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Ignazio Chiarelli

Andove turchina passa la Piave

Ignazio Chiarelli

Andove turchina passa la Piave

Ignazio Chiarelli nacque a Mel il 7 febbraio 1888, in via Roma, nel palazzo di famiglia, dove tornerà sempre e dove passerà i suoi anni di maturità, fino alla morte. Oggi ci sono le camere dell’albergo Al Moro, l’abitazione e la farmacia del dottor Alfonso Sartori che aveva sposato Lucia Chiarelli, nipote di Ignazio. Isidoro Chiarelli e Teresa Frezza di Trichiana ebbero quattro figli maschi: Onorato che fu notaio, Francesco che divenne farmacista, Giuseppe che fu nominato monsignore e per ultimo Ignazio.

Conclusi gli studi liceali, il giovane Ignazio si iscrisse all’Università di Padova, laureandosi il 22 novembre del 1912 in giurisprudenza. Divenne poi avvocato. Nel 1915, seguendo i tempi, si arruolò come volontario e partì come fante verso il fronte. Nel 1916 durante la battaglia del “Passo della Zingarella”, in un corpo a corpo con un soldato di un’altra divisa, venne gravemente ferito ad una gamba. La ferita è grave e l’arto gli viene amputato: Ignazio è un ragazzo di ventotto anni. Al posto della gamba viene inserita una protesi di legno. Fu un evento molto grave che cambierà la sua vita. Dimostrò subito tuttavia di avere un carattere forte e di essere dotato di autorevolezza, cui unì sempre una grande capacità comunicativa e un incantevole eloquio.

La carriera
Divenne presidente dell’Opera Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra per il Triveneto e questo ruolo fu la partenza della sua carriera politica. Aderì all’Associazione Nazionalista Italiana (ANI) e nel 1923 confluì nel Partito Nazionale Fascista. Fu poi membro della nuova Camera dei Fasci e delle Corporazioni e presidente degli agricoltori nella corporazione dei Tessili Veneti.
Il 23 giugno del 1920 Ignazio Chiarelli si sposò con Domenica Franceschini di Treviso. Ebbero tre figli: Carla, Mario, che morì bambino, e Luciana. Nel 1923 si trasferì con la famiglia a Treviso e nel 1924 divenne deputato del Partito Fascista. Lo sarà fino al 1943. Fu anche presidente del Consorzio della Bonifica e Irrigazione della Vittoria nella Marca Trevigiana.
Fu nominato Podestà di Treviso dal 1930 al 1934. In questo periodo fece completare la realizzazione del cavalcavia della Stazione di Treviso e della Piazza della Vittoria con il monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale.
Dopo il crollo del fascismo nel 1943, in seguito al bombardamento della sua casa, lascia Treviso e si ritira momentaneamente a Castelfranco Veneto.
Dopo la guerra, per il suo passato fascista, fu processato e assolto.

Il legame con Mel
Nel 1947 si trasferì definitivamente a Mel, il paese del suo cuore! Cominciò a dilettarsi seguendo le sue passioni: leggere, comporre poesie, collezionare medaglie. Arrivò ad averne ottomila! Tre quarti del suo studio era tappezzato dai suoi medaglieri. Uomo molto affabile, colto ma semplice. Aveva uno sguardo penetrante e il pizzetto bianco. Gli piaceva scendere dal suo studio e recarsi all’albergo Speranza. Amava stare con la gente, conoscere i tipi umani, parlare e raccontare. Era molto arguto, ma mai sarcastico, sempre dotato di bonomia. Amò moltissimo la famiglia, che per lui era importantissima ed è uno dei temi più frequenti delle sue poesie. Così come amò Mel; si impegnò per la ristrutturazione del Tempio ai Caduti, per l’istituzione dell’asilo e per la creazione di un nuovo poligono di tiro a segno. Favorì l’allevamento bovino e lo sviluppo delle latterie sociali.

L’attività di poeta
Unì all’impegno, la passione per l’uomo e per le piccole cose e tutto questo sfociò nelle sue poesie i cui temi più frequenti si legano alla sua vita, alla giovinezza, agli amori, alla guerra, alla famiglia, ai nipoti, alla religione, alle piccole cose quotidiane. Sono poesie in dialetto bellunese e proprio per questo cariche di emozioni, sentimenti, ricordi palpitanti, vicine ai lettori, alla loro vita, al paese, alla gente che in quella parlata si trovava pienamente.

Tra il poeta e il lettore si stabilisce un dialogo, un colloquio, un’intima intesa! Un ricordo, un sentimento nostalgico, un sorriso accompagnano l’ascolto e la lettura delle sue numerose poesie. Qualche mese prima che la morte lo cogliesse, le sue poesie furono messe a disposizione del bollettino parrocchiale “La Squilla” affinché il ricavato venisse devoluto per l’erigenda casa di riposo di Mel. Venne così pubblicata la prima edizione del libro “Andove turchina passa la Piave”.

Ignazio Chiarelli morì a Mel all’età di 80 anni dopo molti mesi di sofferenza. Era il mattino della domenica 8 dicembre del 1968. Al suo funerale, celebrato il 10 dicembre, la chiesa non bastò a contenere le tante persone accorse a rendergli affettuoso omaggio.

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