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I volontari de “il Veses”

il volontariato si fa anche con la cultura

I volontari de “il Veses”

il volontariato si fa anche con la cultura

Nel numero dedicato ai mille volti del volontariato, come potevamo non parlare di noi? L’Associazione Culturale Veses è composta da numerosi volontari, che insieme ne formano le mani, la mente e soprattutto l’anima. È dalle idee e dalla curiosità delle persone che nascono le iniziative culturali, come il concorso letterario di cui potete leggere tra qualche pagina, e gli interventi sul territorio. Ma il frutto principale del lavoro associativo è ciò che tenete tra le mani ora, il mensile “Il Veses”. Ogni pagina è risultato della volontà e dell’entusiasmo dei collaboratori volontari che mese dopo mese si adoperano per dipingere la Valbelluna attraverso i loro occhi, chi scrivendo, chi fotografando. Conosciamone qualcuno!

«Mi chiamo Samuel Viel, ho 20 anni e abito a Sospirolo. Studio ingegneria industriale a Trieste e il mio hobby è la fotografia. Ho conosciuto il Veses un anno fa: cercavano nuovi collaboratori fotografi e ho colto la palla al balzo. Da quel momento, sono riuscito a collaborare attivamente quasi ogni mese. È una bella soddisfazione vedere le mie foto su una rivista di qualità, a cui prendono parte sia professionisti che amatori. Partecipare a un progetto creativo come questo, alimenta quel senso di appartenenza a un territorio che è speciale perché è il nostro, la Valbelluna.»

«Sono Lara Rossa, ho 50 anni e sono di Santa Giustina. Collaboro con il Veses da una decina d’anni e anch’io mi occupo di attività culturali. Mi piace l’idea di incontrare persone, soprattutto ragazzi giovani, e raccontare le loro esperienze. Mi interessano le storie belle, diverse. A volte, le nostre storie possono sembrare banali, ma non lo sono. Raccontandole si crea una rete di relazioni basate sulla normalità, una normalità che è coscienza collettiva. Il Veses diventa il luogo dove scrivere ciò che noi sentiamo, per renderci conto del valore che ha ognuno di noi, di quanto ciò arricchisce tutti, la nostra comunità.»

«Sono Giovanna Roncada, ho 55 anni e sono nata a Belluno. Ho vissuto e lavorato a Milano, fino a due anni fa, momento in cui sono tornata tra le mie montagne. Grazie al mio lavoro e alla mia formazione sono da sempre sensibile alla dimensione iconografica della comunicazione, fra cui la fotografia. Ho vissuto il mio territorio di origine da emigrata ristretta nella dimensione familiare, per cui quando mi sono trasferita ho trovato nel Veses l’opportunità di arricchire e rafforzare il legame con il territorio e la sua gente. A livello professionale, ciò mi consente di misurarmi con i miei limiti e le mie capacità, ma è anche un momento di confronto e riflessione con gli altri.»

«Mi chiamo Tommaso, ho 27 anni e sono residente a Pedavena dove svolgo, anche, la funzione di consigliere comunale. Per motivi di studio, vivo a Bologna da ormai 9 anni. Ho conosciuto il Veses nell’ottobre del 2015 e ho iniziato a collaborare per le neonate pagine di Padavena. Questo mi ha permesso, non solo, di perpetuare mensilmente un’altra mia passione, quella della scrittura, ma anche di continuare a mantenere un legame forte con la mia terra d’origine e garantire un aggiornamento informativo diverso e dinamico alla cittadinanza. È un’esperienza che consiglierei a chiunque abbia passione sia per quello che accade sul proprio territorio che sulla narrazione dello stesso.»

«Era l’agosto del 2021 quando sono stata contattata dal presidente del Veses per contribuire al numero dedicato a Limana, dove risiedo. Sono Daniela, ho 63 anni e faccio la maestra, da quel primo contatto è iniziata la mia avventura. Mi viene data la possibilità di esprimere il mio pensiero senza pregiudizi o preconcetti. Nel gruppo ho respirato l’aria stimolante di una comunità di autori provenienti da diversi percorsi culturali, ma uniti dalla stessa curiosità e dallo stesso interesse verso il territorio. In un’epoca in cui siamo travolti dalla molteplicità degli incontri e degli stimoli e dalla frenesia data dai ritmi che la vita ci impone, si avverte il bisogno di sentirsi parte di una realtà di relazione che ci appaghi e ci motivi.»

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