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I pozzi dei desideri

una singolare peculiarità di Mel

I pozzi dei desideri

una singolare peculiarità di Mel

Il Centro Storico di Mel, arroccato da sempre sulla sua luminosa collina, costituisce un caso veramente singolare nei confronti delle risorse idriche. Il grande castello fortificato, di cui si è persa la memoria, ha fatto posto ai numerosi splendidi palazzi nel periodo rinascimentale.

Dotati di ampi giardini, difesi da solidi portoni per difendere abitanti, derrate, animali, le ricche residenze erano dotate tutte di uno o più pozzi, alcuni profondi decine di metri, altri depositi per la raccolta delle acque piovane.

La sommità della collina è caratterizzata da una situazione geologica particolare. È evidente il grande salto di roccia a mezzodì sul quale sorgevano le poderose mura medievali, di cui è rimasta un’unica mirabile torretta. Solida roccia di uno strato che, degradando verso il Piave, è sormontato da un cospicuo deposito di terreno argilloso fluvio-glaciale, il resto dagli immensi depositi nell’intera vallata, ricordo delle importanti continue fasi di accumulo nelle fasi di disgelo delle varie glaciazioni.

Tale conformazione geologica consente il fenomeno di interessanti risalite di sorgenti, per la legge dei vasi comunicanti dal vicino versante delle Prealpi. Sono note su tutta l’ampia collina, dall’area della “jazzéra” ad est agli ampi terrazzamenti verso tramontana, le testimonianze di una fitta rete – sin dall’Età del Ferro 2.500 anni or sono – di canalette “a secco”, realizzate grazie alla notevole disponibilità di pietre squadrate in arenaria di tutte le dimensioni, reperibili nei vicini corsi d’acqua Puner e Ardo. I resti delle case dei primi abitanti erano tutte collegate da queste reminiscenze che destano oggi nel mondo scientifico grande interesse.

Proprio nell’area abitata dai Veneti Antichi è apparsa anni fa, in un nuovo cantiere edile, una curiosa cisterna defunzionalizzata, che si è dimostrata un pozzo. Il titolare ha messo a disposizione i luoghi consentendo di scavare ed individuare un pozzo del tempo degli antichi romani con all’interno splendidi vasi in ceramica, pesi da telaio stampigliati e monete: un vero e proprio pozzo sacro oggi visibile in piazza presso il Museo di Mel, al Palazzo delle Contesse. Interessante perché la stessa grande costruzione conserva mirabilmente sul muro della facciata un pozzo pubblico dotato di canalizzazioni sotterranee che qualcuno ricorda di aver percorso da piccolo tanti anni fa. Ma nella Cittadina ogni palazzo ha il suo pozzo e tutti dalle caratteristiche architettoniche uniche. Alcuni platealmente punto di aggregazione al centro dei giardini, altri a ridosso delle case, altri all’interno.

Interessante l’esempio del grande Palazzo Migliorini (proprietà del dott. Tonon) dove, oltre che sul cortile, mezzo pozzo si affaccia all’interno dell’ampia storica cucina (che ben si presta a romantiche serate di poesia, come quella realizzata con la presenza della nota scrittrice Milena Milani).

In un caso, a palazzo Fabbris, lo sprofondamento casuale, generato dallo scalpitar degli zoccoli di cavalli temporaneamente custoditi, di parte del pavimento di una loggia consentì di individuare uno dei pozzi più grandi e profondi. La ricerca in piazza, nell’ambito della pavimentazione, oltre all’identificazione della copertura del pozzo principale del centro storico, ne mise alla luce uno interrato all’uscita del portone carraio di Palazzo Fulcis-Guarnieri; questo a pochi metri dall’altro ben conservato all’interno della proprietà dove, nell’ampio giardino con logge e serra dipinta, vi è collocato il terzo.

Sotto la loggia del municipio vi era un pozzo pubblico, soppresso a seguito dei vari restauri del palazzo. All’interno delle stalle del ristorante “Al Cappello” vi è un altro ricordo di un pozzo interrato mentre, qualche muro più in là, nel fiorito giardino della farmacia, ne è visibile uno ben conservato. Quello all’interno del palazzo Francescon mostra ancora una “comoda” ruota in legno per attingere l’acqua.
Poco più in là una grande cisterna-pozzo in via Mazzini, all’uscita del “busighel”, costituiva una riserva idrica senza fine. Nei pressi della storica Officina-museo Lorenzet, in casa DaRù e tutt’attorno, nonostante ci si trovi nella parte più alta del centro, sono conservati pozzi funzionanti e ricordi sigillati da coperchi e grate, come nel caso di quello legato alla terribile vicenda di una bimba di due anni precipitatavi tragicamente. La conservazione dei pozzi vide negli anni Cinquanta, con la prima rete acquedottistica pubblica, un cambiamento radicale, ma nonostante questo, con rara sensibilità, gli abitanti di Mel hanno conservato tali monumenti che il visitatore moderno può ammirare e, gettandovi qualche monetina simbolica – perché no – manifestare qualche desiderio.

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