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Il contributo delle portine a La Stanga

come il carbone scendeva a valle

Il contributo delle portine a La Stanga

come il carbone scendeva a valle
La Stanga, inizi del '900

Circa a metà del Canale di Agordo, e precisamente a La Stanga in comune di Sedico, si trova uno storico albergo (oggi rinomato ristorante e B & B) che alla fine del 1862 esisteva già sia pur non ancora funzionante. A costruirlo era stato Andrea Segato, fratello minore del celebre Girolamo. Ne avviò l’attività, prima in affitto e poi acquistandolo nel 1893, Giuseppe Zanella, imprenditore impegnato in prima persona in molteplici iniziative. Nato ad Agordo nel 1836 e trasferitosi con la moglie e il figlio a La Stanga nel 1865, oltre all’albergo gestì pure il servizio di trasporto posta e passeggeri con carrozze e cavalli, la produzione di carbone sulle montagne retrostanti, una malga nella vicina Val Clusa, il podere con la grande casa colonica a Candaten (un tempo ospizio per i viandanti e oggi Stazione dei Carabinieri Forestali), l’escavazione della torba nei pressi di Sois e svariate altre attività.
La produzione di carbone
Soprattutto sulle montagne alle spalle dell’albergo, esperti carbonai, dopo aver tagliato le piante, soprattutto di faghèr (faggio), allestivano i poiàt, cumuli di forma conica con una base molto ampia alti circa 2-3 metri ottenuti sistemando in modo ordinato i pezzi di legna spaccata della misura opportuna. Ricoperto poi il poiàt di terriccio, polvere di carbone e fronde di abete per impermeabilizzarlo, si accendeva la legna che doveva bruciare, senza fare fiamme, per circa 8 giorni trasformandosi in carbone. Quello più pregiato era il cannello perché ottenuto da rami rimasti interi del diametro massimo, essendo cilindrici, di cm 10, mentre l’altro, detto spacco, ottenuto da legname spaccato per ridurne la grossezza, valeva meno.

Le portine
Al trasporto a valle lungo sentieri impervi, oltre a qualche uomo, provvidero anche alcune giovani portatrici di Fortogna (Longarone), dette le portine, delle quali sono rimaste nel nutrito archivio Zanella interessanti notizie riguardanti la loro attività specie nel 1899. Conosciamo il nominativo di alcune: Maria D’Incà, Augusta Sacchet, Maria De Valerio, Caterina (manca il cognome), Lucia Del Vesco e la “piccola” (così è scritto) Francesca De Nes. Benché giovani, erano sicuramente abituate alle fatiche, tanto da trasportare a valle in grandi gerle sacchi di carbone pesanti oltre 40 kg ciascuno.
Quell’anno vennero pagate £. 1 per ogni giornata di lavoro. Lucia Del Vesco trasportò a La Stanga sacchi di carbone per 118 giorni e ½, Maria D’Incà per 121 e ½ , Francesca De Nes per 117 e ½, Maria De Valerio per 119 e ½, Augusta Sacchet per 112 e ½. Alla sera dormivano nel tabià (fienile) della grande casa colonica di Candaten, di cui era proprietario il datore di lavoro Giuseppe Zanella. Il quale forniva loro i viveri occorrenti (farina da polenta, formaggio, ricotta, ecc.) annotandone il debito nel quaderno dei conti di ciascuna. Si racconta che durante la salita pontassero scarpét (ne cucissero le suole di pezza). Ci furono anche portatrici locali (da La Muda): le sorelle Brancaleone, Giovanna ed Emilia.
È probabile che quelle di Fortogna fossero reclutate e accompagnate da una specie di impresario, loro compaesano, in rapporto d’affari con Zanella. Da un quaderno, che riporta il numero dei sacchi col peso di ciascuno, veniamo a sapere che i portatori lavoravano in squadre; così c’erano la compagnia n° 4 – Maddalena, la compagnia n° 5 – da Fortogna, quella delle sorelle Brancaleone, quella di Andriollo Giuseppe e Brancaleone Carlo da La Muda. Ulteriori notizie si trovano nel libro La Stanga di Sedico di cui è autore lo scrivente.

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