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Il fascino dell’arte sacra

i gioielli del Museo Diocesano e non solo

Il fascino dell’arte sacra

i gioielli del Museo Diocesano e non solo

Chiunque sfogli anche frettolosamente un testo di storia dell’arte si accorge che la maggior parte delle opere presentate, dalle Piramidi al tempio greco, dai dipinti di Giotto, Masaccio, Michelangelo alle sculture di Bernini, sono di carattere sacro. Questo fenomeno riguarda anche il nostro territorio. Spesso quanti ci hanno preceduto hanno voluto riempiere le chiese di bellezza. In una vita che non di rado era difficile esse diventavano per loro un luogo di preghiera, ma anche una pausa di serenità e di elevazione dello spirito. Alcune di queste opere si trovano ora, per motivi di tutela e di fruizione pubblica, nel Museo Diocesano di Feltre, che nelle sue 25 sale ne ospita circa 250. Per una loro adeguata comprensione è indispensabile non fermarsi al pur importante aspetto stilistico e formale ma coglierne il messaggio, sia a livello iconografico, cioè di identificazione immediata ma soprattutto iconologico, di un approfondimento contenutistico, ricco quasi sempre di intenso spessore antropologico, legato all’esistenza umana con le sue gioie e dolori, fatiche e speranze, le sue domande sulla vita e sulla morte.

Per fare solo qualche esempio a Feltre si trova una delle sculture più riuscite non solo di Andrea Brustolon ma, secondo la studiosa e già Soprintendente alle Belle Arti di Venezia Anna Maria Spiazzi, del barocco europeo e cioè l’Assunta, la quale coinvolge lo spettatore nel suo vortice di elevazione al cielo, mentre è sospinta da angioletti straripanti di vitalità. Per non parlare della Madonna che appare a San Bruno di Sebastiano Ricci, il quale non ha solo il merito di aver fatto scoprire al Tiepolo la luminosità ma ci presenta una Madonna così vicina agli uomini da non avere nessun trono e che ha ai piedi addirittura l’infradito. Il Crocifisso del Terilli condivide la sofferenza umana come una Pietà che le è accanto.

Il Museo presenta esempi di devozione popolare, di ex- voto, ricchi di riconoscenza per grazie ottenute dai tanti scampati pericoli che sono sempre in agguato nella vita di ogni giorno.

L’arte moderna e contemporanea ha abbandonato il sacro? La domanda è legittima. A prima vista sembrerebbe di sì. In realtà basterebbe esaminare con attenzione anche gli ultimi decenni e si scoprirebbero delle autentiche sorprese con esempi di autori che si sono espressi con autentica arte sacra.

Per limitarci all’arte sacra contemporanea presente in Museo si potrebbe ricordare Augusto Murer con il suo Crocifisso intitolato I grandi silenzi, eseguito quando la malattia lo aveva già pesantemente colpito o Mimmo Paladino, con un’opera mista da lui donata e che sottolinea la dignità di ogni persona e i suoi valori universali e specifici, il rispetto dei quali produce armonia nel mondo. Tra i tanti autori che si sono dedicati in maniera eccelsa all’arte sacra ci sono Matisse, con la sua Cappella del Rosario di Vence, in Francia, Rothko, il quale nelle sue opere astratte evoca l’infinito, Andy Warhol, che si confronta con l’Ultima Cena di Leonardo, Arnaldo Pomodoro e Giuseppe Maraniello che per la Cattedrale americana di Milwaukee realizzano una Corona radiante, evocante la passione e la resurrezione di Cristo, Yves Klein, protagonista del nouveau rèalisme e della body art, il quale, devoto di Santa Rita, lascia a Cascia un ex-voto contenente il blu oltremare da lui brevettato e delle preghiere scritte di suo pugno, intrise di uno straordinario e intenso afflato mistico.

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