800 038 499

Numero Verde gratuito

Email

info@ilveses.com

I racconti della Pieve castionese

Favole vere nate all’ombra del campanile

I racconti della Pieve castionese

Favole vere nate all’ombra del campanile

Adoro le favole anche oggi che bimba non sono più da un pezzo. Mi piace ascoltarle e raccontarle, mi dà gioia. Ricordo quelle della nonna Amelia, ‘l Mazucon, la capra Marianna, il lupo e la volpe. Ora si sono aggiunte quelle che Oris mi ha donato: «favole che sembrano storie vere, storie vere che sembrano favole», come scriveva Guareschi dipingendo i personaggi di don Camillo e Peppone così cari a chi, come me, vicino alla “bassa” ha vissuto a lungo. Sono episodi di vita reale, a volte divertenti a volte faticosi, che ci ricordano persone vere vissute “all’ombra del campanile” e che vorrei tanto non si disperdessero. Per questo ci piacerebbe che diventassero una piccolissima antologia da condividere con chi avrà voglia di sorridere e pensare insieme. “Rosina postina, ovvero le contastorie” è una di queste.

ROSINA POSTINA E LE “CONTASTORIE”

  • «Setu de chi ti, bela?»
  • «Mi son de ‘Mabile, de ‘Melia monega, de’ Rosina postina.»
    Ed è da lei, Rosina, che ho ereditato la passione per il “contar storie”. Rosina, al secolo Rosa Portieri era nata a Castoi il 23 settembre 1886. Il 19 gennaio 1905 aveva sposato Francesco Mezzavilla nato a Castion il 21 marzo 1880. Il 2 settembre del 1918, a 38 anni, Francesco morì di consunzione per la miseria che la grande guerra aveva lasciato in queste terre.

Rosa rimase vedova a poco più di 30 anni, con cinque figli cui provvedere, ma lei era una donna forte, dura e temprata dalla vita e, come tante altre donne di quel periodo, prese su di sé il ruolo di capofamiglia e continuò il lavoro del marito: il postino, anzi… la postina. Lavorava duramente per farsi carico della sua famiglia. ( da sinistra a destra dal basso in alto: Amelia, Romana, Bruno, Romilda, Nori, al centro Rosina Postina).

Da grande scoprii che, per consegnare la posta, aveva percorso a piedi una volta e mezzo il giro del mondo lungo l’equatore. Portava la posta nelle contrade del castionese “fin su a Vena d’oro”, chiedendo al “sior Conte Miari” se poteva passare sulle sue terre per abbreviare il percorso.

Non so quale fosse la sua paga ma, certo, bisognava arrotondare per sfamare tante bocche: per fortuna, Rosina sapeva leggere, scrivere e far di conto. Così, quando recapitava le lettere, le leggeva a chi non sapeva farlo e raccoglieva le risposte e le storie di chi non sapeva scrivere, da mandare ai familiari lontani. E la sera, a lume di candela, scriveva e restituiva ciò che di prezioso le era stato affidato mantenendo in vita rapporti messi a dura prova dalla lontananza.

Tutto ciò richiedeva impegno ma portava anche qualche dono di inestimabile valore per i suoi figli, frutto della riconoscenza per la sua disponibilità: «I me regalea doi ovi o an tochet de formaj, ‘na puina, an murelet e mi podee darghe da magnar ai me pupi.» Rosina non ha mai perduto il suo “dono” che è passato alle generazioni successive adattandosi al carattere di chi lo riceveva.

Sua figlia Amelia era la più incredibile incantatrice di grandi e piccini quando raccontava le tante favole che conosceva o inventava all’occorrenza. ( foto 3 da destra Lucia Trippa, nonna Amelia e nipoti). Amabile, sua nipote, più allegra e scanzonata, ci faceva ridere a crepapelle con le sue barzellette o con le scenette che imbastiva con i suoi fratelli. ( da sinistra Amabile, nonna Amelia e Franco Miotto, lo scalatore) Oggi mia sorella Francesca ed io accompagniamo a letto Lorenzo e Sofia e raccontiamo, raccontiamo finché non si addormentano tranquilli e… «noze nozete, Piero candelete e mi, che ere sot la tola i me ha tirà an os su la schena che l’è ncora qua che’l se remena.» ( da dx Rosina, la nipote Amabile, la figlia Amelia)

Galleria Immagini

Acegli l’area tematica che più ti interessa oppure clicca sulla casa per ritornare alla Pagina Principale del sito.