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Il Coraggio di Mariam

per i diritti delle donne in Afghanistan

Il Coraggio di Mariam

per i diritti delle donne in Afghanistan
Il Coraggio di Mariam

Mariam Rawi, nome inventato per motivi di sicurezza, è una donna di 38 anni nata a Kabul, Afghanistan. La tragedia ha sempre accompagnato la sua vita a partire dall’uccisione di suo padre e di altri membri maschili della sua famiglia. Il suo unico sogno è offrire ai suoi due figli una vita sicura e protetta. È un’attivista di RAWA (Revolutionary Association Women Afghanistan), un’associazione che fin dai tempi della guerra tra l’Afghanistan e l’Unione Sovietica lotta per la democrazia e i diritti delle donne afghane.

Mariam ha raccontato la sua storia a Ponte nelle Alpi, durante un incontro organizzato dall’associazione Insieme si può. L’Afghanistan è il maggior produttore al mondo di oppio, si trova in una posizione politicamente strategica ed ha un sottosuolo ricco di risorse. Attualmente i livelli di povertà sono altissimi, l’insicurezza alimentare è diffusa e l’accesso all’acqua potabile e alle strutture igienico-sanitarie limitati.
È al secondo posto al mondo per la corruzione ed è il luogo più pericoloso per le donne: essere donna in Afghanistan oggi rappresenta un pericolo. Chi commette un’infrazione o sceglie di manifestare diventa vittima di torture, subisce violenze, rischia ogni giorno l’arresto.

Le donne arrestate per “corruzione morale” sono sottoposte a isolamento, pestaggi ed altre forme di tortura e sono detenute in condizioni inumane, in celle sovraffollate e con poco accesso al cibo, all’acqua e, nei mesi invernali, al riscaldamento. Le ragazze afghane che hanno più di 12 anni non possono più frequentare la scuola e quasi nessuna donna riesce ad accedere all’università. La libertà di riunione, di espressione, compresa quella della scelta dell’abbigliamento sono venute a mancare del tutto.
Le donne sentono di non avere libera scelta: una delle missioni di Rawa è proprio mostrare loro un altro modo di pensare. Mariam afferma: «Mi rendo conto che la mia vita sociale è stata così diversa da quella della maggioranza delle donne afghane. Alcune di loro non sono mai uscite di casa, altre portano i segni di violenze domestiche… e così via. Io invece ho potuto fare le mie scelte, ho potuto viaggiare, e tutto questo mi dà speranza e forza. Come madre, sogno una vita sicura per i miei figli. Ogni madre ha questo sogno: una vita sicura, prima ancora dell’educazione e della salute.»

L’associazione, che opera in clandestinità, ha aperto nove orfanotrofi in Pakistan e in Afghanistan e si prende cura di circa 400 bambini. Gli orfanotrofi hanno il compito non solo di fornire cibo, alloggio, vestiario e istruzione ai bambini, ma di aiutarli a crescere come membri attivi di una società civile. L’obiettivo di RAWA è quello di sostenere la prossima generazione di cittadini afgani che opererà per ricostruire la loro nazione devastata dalla guerra. Il quadro in cui sono gestiti gli orfanotrofi è il vivere nella pace, amore, tolleranza e armonia. Il principio di base è quello di rispettare gli altri indipendentemente dal sesso, lingua, religione, razza, colore. Inoltre RAWA ha aperto scuole clandestine a domicilio per bambine e bambini e corsi di alfabetizzazione per donne e ragazze analfabete.

Quella dell’Afghanistan è una crisi dimenticata che avrebbe bisogno della nostra attenzione costante, perché le donne non si arrendono, scendono in piazza e manifestano il loro dissenso rischiando la vita.

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