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Il borgo di Prapavei

conserva ancora l’aspetto rurale

Il borgo di Prapavei

conserva ancora l’aspetto rurale

Secondo gli esperti, il toponimo indica il Prato delle farfalle, dette nel dialetto antico per l’appunto paveie. Erano guai per i nostri antenati contadini se la farina conservata in casa faceva le paveie.

L’abitato
È uno dei pochi borghi rurali che si è mantenuto intatto sia per quanto concerne gli edifici sia per la loro disposizione. Sulla piazza, che possiamo considerare come una grande aia, si affacciano sia le abitazioni (ex case coloniche) sia i fabbricati rurali (ex stalle, tiede, talvà, ecc.) che la chiesetta, il tutto disposto secondo una tipologia e un modo di costruire razionali per l’attività agricola praticata dai residenti.

Gli abitanti
Fino a qualche decennio fa erano in gran parte agordini che avevano acquistato nel secolo scorso i terreni dai conti Miari, per secoli padroni di quella zona. Rispondono ai cognomi Ben, Bressan, Pescosta, Valt, ecc. Alcuni avevano lavorato duramente nelle miniere e negli altiforni degli Stati Uniti d’America proprio per raggranellare i soldi per l’acquisto del terreno e per costruirvi l’abitazione.

San Rocco
È il patrono di Prapavei che si festeggia il 16 agosto. La chiesetta, a lui dedicata, fu costruita nel 1855 su iniziativa di Bortolo Da Rold, colono mezzadro del conte Miari che concorse alle spese assieme all’altra famiglia di coloni ivi dimoranti, a ringraziamento del fatto che gli abitanti del piccolo borgo erano stati preservati quell’anno dal colera a differenza del 1836, quando il morbo imperversò nel territorio di Sedico. San Rocco da secoli viene invocato contro le pestilenze e le altre epidemie.

La sagra
Ormai da molti anni, in occasione della festa di San Rocco, viene organizzata una sagra molto apprezzata dai tanti frequentatori, parecchi dei quali villeggianti. In passato si svolgeva nel borgo all’interno della caratteristica piazza, ma poi fu spostata in uno spazio appositamente attrezzato (e provvisto anche di un fabbricato di servizio) all’esterno dell’abitato. A gestire la sagra è un folto gruppo di volontari riuniti nel Comitato Festeggiamenti San Rocco che, nel corso dell’anno, organizza anche altre manifestazioni.

I murales
Da alcuni decenni, in occasione della sagra, affermati artisti abbelliscono il borgo con murales che ricordano la vita di un tempo sia a Prapavei che nel vicino abitato di Boscon. Talora sottolineano l’attività di chi abitava quella casa o illustrano certi mestieri e attività del passato.

La latteria di Prapavei
Era turnaria (cioè a turno i contadini che conferivano il latte dovevano aiutare il casèr) e funzionò da circa il 1924-25 al 1955. Sappiamo che i casèr furono, prima, Cesare De Biasio e infine Gustìn Follador. Poiché il torrente Gresal non consentiva a quelli di Roe Basse di arrivare alla latteria di Prapavei, venne costruita in cemento armato una passerella, senza protezioni laterali, larga poco più di 1 metro. Tale manufatto fu chiamato dalla fantasia popolare al pont de la nida proprio perché consentiva a quelli di Roe Basse di approvvigionarsi della nida, un siero, dall’effetto anche purgante, residuato dalla lavorazione del burro. A dire il vero, per i contadini era però più interessante portarsi a casa lo scolo per allevare il maiale.

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31/07/2024

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