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Il borgo di Triva

Crocevia strategico per qualche millennio

Il borgo di Triva

Crocevia strategico per qualche millennio

Triva può derivare il suo nome dal gotico triuggwa (luogo di sosta) oppure dal latino trivium (incrocio di tre strade), dato che proprio lì l’antica importante strada romana proveniente da Feltre e diretta a Belluno si intersecava con quella diretta alla vicina Barca di San Felice, antico passo fluviale (e per un certo periodo anche porto delle zattere). Scriveva l’archeologo Alessio De Bon che la indagò nel 1937: “Su un’altura il trivio era dominato da Castelletto”. Fino al tardo Medio Evo fu questa la strada principale da Feltre a Belluno. Ai tempi della mezzadria, c’erano tre colonie coi relativi fabbricati. Non a caso proprio a Triva i nobili Fulcis avevano una loro casa padronale con l’oratorio privato che poi sarà degli Zuppani. Nel 1726 Triva assieme a Pasa contava 117 abitanti.

L’ANTICO ORATORIO
Nel 1563 c’era già. Infatti nei libri aextimi della Repubblica di Venezia si parla di un terreno “a Triva drio la chiesa”. Nel verbale redatto per la visita del vescovo nel 1627 si trova scritto pure che la prima chiesetta-oratorio, trasformata in abitazione privata, conservava su una parete grandi immagini ancora decorose della Beata Maria, di San Bartolomeo (cui era dedicata) e di un altro santo. Dal un verbale di una successiva visita pastorale si apprende che un nuovo oratorio, dedicato invece a Santa Lucia, era stato costruito alcuni anni prima del 1613 dal canonico della cattedrale di Belluno Cesare Miari. L’attuale oratorio venne costruito ex novo nel 1723 dalla nobile famiglia Fulcis (c’è lo stemma posto a sinistra sopra la porta d’ingresso con la scritta erexit) che già vi provvedeva da anni e sicuramente era imparentata con gli eredi del canonico Cesare Miari. Passato successivamente in proprietà della famiglia Zuppani, residente nell’omonima villa di Pasa, l’oratorio fu restaurato nel 1893 a cura di monsignor Romano Zuppani canonico della cattedrale di Belluno (c’è lo stemma a destra sopra la porta con la scritta instauravit 1893). La contessa Zuppani donò nel 1995 alla Provincia assieme alla villa di Pasa anche l’oratorio di Triva che l’anno scorso vide la sistemazione del tetto.

UNA DIMORA PADRONALE
I nobili Fulcis (gli stessi del palazzo ora sede del museo civico di Belluno) avevano una loro dimora padronale, cinta da un muro con un arco di accesso, anche a Triva (è l’odierno fabbricato proprietà della famiglia Burigo che, per le sue caratteristiche architettoniche quattro-cinquecentesche, si stacca nettamente dagli altri della frazione sia per l’altezza che per il portico con archi). La data 1590, graffita sulla malta di una parete in soffitta, induce a pensare che ricordi l’anno di costruzione mentre un’altra (1792) può riferirsi a lavori di manutenzione o restauro. Sull’intonaco esterno della facciata principale si trova poi questa scritta: Li 2 ottobre 1862 Luigi Feraza di Col cascò dal coperto. Si tratta di un giovane da Col di Mel che all’epoca aveva 16 anni e probabilmente stava lavorando con un’impresa edile: riuscì a salvarsi, anzi visse fino a 80 anni. Durante la sua venuta a Sedico nel 1732, il vescovo si recò in visita di cortesia a Triva dal nobile Pietro Fulcis cavaliere dell’Ordine Gerosolimitano (ossia di Gerusalemme, meglio conosciuto come di Malta), titolo onorifico discendente da quelli religioso-militari crociati. Nel 1722 (o 1723) i Fulcis fecero realizzare dal valente pittore bellunese Antonio Lazzarini (1672-1732) per il loro oratorio di Triva una piccola pala d’altare con le figure (ispirate a quelle del grande pittore a lui contemporaneo Sebastiano Ricci) della Madonna col Bambino, Santa Lucia, Sant’Antonio Abate, San Carlo Borromeo e in primo piano un angioletto recante un drappo con lo stemma dei Fulcis (divenuti marchesi dal 1747 mentre prima si fregiavano del titolo di conti). Dal 1963 la pala, donata dagli ultimi Zuppani alla nostra parrocchia, si trova ora all’interno della chiesa di Sedico.

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