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I segreti delle piante

con Anacleto Boranga

I segreti delle piante

con Anacleto Boranga

La barba bianca c’è; il corpo magro e scattante, gli occhi vivi e la voce calda e suadente ci sono. Oggi incontro mago Merlino e le sue mille e mille storie sugli alberi, da sempre suoi amici, e sulle piante che gli svelano i loro segreti più arcani e curiosi. È di Anacleto Boranga che vi sto parlando, guida naturalistica ed ambientale, appassionato di flora, alberi, boschi ed erbe spontanee medicinali e commestibili. Autore del libro “Alberi monumentali della Provincia di Belluno”, si impegna da anni per la promozione, la conoscenza e la tutela naturalistica del nostro territorio. Molto apprezzate e partecipate sono le escursioni di CamminaNaturalmente che Anacleto conduce con competenza, parlando delle caratteristiche delle piante e raccontando miti, leggende, curiosità che le contraddistinguono.

Con Anacleto entriamo nel mondo delle streghe dove incontriamo l’aconito, conosciuto fin dall’antichità per la sua elevata velenosità che lo rendeva uno strumento utile per avvelenare e uccidere i nemici. Pianta appartenente alla famiglia delle Ranuncolacee, diffusa nelle zone montane delle Alpi, si contraddistingue per i suoi bei fiori blu a spiga e per la presenza dell’aconitina, estremamente pericolosa, considerata uno dei veleni più potenti che si conoscano al giorno d’oggi. Questa elegante pianta erbacea esprime l’ambivalenza propria di ogni organismo vivente riassumendo in sé bellezza e potere venefico. Detta anche erba delle streghe, perché, in giuste dosi, che solo loro sapevano calibrare, è allucinogena e fa compiere voli senza bisogno della scopa!

La ritroviamo nel mito di Ercole nel momento in cui si trova ad affrontare la dodicesima fatica. L’eroe è chiamato a consegnare Cerbero, il cane a tre teste guardiano del mondo degli inferi, ad Ade. Cerbero catturato dalle braccia possenti di Ercole si dibatte in rabbiose contorsioni e dalle orribili fauci fuoriesce una bava bianchiccia dalla quale spunteranno i germogli dell’aconito. L’aconito è menzionato, anche, nella poesia “Elegia del monte Spluga” di Giosuè Carducci che scrive: «aconito, perfido azzurro fiore, veste la grigia riva.»

La seconda pianta è l’erba degli alchimisti per eccellenza, l’alchemilla . Nel Medio Evo le si attribuivano dei poteri magici e taumaturgici. Il nome, infatti, deriva dalla parola araba alkemelyck, alchimia. Gli alchimisti impiegavano, nella ricerca della pietra filosofale, le stille d’acqua che si generano all’apice dei denti delle foglie per il fenomeno della guttazione che consiste nell’eliminazione di acqua in goccioline che si verifica quando la pianta traspira acqua in eccesso. È interessante sapere che esiste anche l’Alchemilla Lasenii, specie dedicata al florista, fitosociologo e geobotanico Cesare Lasen, feltrino.

L’ultima pianta di cui mi parla Anacleto è l’angelica, amica delle donne per le sue proprietà e perché si racconta che una donna indiziata di stregoneria veniva scagionata se nel suo orto se ne trovava un esemplare. L’angelica era conosciuta ed apprezzata ai tempi della peste: i gambi venivano masticati come prevenzione contro l’infezione e i semi e le radici bruciati per purificare l’aria. Si raccomandava, inoltre, di annusare la sua radice imbevuta di aceto per preservare dal contagio. La tradizione vuole che questo rimedio fosse stato suggerito dall’arcangelo Raffaele ad un monaco.

Tutte le piante racchiudono in sé un mondo ricco ed affascinante che può spaziare dalle funzioni medicinali a quelle magiche, dall’utilizzo in cucina alla presenza in arte e letteratura, dalla citazione di aneddoti e pratiche popolari al ruolo nella mitologia e nel valore simbolico in religioni come il Cristianesimo e il Buddismo. Ed anche questa volta Anacleto ha saputo catturarmi con i suoi racconti su un mondo che conosce bene e che sa rivelare in modo approfondito e curioso, con grande passione e trasporto.

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