È il 29 ottobre 2018: una devastante tempesta, caratterizzata da piogge intense e violentissime raffiche di vento, ha investito vaste aree del Nord, radendo al suolo milioni di piante. Che cosa è rimasto dopo di allora? Come è cambiato il nostro paesaggio? Ne parlo con Pietro Lacasella, antropologo e scrittore, curatore del quotidiano on line “L’altra montagna”. Ha scritto insieme a Luigi Torreggiani, giornalista e dottore forestale, il libro “Sottocorteccia. Un viaggio tra i boschi che cambiano”, un diario di viaggio e insieme un saggio incentrato sul rapporto tra uomo e natura.
Protagonista del libro è il bostrico che ha punteggiato i nostri boschi di macchie color ruggine, perché un antropologo si interessa di questo piccolo insetto?
L’interesse è nato guardando dalla finestra della mia casa di Asiago. Il mio sguardo si è sempre allungato su vaste distese di abete rosso, una presenza costante che negli ultimi anni ha iniziato a mutare: prima sotto la falce di un vento impetuoso che ha mietuto migliaia di alberi, poi con un inaspettato cambio di tonalità. Ho capito che tutto ciò era strettamente connesso a fenomeni di carattere antropico dove l’uomo era sia vittima sia carnefice degli eventi.
In quale modo l’uomo ha influito sul disastro ambientale provocato da Vaia e perché è stato accompagnato dall’arrivo massiccio del bostrico?
I cambiamenti climatici creano le condizioni favorevoli per eventi estremi come Vaia e accelerano lo sviluppo del bostrico a causa della ridotta capacità di difesa degli alberi. L’insetto, che colpisce solo l’abete rosso, ha trovato milioni di alberi sradicati, morenti e carichi di sostanze attrattive. Inoltre pratiche di gestione forestale del passato hanno privilegiato, prevalentemente per ragioni economiche, la piantumazione di questa sola specie. La diversità della struttura forestale e la varietà della biodiversità garantiscono un equilibrio che non avviene negli ecosistemi semplificati.
La natura manomessa ci ha inviato un messaggio chiaro, riusciremo a coglierlo?
Eventi come Vaia dovrebbero servire da monito: servono risorse, strumenti normativi, confronto costante tra addetti ai lavori ed esperti di varie discipline, accompagnati da scelte politiche coraggiose e lungimiranti. Serve soprattutto avere una visione globale che metta in primo piano una transizione ecologica seria e non più prorogabile. Purtroppo la direzione attuale non lascia ben sperare. Ognuno di noi può comunque impegnarsi adottando modelli e comportamenti attenti e consapevoli. Piccoli passi che aiutano l’ambiente e migliorano la propria qualità di vita.
Nel libro citate più volte lo scrittore Mario Rigoni Stern, quanto conta la letteratura per la sensibilizzazione su temi importanti come la difesa dell’ambiente naturale?
La letteratura di qualità ha un ruolo importantissimo. Rigoni Stern aveva la capacità di raccontare l’ambiente riducendo la complessità del linguaggio scientifico senza banalizzarlo. Ci ha insegnato a entrare in contatto con il territorio in modo onesto, corretto, evitando descrizioni edulcorate e lontane dalla realtà. Un altro scrittore con la stessa capacità è il bellunese Matteo Melchiorre.
UN INSETTO UTILE MA…
Il bostrico, Ips typographus, è un insetto lungo 5 millimetri che scava un microscopico foro sotto la corteccia dell’abete rosso fino a raggiungere il cambio dove scorre la linfa. Queste piccole gallerie interrompono il flusso vitale tra chioma e radici provocando la morte dell’albero. È sempre esistito nei nostri boschi, elemento di un ecosistema naturale che ha l’utile compito di selezione: attacca gli abeti senza futuro lasciando spazio agli esemplari migliori. L’insetto si è diffuso enormemente nelle nostre zone dopo lo stress provocato dalla tempesta Vaia, che ha provocato lo schianto di oltre 15 milioni di alberi. La provincia di Belluno ha subito più dei due terzi dei danni a livello regionale.