scienziati ha raggiunto un campo remoto a 1.100 metri di quota nell’Artico. L’obiettivo scientifico era raccogliere due carote di ghiaccio di 125 metri ciascuna per comprendere meglio il fenomeno della ‘amplificazione artica’ ovvero del fenomeno dovuto alla riduzione della copertura del ghiaccio marino che ha tra le sue conseguenze il riscaldamento dell’oceano. Questi effetti a catena hanno un impatto sul riscaldamento dell’Artico, anomalo rispetto alle medie globali. 

Jacopo Gabrieli, che di fronte agli straordinari paesaggi, ai colori e ai silenzi del Nord prova profonde emozioni, afferma: «I ghiacciai sono un patrimonio inestimabile sia dal punto di vista scientifico sia culturale, perché sono fondamentali per ricostruire la storia del clima ed è importante salvarli. Se perdiamo questi archivi di ghiaccio, perdiamo il nostro passato. È una corsa contro il tempo. L’unica cosa che possiamo fare per salvare questi giganti bianchi è agire sul clima, riuscire a intraprendere azioni concrete per limitare il nostro impatto sul sistema Terra.»

Non si tratta, quindi, solo di un valore scientifico, ma di un’esortazione ad adottare politiche per la sostenibilità e per il benessere dell’umanità.

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