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Il carnevale colora Palazzo Secco

Il museo permanente a Borgo Piave

Il carnevale colora Palazzo Secco

Il museo permanente a Borgo Piave

Poteva forse trovare luogo migliore la collezione del Carnevale di Gianni Secco, compianto ricercatore ed etnomusicologo, se non un meraviglioso palazzo quattrocentesco dal carattere tipicamente veneziano? È infatti a palazzo Secco che nell’ottobre scorso è stato inaugurato dall’associazione Borgo Piave ETC un museo allo scopo di preservare e valorizzare un patrimonio di grande valore culturale che, dopo una mostra itinerante, rischiava di rimanere chiuso in un magazzino.

Belluno diventa così punto d’incontro dei Carnevali delle vallate dolomitiche, tramandando tradizioni e conoscenze delle generazioni passate a quelle future, proprio come al tempo fece Gianni, affidandosi ai popoli delle valli per vestire i suoi manichini.

Un ponte non solo temporale ma anche geografico, come emerge dalle ricerche fatte da Secco, dove si è potuto constatare che le stesse maschere si ripetono in svariati luoghi d’Italia e del mondo. Per esempio i “Matazin” del Comelico Superiore si possono ritrovare nei musei dell’America centrale sotto il nome di “Los Matachines”. Altra somiglianza è quella delle tipiche pellicce dei “Ròllate” sappadini che ricordano quelle dei “Mamuthones” sardi o gli “Om Selvàrech” dell’Agordino, riscontrabili in Tirolo e Slovenia.

Dopo un lungo lavoro di restauro delle opera, grazie all’associazione Borgo Piave ETC, è stato quindi possibile esporne una parte a Palazzo Secco, mettendo così in luce contenitore e contenuto.
Ad oggi il museo ospita 14 manichini, una trentina di maschere di Beppino Lorenzet e Pietro De Martin e le meravigliose opere di Franco Fiabane, Claudio Nevyjel, Olga Riva Piller e Vicò Calabrò, i quali con i loro colori sgargianti vogliono riprendere la chiave di lettura del Carnevale per le comunità, ossia lo stacco dal freddo inverno per entrare nella stagione della primavera e del raccolto.

Inoltre Antonio Gheno, presidente dell’associazione, vista l’affluenza di visitatori non solo italiani, esprime la volontà di rendere l’esposizione ancora più dinamica e completa grazie all’ausilio di video-spiegazioni in varie lingue realizzati dallo stesso Gianni Secco.
Perciò se è vero che i poeti vedono lontano e non muoiono mai, per chiudere non resta che citare proprio una sua frase: «Andé a véder tosàt, svejeve, moveve! Verzeve al mondo!».

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