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Il Disegno Botanico Scientifico

Il Disegno Botanico Scientifico

Il disegno botanico scientifico, le cui origini risalgono all’antichità classica, viene ancora oggi considerato strumento di elezione ogni qualvolta ci si proponga di rappresentare, esemplificare e divulgare contenuti a tema botanico. Una tale autorevolezza deriva sia dal ruolo che l’illustrazione botanica ha storicamente ricoperto, sia dalle sue caratteristiche specifiche, dal metodo di lavoro e dagli scopi che essa si prefigge.

Molto più di un disegno
Un disegno botanico scientifico non è il ritratto di una pianta. Il suo scopo consiste nel rappresentare, per quanto possibile, la specie. Per avvicinarsi a questo obiettivo, rispettando criteri di veridicità e naturalismo, dovrà raffigurare un soggetto ideale, la cui immagine prescinda dalla variabilità e dagli accidenti individuali dei singoli campioni. In questi termini, il disegno botanico si propone come qualcosa di concettualmente diverso da una riproduzione fotografica o da un semplice “ritratto del vero”.

Il lavoro del disegnatore botanico si avvia con un’indagine bibliografica, in cui si analizzano le flore regionali e/o locali che descrivono la specie, raccogliendo documentazione sull’iconografia preesistente. Si procede poi, quando possibile, con un’indagine sul terreno che permette di osservare dal vero intere popolazioni di individui, cogliendone i limiti di variabilità. In questa fase, con l’ausilio di eventuali schizzi o fotografie di dettaglio – la fotografia può essere di valido aiuto, ma non può sostituire l’osservazione dal vero – si registrano sia i caratteri generali della specie (portamento, colore, texture, etc) sia i particolari da evidenziare nel disegno. Utile risulta anche l’analisi di campioni di erbario.

Si prosegue con la realizzazione di un bozzetto di studio della specie, che prelude al disegno definitivo. È questo il momento concettualmente più delicato: tutte le informazioni raccolte devono convergere in una sorta di rappresentazione teorica; pur senza perdere di vista verosimiglianza e naturalismo, si arriverà alla raffigurazione di un individuo ideale a cui potranno essere ricondotti tutti i singoli esemplari appartenenti alla specie descritta.

Cenni storici
La storia del disegno botanico, se si eccettuano alcuni frammenti di papiro del V secolo d.C., è ininterrottamente documentata a partire dal VI secolo. Di assoluto rilievo è il cosiddetto “Codex Vindobonensis” (512 d.C.), che contiene il più antico repertorio di immagini botaniche giunto fino a noi. Dall’opera si coglie l’intenzione di rappresentare i caratteri salienti di ogni pianta, delle sue parti e delle sue diverse fasi vegetative. In area latina spicca “Apuleio Platonico”, che tuttavia denuncia un evidente deterioramento della precedente pratica di osservazione delle piante dal vero, trasformando gradualmente le illustrazioni in semplici elementi decorativi. Solo nel XIII secolo apparirà il nuovo trattato di farmacopea “Tractatus de herbis”, con immagini che dimostrano una rinnovata attenzione alla natura. Anche in questo caso le copie successive ne modificano la funzione originale, trasformandole in prodotti di lusso.

Fra il XIV e il XV secolo si realizza un cambiamento irreversibile: le immagini diventano strettamente basate sull’osservazione dal vero. Il centro di produzione di questa nuova tradizione iconografica è l’ambiente padovano. L’opera capostipite è “Erbario Carrarese” (fine XIV-inizio XV secolo). Vari sono gli erbari veneti compilati in questo periodo, tra cui l’Erbario Bellunese, con i primi disegni documentati di piante alpine e il cosiddetto “Guarnerino” dal nome dell’autore che lo compilò a Feltre nel 1441.

Poi la spinta alla diffusione derivata dall’avvento della stampa: “De Historia Stirpium” di Fuchs (1542) propone le prime immagini moderne per impostazione e metodo di esecuzione. In quest’epoca il disegno botanico rappresenta anche immagini di piante del mondo nuovo o delle aree orientali fino ad allora sconosciute.

L’avvento di Linneo e del suo nuovo sistema di classificazione e denominazione delle specie (1753) avvia il disegno botanico verso la definitiva modernizzazione. La “raffigurazione della specie” e il “ritratto di pianta” si distinguono, assumendo ciascuna una propria autonomia, in un percorso parallelo che giunge fino ai giorni nostri.

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