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Il cuore che batte

riflessioni di uno scialpinista

Il cuore che batte

riflessioni di uno scialpinista
Il cuore che batte - scialpinista in scalata - Foto: Loris De Barba

“Sciare fuori pista non è un divertimento, è vita vissuta al massimo, in un lampo di realtà. Gli avvallamenti e le forme della terra automaticamente mostrano la via da seguire: esisterà una sola e perfetta linea per ognuno, così che tutti possano sciare insieme e volteggiare con gli altri e con la terra.”


(Dolores La Chapelle)

Rispetto ai ben famosi itinerari di scialpinismo, muoversi tra la neve sulle Dolomiti Bellunesi e sui rilievi della Val Belluna è un capitolo del tutto a parte, fatto il più delle volte da avvicinamenti a piedi e fatica, senza garanzie certe di successo e spesso senza compagni che condividano con te tutto ciò. Forse è proprio questo che si va a cercare: quell’Avventura speciale che allontana per una giornata un mondo fatto di ritmi assurdi, ritrovandosi nel silenzio totale dell’ambiente invernale, tra le valli più impervie, dove ad ogni sosta riesci perfino a sentire il tuo cuore che batte.

A volte l’attesa di scendere con gli sci da una cima solo pensata può durare anni, ma ne vale la pena: basta saper aspettare ed essere pronti a cogliere il giorno giusto. In questo modo si possono disegnare le curve sulla neve raggiungendo posti impensabili, dai nomi evocativi (Burèl, Scortegàde, Coràie, Stornade…). Cosa rimane di tutto questo a fine giornata? Gioie e paure, bellissimi ricordi che riempiono l’anima. Chi si appassiona allo scii tra queste montagne è improbabile che insegua la gloria ma semplicemente realizza il sogno di muoversi tra le montagne nel rispetto di se stessi e degli splendidi ambienti che ci circondano.

Nella neve intatta

Scivolare liberi sulla neve, in compagnia di pochi o di nessuno, è un’esperienza unica di grande impatto emotivo. “Bella è la traccia sulla neve soffice: solo altra neve la potrà coprire, ma intanto resterà nella solitudine a testimonianza d’un desiderio che è voluto andar lontano dalle solite strade…”, scriveva G. Mazzotti nel ‘31 nella sua arguta pubblicazione “La montagna presa in giro”.

Anche il grande alpinista e scrittore Ettore Castiglioni, riferimento storico per itinerari anche di scialpinismo nelle Dolomiti Bellunesi, nel ’42 si rivolge “… allo sciatore alpinista, che ama vagare tra i monti tracciando la propria pista nella neve intatta, che fa dello sci soprattutto uno strumento per avvicinarsi alla montagna anche d’inverno, che non si lascia distrarre, nell’ebrezza della scivolata, dal godimento ben più profondo dello spettacolo della Natura nelle sue più mirabili e gloriose manifestazioni”.

Con esplicito riferimento spirituale suona infine l’affermazione del sacerdote e alpinista don Claudio Sacco, il parroco di Mas-Peron morto nel 2009 per distacco di una valanga: “Il monte è parabola della vita. Il monte innevato è parabola del paradiso”.

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