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Il fascismo al potere anche a Sedico

100 anni fa

Il fascismo al potere anche a Sedico

100 anni fa

Ottobre 1922 la marcia su Roma
Dopo il fallimento dello sciopero proclamato il 31 luglio 1922 da partiti e sindacati di sinistra, i fascisti decisero che era giunto il momento della loro prova di forza: e fu la marcia su Roma, evento traumatico che cambiò l’Italia, segnando la fine di un epoca e l’inizio di un’altra. Terminava il biennio rosso (1921 – 1922) e cominciava, di fatto, il ventennio fascista (1922 – 1943).

La mobilitazione generale dei fascisti avvenne negli ultimi giorni di ottobre 1922 (con inizio dal giorno 26 anche se poi l’anniversario della marcia veniva celebrato il 28). Mentre migliaia di squadristi armati sommariamente convergevano su Roma, altri occupavano prefetture e stazioni ferroviarie. Il 27 ottobre si dimise il governo, mentre il re Vittorio Emanuele III si rifiutò di firmare la proclamazione dello stato d’assedio; decisione che, se evitò alle porte di Roma lo scontro tra i 28.000 soldati del Regio Esercito ben armati ed equipaggiati e 25.000 fascisti non in grado di reggere un eventuale confronto, determinò le sorti della Nazione, avendo il Sovrano consegnato su un piatto d’argento l’Italia al duce e ai suoi squadristi.

Il duce capo del governo
La vittoria per Mussolini fu totale: il 29 ottobre il re lo invitò a Roma per affidargli la guida del governo. I fascisti diventarono a questo punto, anche legalmente, padroni dell’Italia avendo il duce tenuto per sé, nel governo di coalizione formato il 30 ottobre, i ministeri dell’Interno e degli Esteri e affidato ai suoi fedelissimi la Giustizia e le Finanze, mentre gli altri dicasteri erano stati dati a popolari, liberali e indipendenti. Stando alle testimonianze raccolte, non risulta che camicie nere di Sedico avessero preso parte alla marcia su Roma: i partecipanti infatti si riconoscevano subito perché avevano un nastro rosso cucito in fondo alla manica della camicia nera.

Amministrazioni sciolte con la forza
Le conseguenze originate da quegli avvenimenti arrivarono subito: da quel momento l’arroganza e la prepotenza (unite alla spavalderia) dei fascisti bellunesi, compresi quelli nostrani, non conobbero più limiti. Nella notte tra sabato 4 e domenica 5 novembre 1922, gli squadristi affluirono a Belluno da ogni parte della provincia, occupando gli edifici pubblici (compreso il municipio) e costringendo la giunta comunale socialista a dimettersi. Lunedì e martedì mattina squadre di fascisti, in camion e col treno, si recarono in altri comuni della provincia, Sedico compreso, per costringere le amministrazioni socialiste a dimettersi.

Non sappiamo che cosa sia realmente accaduto, perché non ci sono cronache né testimonianze in merito. Di certo sappiamo che Mussolini, dopo quei fatti, inviò, con grande ipocrisia, ai prefetti una comunicazione che non accettassero scioglimenti, se imposti con le minacce e la forza, di amministrazioni comunali. A questo punto comunisti e socialisti nostrani, i più acerrimi oppositori del fascismo, fuggirono dal loro paese (più d’uno di Sedico e frazioni del comune), spesso di notte, salendo sul treno alla stazione di Belluno per essere meno notati, diretti verso la Francia, dov’era al potere un governo socialista, o verso località fuori provincia.

I fascisti al potere
anche a Sedico
Il 24 novembre 1922 Mussolini chiese ed ottenne a larghissima maggioranza dalla Camera i pieni poteri in materia economica e amministrativa per un anno (cioè fino al 31 dicembre 1923) con lo scopo, affermò, “di ristabilire l’ordine” in Italia.
Il sindaco di Sedico e l’amministrazione comunale da lui guidata restarono in carica sicuramente fin quasi alla fine di febbraio dell’anno successivo. Nei primi mesi del 1923 a Sedico cominciò la lenta fascistizzazione delle istituzioni democratiche. Infatti la giunta socialista, presieduta da Luigi Cavallini (sindaco), Giovanni Sponga (assessore anziano, vicesindaco) e dagli assessori Giuseppe De Biasio, Attilio Dal Pian e Bortolo Carlo Bortot, si riuniva per l’ultima volta il 19 febbraio, mentre avveniva in data 28 febbraio 1923 l’ultima seduta del Consiglio Comunale con Cavallini sindaco.
Non sappiamo né come fu sciolta questa amministrazione né quali pressioni subì il sindaco: i suoi figli, allora piccoli, ricordano che un giorno il padre tornò a casa (abitava ai Casoni) su un’auto piena di fascisti. Per amministrare il comune di Sedico venne allora nominato un commissario prefettizio: Silvio Giacomini di Landrìs, possidente e marito della contessa Anna Miari. Il primo verbale di deliberazioni da lui firmato reca la data del 17 marzo 1923.

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