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I seggiolai contha o careghete

un lavoro antico, parte della nostra storia

I seggiolai contha o careghete

un lavoro antico, parte della nostra storia

La professione di seggiolaio (“contha” nel gergo dei seggiolai o “caregheta”) è stata praticata da diverse generazioni di uomini della nostra provincia. Essi lavoravano nelle piazze dei paesi o direttamente dai contadini soprattutto in Emilia Romagna, Toscana, ma anche in Francia. Partivano a piedi o con la bicicletta, quasi sempre in coppia o in piccoli gruppi percorrendo strade sterrate, con gli attrezzi sulle spalle o caricati su un carretto. Proponevano le loro sedie alle chiese, alle osterie o alle famiglie. Il mestiere di “caregheta” non ha consentito a nessuno di arricchirsi veramente, ma la maggior parte di coloro che lo esercitavano riusciva a mantenere dignitosamente la famiglia. I “contha” provenivano quasi tutti dall’Agordino, dove la scarsità di risorse agricole e la crisi del settore minerario avevano reso necessaria l’emigrazione e la ricerca di attività alternative. Tra Ottocento e Novecento il mestiere divenne quasi un simbolo dell’Agordino.

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I seggiolai contha o careghete

Il lavoro
Il lavoro del seggiolaio iniziava con la scelta del legno più adatto, che veniva tagliato, levigato e lavorato preferibilmente quando era ancora verde. Successivamente gli artigiani preparavano le diverse parti della sedia come gambe, schienale e traverse che venivano assemblate con precisione per ottenere una struttura robusta. L’impagliatura era l’ultima fase e si eseguiva generalmente dopo cena. La paglia veniva immersa in acqua due tre ore prima in modo da ammorbidirla e poi intrecciata: questo lavoro richiedeva molta pazienza e abilità per creare un intreccio resistente e regolare.

Si sposta la materia prima
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Lo scapélament del contha
Come accadeva per molti mestieri ambulanti, anche i “contha” parlavano un gergo particolare detto “scapélament del contha”: si trattava di un linguaggio identitario che li distingueva e rafforzava il senso di appartenenza al gruppo. Alcuni affermano che si trattasse di un linguaggio segreto che permetteva di comunicare senza farsi capire dai clienti. Alcuni termini sono rimasti anche nel nostro dialetto, altri sono davvero per noi incomprensibili: “bolina” era la ragazza, “vae a sbaterla do” o “vae a trarla” significava “andare in bagno”, “Che tap girelo?”: “Che ore sono?”.
Il fatto di conoscere il significato delle parole gergali determinava l’ammissione di una persona nella cerchia dei “contha” e, generalmente, i giovani imparavano lo “scapélament” soltanto al momento di partire per l’apprendistato. A volte accadevano episodi esilaranti: un seggiolaio di Agordo, viaggiando in treno con un amico, si divertiva a descrivere un elegante signore seduto vicino a loro, apostrofandolo come “Chél gnìcro de chél sàepa” (Quel porco d’un individuo); l’uomo si stufò e reagì esclamando: “Vardé che l sàepa el ghe n tira iàvi” (guardate che vi capisco).

Al lavoro con mezzi ecologici
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I gabùri
L’apprendistato, che iniziava attorno ai dieci anni, richiedeva almeno tre anni di formazione. L’adulto, detto il “paron”, aveva il compito di insegnare il mestiere. Molti ragazzi venivano reclutati dai seggiolai dell’Agordino anche dalle nostre zone. Spesso un padrone prendeva con sé due o tre apprendisti di età e capacità differenti. Una volta arrivati nelle piazze, i più giovani giravano con una piccola sedia in mano a “sbatociar”, cioè a richiamare la gente per offrire il servizio del seggiolaio. La consuetudine di avviare così presto i ragazzi alla vita ambulante era legata alle difficili condizioni economiche dell’epoca.
All’inizio del Novecento la scuola era obbligatoria soltanto per tre anni, nelle case delle famiglie da mangiare ce n’era poco e partire come ambulanti era considerata una buona soluzione. I “gabùri” erano spesso eccitati all’idea di partire. La voglia di andare a fare il “contha” era accompagnata dalla curiosità e dal desiderio di avventura. Spesso la realtà si rivelava più dura delle aspettative e i nuovi “gabùri” sentivano la nostalgia di casa. Secondo la tradizione, durante il primo anno gli apprendisti non ricevevano compenso in denaro, ma venivano ricompensati con un vestito nuovo e talvolta anche con un paio di scarpe. Dopo un anno di fatica, il “gabùro” poteva almeno darsi qualche importanza grazie al vestiario tutto nuovo.

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Gli attrezzi
I “careghete” giravano con una specie di gerla detta “crath” sulla quale veniva posta la cassa con la “ferrazza”, gli strumenti del lavoro indispensabili. Sopra la cassa era collocata la “caora”, la morsa a piedi, indispensabile per realizzare le parti in legno della sedia. Gli strumenti da taglio di varie forme e grandezze erano prodotti da fabbri della zona, il più bravo dei quali era di Pattine. Le dimensioni e il peso erano ridotti al minimo, così da facilitarne il trasporto. Le seghe, di dimensioni abbastanza rilevanti, venivano portate sulla schiena, fissate alla gerla. La paglia, un’erba che cresce allo stato naturale nelle paludi del genere delle carici, veniva trasportata dai “careghete”, ma anche acquistata sul luogo. L’erba veniva raccolta, seccata, preparata in mazzi e venduta sui mercati agli impagliatori. Alcuni “careghete” percorrevano anche decine di chilometri per raggiungere i luoghi di vendita della paglia. Un seggiolaio esperto impiegava circa 40 minuti per portare a termine l’impagliatura di una sedia. C’è chi racconta che se il cliente fosse stato antipatico si sarebbe infilato di nascosto una lisca di pesce o un pezzo di lardo nell’impagliatura, cosicché i gatti, attratti dall’odore, avrebbero grattato e rovinato la sedia.

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I seggiolai contha o careghete

Giovani careghete
I seggiolai contha o careghete

Informazioni tratte da un’intervista della scrivente a un caregheta di Borgo Valbelluna e da “Seggiolai dell’Agordino” di Sandra Carmen Re (2001, Comunità montana Valbelluna). Immagini tratte dallo stesso volume.Esistono ancora i “caregheta” al giorno d’oggi?
I manufatti artigianali continuano ad essere molto apprezzati e richiesti, ma il mestiere è profondamente cambiato: le parti in legno delle sedie vengono realizzate con macchinari moderni e solo pochi giovani decidono di intraprendere questo

Il lavoro… in testa!
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mestiere.

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